Il 19 novembre 1995, il giorno in cui il calcio scoprì Buffon

Nella nona giornata di Serie A si gioca Parma-Milan. L'allenatore dei ducali Nevio Scala è senza il portiere titolare, così decide di lanciare il ragazzo della Primavera.

610 condivisioni 0 commenti

di

Share

Sono trascorsi 8215 giorni da quel 19 novembre 1995, debutto in Serie A di Gianluigi Buffon. Sì, per ottomiladuecentoquindici volte la lancetta delle ore del suo orologio ha fatto due giri completi del quadrante. Così tanto è passato da quel momento in cui un giovane sbarbatello di belle speranze (di cui si parla un gran bene in prospettiva futura) fa il suo esordio tra i professionisti, in Serie A, con la maglia del Parma, nella nona giornata di campionato, in uno scontro tra prime in classifica.

Di fronte c’è il Milan di George Weah, di Roberto Baggio, di Zvonimir Boban, di Marco Simone. Insomma, non proprio un avversario da prendere sotto gamba, tanto per usare un eufemismo.

E a “complicare” (si fa per dire, visto ciò che ne è derivato) i piani del Parma di Nevio Scala, ci si mette anche l’emergenza portieri. Luca Bucci, il titolare (terzo portiere a Usa 94 dietro solo Pagliuca e Marchegiani), è infortunato. Il suo vice, Alessandro Nista, è disponibile, ma l’allenatore dei ducali decide di lanciare a sorpresa il giovane Gigi, il numero uno degli Juniores, parente alla lontana di Lorenzo Buffon, estremo difensore di Milan e Inter negli anni Cinquanta e Sessanta. Una scelta coraggiosa, ma in un certo senso dovuta.

Buffon e l'esordio del 19 novembre 1995

Nel corso degli allenamenti precedenti a quella partita, infatti, il ragazzino della Primavera impressiona tutti: “Hai visto anche tu quello che ho visto io? Non riesce a segnargli nessuno”, si dicono durante una seduta Nevio Scala ed Enzo Di Palma, il suo preparatore dei portieri. Buffon va così in campo, con il numero 12 sulle spalle di quella divisa apparentemente pesante per un giovane debuttante. Lui invece è leggerissimo, sfodera una prestazione impressionante, tanto da essere definito “splendido” dall’allenatore del Milan Fabio Capello.

È aggressivo, spregiudicato, attacca il pallone come se non avesse niente da perdere. Ed è decisivo. Le sue parate sugli attaccanti del Milan, in particolare su Weah, Baggio e Simone, con annesse esultanze da tifoso che diventeranno un suo marchio di fabbrica accompagnandolo nel corso di tutta la sua carriera, fanno sì che il Parma esca da quella partita con un 0-0. E lui da migliore in campo.

"Non abbiamo vinto solo perché in porta abbiamo trovato un Buffon”, commenta subito dopo la gara l’allenatore dei rossoneri Fabio Capello. Lui di talenti se ne intende tra l’altro, non ha potuto non capire di essere di fronte a un predestinato. Nelle partite successive continua a giocare lui, collezionando sei presenze consecutive, in cui il Parma subisce complessivamente 5 gol e perde in una sola occasione. Poi, al rientro di Bucci dall’infortunio, Gigi viene rispedito negli Juniores per continuare il suo percorso di crescita. Ci resta poco, ovviamente. Tutti hanno capito di essere di fronte a un fenomeno. Che dall’anno successivo, dopo le prime 7 partite in panchina, diventa titolare indiscusso. Quello che è ancora oggi, 17 maggio 2018, ottomiladuecentoquindici giorni dopo quel 19 novembre 1995. Nel momento in cui, forse, annuncia la fine della sua carriera.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.