15 maggio 1910: l'Italia gioca la prima partita della sua storia

Davanti a circa 4000 spettatori gli azzurri - che ancora non sono tali e indossano un'anonima maglia bianca - fanno il loro esordio in campo internazionale superando la Francia 6-2.

Formazione dell'Italia prima della partita con la Francia il 15 maggio 1910 -

283 condivisioni 0 commenti

di

Share

De Simoni; Varisco, Calì; Treré, Fossati, Capello; Debernardi, Rizzi, Cevenini, Lana, Boiocchi. Questi nomi, per la maggior parte oggi ormai dimenticati, sono quelli degli uomini che il 15 maggio 1910 scesero in campo all'Arena Civica di Milano per quello che è un evento storico per il calcio italiano: in quel giorno, infatti, l'Italia giocava la sua prima partita affrontando i cugini d'oltralpe della Francia davanti a ben 4mila spettatori. Una data da ricordare, l'inizio di una storia che ha poi portato nel secolo e passa trascorso da quel grigio pomeriggio milanese quattro titoli mondiali, un oro olimpico e una vittoria agli Europei. Eppure tutto nasce grazie a questi sconosciuti pionieri, che precedono di diversi anni persino i nomi più antichi che siamo soliti ricordare come quelli di Orsi, Schiavio e Meazza.

Un Meazza a dire la verità c'è, ma non è quel Giuseppe fantastico campione dell'Inter che molti considerano ancora oggi il più forte calciatore italiano di sempre: il suo nome è infatti Umberto, ha 28 anni ed è stato scelto come capo della commissione chiamata a selezionare gli undici uomini a cui toccherà l'onore di rappresentare per la prima volta l'Italia in quel gioco ancora sconosciuto alla massa e che i giornali continuano a chiamare "foot-ball". Umberto Meazza è un milanese purosangue, ha calcato i campi fino a un paio d'anni prima con l'Unione Sportiva Milanese ed è considerato uno dei più fini conoscitori di un gioco che viene praticato nel nostro Paese soltanto da una decina di anni.

Appesi gli scarpini al chiodo ha messo il suo sapere al servizio degli altri, trasformandosi in arbitro e dirigente, ed è principalmente a lui che il presidente della FIGC Luigi Bosisio si è affidato per non sfigurare nella prima assoluta: da sempre fervente patriota, Bosisio è stato uno dei più accesi promotori del gioco e della sua italianizzazione, prima reclamando che questo venga chiamato "calcio" e non "football" e poi, appunto, mettendo all'ordine del giorno del consiglio federale la creazione di una Nazionale. Il talento per fare più che bene non mancherebbe, ma meno di un mese prima della sfida alla Francia è successo un pasticcio che ha complicato non poco i piani di Umberto Meazza.

Umberto Meazza, secondo da destra, insieme alla commissione tecnica dell'Italia-
Umberto Meazza (secondo da destra) è il primo commissario tecnico nella storia della Nazionale, che guiderà per ben 32 partite.

Nazionale: il 15 maggio 1910 l'Italia fa il suo esordio

In condizioni normali, nessuno avrebbe avuto dubbi: l'Italia avrebbe dovuto essere rappresentata interamente o quasi dalla Pro Vercelli, all'epoca la squadra più forte in circolazione. I bianchi piemontesi hanno stravolto il calcio italiano fino ad allora conosciuto, spazzando via le squadre metropolitane grazie a un gioco che è un perfetto mix tra agonismo, affiatamento e qualità tecniche: hanno vinto il campionato nel 1908 da neopromossi e si sono ripetuti la stagione successiva, lasciando a bocca aperta gli avversari e guadagnandosi ammirazione unanime.

E allora perché non affidarsi a loro? Perché tre settimane prima dell'esordio dell'Italia, il 24 aprile, Umberto Meazza è stato testimone di un fatto a dir poco vergognoso quando nelle vesti di arbitro si è recato a Vercelli per dirigere una sfida piena di veleni: il campionato del 1909/1910 ha visto infatti emergere una squadra, l'Internazionale di Milano, che ha dato parecchio filo da torcere alle "bianche casacche" vercellesi, e un arrivo a pari punti ha avuto come conseguenza l'organizzazione di una gara di spareggio.

Più volte la Pro Vercelli ha rifiutato le date proposte dalla FIGC, dando la colpa a impegni già precedentemente presi dai suoi giocatori: Bosisio e il consiglio sospettano che in realtà i piemontesi vogliano riposare per dar modo ad alcuni giocatori di recuperare dagli acciacchi frequenti in quel calcio dei pionieri, e dopo l'ennesimo rifiuto decidono di imporsi. La FIGC stabilisce che la partita si giocherà il 24 aprile, la Pro Vercelli non la manda giù e schiera una formazione di bambini: in un clima surreale, pesantemente ostile, l'Inter porta a casa il titolo di Campione d'Italia sotto gli occhi di un Meazza che deve assistere al comportamento intimidatorio del pubblico, fomentato - pare - anche da alcuni giocatori "adulti" della Pro Vercelli presenti a bordo campo.

Un comportamento così antisportivo non può certo essere tollerato, ed è per questo che la FIGC squalifica la Pro Vercelli fino alla fine dell'anno: una decisione doverosa quanto inevitabile, ma che toglie tutto a un tratto ogni certezza a Umberto Meazza, che la mattina del 15 maggio 1910 è costretto a leggere nelle pagine del "Corriere della Sera" - che dedica appena due righe alla notizia - che il pronostico per Italia-Francia è assolutamente incerto. La Francia del resto ha giocato appena due gare ufficiali - perdendo 10-1 contro l'Inghilterra e 4-0 contro il Belgio a Parigi - mentre la nostra Nazionale non può contare sui suoi giocatori più forti.

Formazione dell'Italia prima della sfida con la Francia nel 1910-

"Probabili" contro "Possibili" e la maglia bianca

Il calcio d'inizio è previsto per le tre mezzo del pomeriggio, e quando scocca l'ora fatidica ecco che fanno il loro ingresso gli undici uomini che Meazza ha scelto dopo essersi confrontato con gli altri arbitri - l'anno successivo insieme a loro fonderà sempre a Milano l'AIA, l'Associazione Italiana Arbitri - e dopo avere scremato una lista iniziale composta da ventidue elementi, scesi in campo in due occasioni pochi giorni prima in due formazioni denominate "probabili" e "possibili". I primi si sono imposti in entrambe le occasioni (4-1 e 4-2) e sono quindi andati a comporre la formazione per la prima partita dell'Italia.

Soltanto tre giocatori provengono da club non milanesi. Il Torino dona alla causa il mediano e meccanico Domenico Capello e l'ala Enrico Debernardi, che pur avendo fatto parte dei "possibili" era stato preferito all'ultimo al milanese Bontadini; l'Andrea Doria invece viene rappresentata da Francesco Calì, elegante difensore dotato di due vistosi - anche per l'epoca - baffi a manubrio e soprattutto l'unico in campo a conoscere le lingue. Le ha imparate da ragazzo studiando in Svizzera, dove la famiglia è emigrata per commerciare vino dopo che in Sicilia si è ritrovata vittima di attacchi da parte dei pirati. Questo particolare, e i 28 anni di età che lo rendono il più anziano, fanno modo che venga scelto come primo capitano azzurro.

A proposito: l'azzurro non è ancora presente nella Nazionale. Quel pomeriggio di maggio i calciatori scendono in campo indossando com'è in uso allora ognuno i pantaloncini del proprio club e tutti, per non confondersi, un'anonima maglia bianca che qualcuno vuole vedere come un omaggio alla Pro Vercelli e qualcun altro dice essere stata scelta per meri motivi economici. In realtà la Nazionale possiede anche le maglie celesti che sono state indossate dai "Possibili" nei test dei giorni precedenti, quindi appare logico che il bianco venga scelto semplicemente perché colore neutro, in attesa di una decisione ufficiale che arriverà l'anno successivo, quando la FIGC sceglierà l'azzurro in omaggio ai Savoia, che hanno questo colore come dominante nel proprio stendardo.

Da sinistra a destra Franz Calì e Virgilio Fossati-
A sinistra Francesco "Franz" Calì, primo capitano dell'Italia; a destra Virgilio Fossati, capitano e allenatore dell'Inter che morirà durante la Grande Guerra.

Un altro calcio

Sul campo non ci sarà gara fin dalle prime battute. Per quanto quella dell'Italia sia una formazione più che rimaneggiata, i francesi sono visibilmente a pezzi dopo aver sostenuto un viaggio da Parigi durato più di dieci ore e sono anch'essi nel bel mezzo di una guerra tra due federazioni distinte che ha portato quindi all'esclusione di alcuni validi elementi. Al 13' Pietro Lana fa secco il portiere transalpino Tessier con un gran tiro dai venti metri, al 20' il capitano dell'Inter Virgilio Fossati - alto ed elegante, morirà da eroe durante la Grande Guerra - raddoppia ancora dalla distanza. Il primo tempo si chiude così, con l'Italia che conduce meritatamente 2-0, e anche se nel secondo tempo assistiamo a una reazione ospite che porta alle reti di Sellier e Ducret, intervellate da un nuovo assolo vincente di Lana, presto il fiato dei francesi viene definitivamente meno.

Così nel finale il 3-2 si trasforma in un tennistico 6-2 per via delle reti di Rizzi, Debernardi e ancora dello scatenato Lana, che su rigore realizza la propria personale tripletta. Tra i membri fondatori dell'Inter e, allo stesso tempo, stella del Milan, appassionato di alpinismo e soprannominato "Fantaccino", Pietro Lana giocherà soltanto un'altra partita - quella successiva - con la maglia dell'Italia, ma sarà sempre ricordato per aver realizzato il primo gol di sempre della Nazionale. Al termine di un incontro che forse ci lascia eccessivamente ottimisti - i francesi erano stanchi, e torneremo sulla terra due settimane dopo incassando un sonoro 6-1 in Ungheria - i giocatori raccolgono gli applausi dei presenti e i pacchetti di sigarette che piovono dagli spalti, donati dal pubblico come "premio partita".

Si tratta decisamente di un altro calcio rispetto a quello che conosciamo oggi: a fine partita i calciatori si intrattengono con gli spettatori e progettano il successivo viaggio a Budapest, che passerà alla storia per la borsa di panini e formaggi portata da Treré e saccheggiata dai compagni affamati. Ben lontani dall'essere stelle strapagate, questi ragazzi partiranno tutti per il fronte allo scoppio della prima guerra mondiale, che non lascerà scampo a Fossati e che menomerà anche lo stesso Attilio Treré, detto "il Kaiser" per il suo look identico a quello dell'imperatore tedesco Guglielmo II. Eppure è proprio in quel pomeriggio del 15 maggio del 1910, nell'ignoranza della stampa sportiva che utilizza termini sbagliati come "talling" e "freekik" per definire contrasti e calci di punizione e che all'evento non dedicherà che poche righe, che la grande storia della Nazionale ha inizio.

Il tabellino

Arena Civica, Milano - 15 maggio 1910, ore 15,30

Italia-Francia = 6-2

(Lana 13', 59' e 89', Fossati 20', Sellier 49', Ducret 62', Rizzi 66', Debernardi 82')

Italia (2-3-5): De Simoni; Calì, Varisco; Treré, Fossati, Capello; Debernardi, Lana, Cevenini, Rizzi, Boiocchi. CT: U. Meazza

Francia (2-3-5): Tessier; Mercier, Sollier; Rigal, Ducret, Vascout; Mouton, Sellier, Bellocq, Olivier, Jourde. CT: Chailloux

Arbitro: Goodley (Inghilterra, socio della Juventus)

Spettatori: 4.000 circa.

Share

Commenta

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.