Israele, il Beitar Jerusalem aggiunge Trump al proprio nome

Il club vuole ringraziare il presidente USA per il trasferimento dell'ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme e il riconoscimento della città santa come capitale d'Israele.

Donald Trump, presidente USA Getty Images

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Donald Trump nel nome di una squadra di calcio? Può succedere in Israele, dove il Beitar Jerusalem ha annunciato la propria intenzione di omaggiare il presidente degli Stati Uniti d'America rendendolo parte integrante della propria denominazione sociale. La ragione? La scelta di Trump di trasferire l'ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme, coincisa con il riconoscimento internazionale della città Santa come capitale d'Israele.

Uno dei club più vincenti del calcio d'Israele potrebbe quindi cambiare denominazione e assumerne una nuova, destinata a far discutere. L'annuncio è stato dato dalla stessa dirigenza del club, in una nota congiunta a firma del presidente e proprietario Eli Tabib e del manager esecutivo Eli Ohana. Da Beitar Jerusalem a Beitar Trump Jerusalem il passo è breve. Almeno così sembra nei piani della società di calcio, fondata nel 1936.

L'annuncio è stato dato in bello stile sui social, con un Trump sorridente inserito tra una bandiera israeliana ed una statunitense. Diffuso proprio nella giornata dell’inaugurazione ufficiale della nuova sede dell’ambasciata americana - e dei conseguenti scontri che hanno provocato 61 morti - una decisione che ha diviso l’intero mondo politico, l'evento ha avuto immediato eco. Le ragioni del cambio di nome del Beitar Jerusalem sono state esposte in una nota ufficiale:

Trump ha mostrato vero amore per il popolo israeliano ed ha tracciato la strada per altre nazioni, che ora stanno seguendo il suo esempio. Per questo motivo abbiamo deciso di aggiungere il suo nome a quello del club, cambiando nome in Beitar Trump Jerusalem: amiamo il Presidente, e torneremo a vincere.

Israele, il Beitar Jerusalem aggiunge Trump al proprio nome

Non solo sei campionati nazionali e sette coppe d'Israele: nella storia del Beitar Jerusalem c'è anche una tifoseria notoriamente estremista, con tratti razzisti incarnati dal gruppo ultras "La Familia" e una forte anima anti-araba e anti-palestinese, testimoniata anche dall'ostracismo al tesseramento di calciatori di religione musulmana. In tanti ricordano ancora quanto accaduto nel 2013, quando l'arrivo in rosa di due calciatori russo-ceceni, Dzhabrail Kadiyev e Zaur Sadayev, provocò la reazione violenta e armata della tifoseria. La marcata connotazione politica è nello spirito del club, fondato come espressione sportiva del Partito revisionista sionista.

La scelta presa dal Beitar Jerusalem è destinata a suscitare discussioni, anche al di fuori del mondo del calcio. La popolarità di Trump in Israele ha toccato picchi difficilmente immaginabili, e c'è anche chi vorrebbe dedicargli strade e parchi. Prima di poter parlare di Beitar Trump Jerusalem, però, occorrerà superare due passaggi fondamentali: ottenere l'ok dell’Ifa, la Federazione calcistica d’Israele, e soprattutto quello del 45esimo presidente degli Stati Uniti d'America. Che dal 2008 in Israele è un marchio registrato. Trump si opporrà o sarà felice di vedere il proprio nome in quello di una squadra di calcio?

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