"Sorprese Mondiali" - Senegal 2002, il sogno di un continente

Continua la collaborazione con MondoFutbol: oggi parliamo del Senegal che ai Mondiali del 2002 in Corea del Sud e Giappone ha scritto la storia del calcio africano e non solo.

Senegal 2002 Getty Images

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Un Paese matto per il calcio, ma che non aveva mai provato l'emozione del Mondiale. Il Senegal che nel 2002 vola in Corea e Giappone è una debuttante che nel suo palmarès conta solo un secondo posto alla Coppa d'Africa di quell'anno, in Mali. A guidare un gruppo pieno di talento e con eccellenti doti fisiche è un 48enne francese, nato al confine con il Belgio. Si chiama Bruno Metsu e ha avuto una discreta carriera in patria tra campo e panchina. Nel 2000 è sbarcato in Africa per guidare la Guinea e il Senegal. Per lui, capelli lunghi, largo sorriso e grandi doti di relazione, è una svolta sportiva ed esistenziale. "Pensavo di averne abbastanza del calcio, ma l’Africa mi ha rinvigorito" dirà.

La convinzione di Metsu è che – insieme, con il giusto spirito e senza il pugno di ferro – si possa andare lontano. I segnali sono buoni fin dal subito: a luglio 2001, superando Marocco ed Egitto, il Senegal stacca il suo primo pass per i Mondiali, mentre nel febbraio 2002, a Bamako, in Mali, i “Leoni della Teranga” sfiorano la vittoria in Coppa d'Africa, persa ai rigori con il Camerun. A poco più di tre mesi da quella delusione c'è l'esordio al Mondiale. È la partita inaugurale di quell'edizione e il Senegal ha di fronte la Francia, campione del Mondo e d’Europa uscente: 21 dei 23 convocati da Metsu giocano proprio nel paese transalpino e Pelé ha già fatto sapere che il Senegal è la squadra più debole del girone A.

A Seul, il confronto sembra impari, ma i primi minuti passano indenni e il Senegal guadagna campo. Uno scatto di El Hadji Diouf – personaggio controverso, ma decisivo per i "Leoni della Teranga" – brucia Lebœuf e la palla arriva al centro dell’area: un rimpallo favorisce la prontezza di Papa Bouba Diop, che mette dentro l’1-0: chiuderà come uno dei migliori centrocampisti del torneo. L’impresa di Seul potrebbe sembrare un fuoco di paglia, ma anche Danimarca e Uruguay si scontrano con l’esuberanza africana. Due pareggi, con il brivido finale della sfida di Suwon, dove il Senegal – in vantaggio 3-0 all’intervallo – si fa riprendere sul 3-3 dalla Celeste, rischiando anche la sconfitta (e l’eliminazione) nel finale di gara. Le sorprese, però, non sono finite qui.

Bruno MetsuGetty Images
Bruno Metsu, ex ct del Senegal scomparso nel 2013 per un tumore

Senegal 2002, il sogno di un continente

Agli ottavi, il Senegal sfida la Svezia, capace di eliminare l’Argentina di Bielsa. Gli scandinavi sono favoriti sulla carta, ma la squadra di Metsu reagisce al vantaggio di Larsson con la rete di Henri Camara (ancora oggi primatista di gol e presenze con la nazionale). Nonostante l’ingresso di un giovane Ibrahimovic, gli africani resistono e il golden gol ancora dell'allora 25enne del Sedan al 104’ li qualifica per i quarti.

In un Mondiale in cui una delle semifinaliste è la Corea del Sud, i senegalesi sperano nel miracolo. L’ultimo quarto di finale in programma è quello con la Turchia: chi vince, trova il Brasile in semifinale. A Osaka va in scena una gara nervosa: la squadra di Güneş è molto attenta, mentre il Senegal non riesce a pungere. Stavolta il golden gol, realizzato da İlhan Mansız, punisce gli africani nel primo supplementare.

La Nazionale del Senegal ai Mondiali del 2002Getty Images
La Nazionale del Senegal ai Mondiali del 2002

È la fine di un sogno, ma i Leoni, arrivando ai quarti di finale, hanno scritto la storia del calcio africano al Mondiale. Come il Camerun del 1990 e in seguito il Ghana del 2010. Dopo quell'assolo, poco altro: prestazioni deludenti in Coppa d'Africa e il Mondiale ridiventato un miraggio. Per tornarci, nel 2018, ci sono voluti un'altra generazione di talenti e proprio i ragazzi del 2002, in altre vesti.

L’allora capitano Aliou Cissé è oggi il ct della nazionale: nello staff ci sono Omar Daf (coach in seconda), Tony Sylva (allenatore dei portieri) e Lamine Diatta (coordinatore della nazionale). Bruno Metsu, invece, convertitosi all'Islam nel 2006, non c’è più: è scomparso a causa di un tumore nell’ottobre 2013 e ha chiesto di essere sepolto a Yoff, vicino a Dakar . Ma il motto della nazionale senegalese – “Un Peuple, Un But, Une Foi” – porterà di sicuro il suo ricordo e anche in Russia la prossima estate.

[di MondoFutbol.com]

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