MMA, Inside the Cage: il congedo del Fenomeno Belfort

"The Phenom" Belfort è arrivato alla fine del suo percorso nelle MMA. Lyoto Machida ha chiuso la carriera di uno dei fighter più iconici nella storia dello sport.

MMA, UFC: Belfort festeggia in gabbia mmanytt.com

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Quando si nomina Vitor Belfort, si nominano le MMA tutte. Belfort iniziò a scrivere la sua storia e un pezzo di storia delle MMA alla giovane età di 19 anni, quando a UFC 12, vinse il torneo degli heavyweight. Più in generale, Belfort è riuscito a dettar legge per un buon periodo, affrontando i migliori e regalando dei memorabili instant classic, nelle categorie che vanno dalle 185 libbre alle 265.

Fra i massimi e i medi infatti Belfort, oltre a riuscire ad acciuffare già in giovanissima età - 20 anni - il titolo dei massimi-leggeri UFC contro Randy Couture, combatté di nuovo per lo stesso titolo contro Jon Jones, dopo aver sfidato anche Anderson Silva per quello dei medi.

Due risoluzioni non ideali per Vitor, che comunque nel corso della sua carriera ha sempre scelto soltanto i migliori. Un’ombra gettata su di lui dal TRT, ombra sulla quale sarebbe bene fare un minimo di luce e di cui parleremo di seguito.

MMA, la leggenda del Fenomeno carioca

Vitor Belfort nasce il primo aprile 1977 a Rio de Janeiro. Già a 12 anni inizia ad allenarsi nella boxe e poi nel BJJ sotto Carlson Gracie. Vinti i titoli open e massimi fra le cinture blu ai Brazilian National Jiu-Jitsu Championships, Belfort a soli 17 anni venne invitato alla Gracie Gym, a far parte di quella che allora poteva essere considerata una vera e propria Tana delle Tigri. A diciannove anni esordì nel suo primo match di MMA contro Jon Hess. All’epoca, le categorie di peso non erano ben definite, né avevano l’importanza che gli viene attribuita oggi per far sì che il nostro sport sia tale. Pertanto, Hess vantava su Belfort 100 libbre (circa 40 kg) di peso. Il match durò 12 secondi, Vitor vinse per KO.

Stessa età, Belfort esordì in UFC, divenendo il fighter più giovane ad ottenere una vittoria nell’ottagono, battendo Tra Telligman e, nella stessa sera, Scott Ferrozzo. Vinse poi il torneo pesi massimi abbattendo anche Tank Abbott. Al giovane Vitor viene data la possibilità di combattere contro una leggenda dell’ottagono: Randy Couture. Nonostante le indubbie abilità nella boxe applicata alle MMA, Belfort venne oscurato dalle qualità in clinch mostrate da Couture, che finì per ottenere una vittoria per TKO.

Negli incontri successivi Vitor mostra tutte le sue qualità nel BJJ. Vincitore per armbar nell'incontro seguente, un match risoltosi molto velocemente, è poi l’ultimo match di quel periodo in UFC a consacrarlo una volta per tutte. Un match che vede la demolizione di Wanderlei Silva con un KO in corsa che dimostra la furia e la violenza del giovanissimo carioca.

MMA, Belfort carica Silva nell'ultimo match della sua prima corsa in UFCufc.com
UFC 17.7 Brazil: Vitor Belfort carica Wanderlei Silva e lo schiaccia con veloci e potenti colpi di braccia. Era il 1998.

Quella contro Silva fu una vittoria che segnò la fine della prima corsa del Fenomeno in UFC. L’esordio al PRIDE FC non fu dei migliori. Dopo aver controllato per il primo minuto il match contro il leggendario Kazushi Sakuraba, Vitor subì la rottura della mano e venne sopraffatto dallo striking game del giapponese. Il brasiliano si accasciò più volte a terra, mentre Sakuraba calciava alle gambe. Dopo la sconfitta arrivata per decisione unanime, Belfort lasciò il team di Carlson Gracie per aggregarsi al Brazilian Top Team. La nuova esperienza fa bene al Fenomeno di Rio, che inanella quattro vittorie contro, fra gli altri, Gilbert Yvel e Daijiro Matsui.

La carriera di Belfort non è tutta rose e fiori: quando sembra essere sulla cresta dell’onda, ecco che si deve fermare. Appena prima di toccare l’Olimpo, il Fenomeno crolla. Gli succede anche contro Chuck Liddell al suo ritorno in UFC. È UFC 33 e Belfort dovrebbe combattere contro Tito Ortiz, ma un infortunio dell’americano costringe la promotion a sostituirlo con “The Iceman” Liddell, che infrange i sogni di gloria di Vitor. Dopo aver battuto per TKO Marvin Eastman, UFC decide di concedere la title shot al giovane Fenomeno.

È un periodo particolarmente duro per Vitor: la sorella Priscila è agonizzante e muore il 9 gennaio 2004. Il 31 gennaio Vitor porterà e lascerà in gabbia tutto ciò che ha: dopo appena 49 secondi, si apre un taglio sul volto dell’acerrimo rivale Randy Couture. L’arbitro decide di fermare il match.

Vitor Belfort è il campione dei massimi-leggeri UFC.

Il sogno dura appena 7 mesi, nel match successivo è ancora Randy Couture ad uscire con l’oro alla vita. Una sconfitta split decision decreta l’ultimo atto della seconda corsa di Belfort in UFC. Avviene contro Tito Ortiz, il match è molto combattuto, tanto da arrivare entrambi al terzo round esausti. Belfort aggiunge alla propria collezione il naso di Ortiz nel primo round. Chuck Liddell dichiarò che a suo avviso Belfort avrebbe meritato la vittoria. Ma così non è stato. È tempo di intraprendere un altro percorso.

Nei tre match successivi, Vitor perde due volte contro quella che è la bestia nera della sua carriera: Alistair Overeem. Un’apparizione al PRIDE FC, una vittoria contro Anthony Rea al Cage Warriors e un’altra sconfitta in Strikeforce ancora contro Overeem. Dopo altri due match nel PRIDE FC, Belfort torna sulla cresta dell’onda con un’altra serie di vittorie a Cage Warriors, dove sconfigge Ivan Serati e James Zikic. Nel match contro Zikic, Belfort diventa campione dei massimi-leggeri CW. Un’altra cintura alla vita.

Nel frattempo, l’ombra del doping si è abbattuta su di lui: dopo il match perso per decisione a PRIDE 32 contro Dan Henderson, Vitor risulta positivo al 4-Hydroxytestosterone. Vitor indica alla Commissione Atletica del Nevada che il suo medico gli ha prescritto quelle iniezioni per riprendere più velocemente il proprio menisco. Il medico conferma, ma la violazione rimane. 10mila dollari di multa e una sospensione di 9 mesi. Il percorso successivo a Cage Warriors sarà per lui una manna dal cielo.

Tre match dopo, due in Affliction e l’ultimo che segna il ritorno finale in UFC contro Rich Franklin - conditi da altrettante vittorie - Belfort ottiene la title shot contro Anderson Silva, in un match che vedrà quello che a tutt’oggi è considerato uno dei KO più belli della storia delle MMA. A Vitor però, tocca subirlo. Il Ragno Anderson Silva sembra imbattibile e, di fatto, lo sarà per ben 10 anni. Vitor è una delle vittime più illustri.

Prende piede la questione TRT, che tratta la terapia sostitutiva del testosterone. Sono in tanti a poter contare sulla suddetta, Frank Mir, Dan Henderson, proprio Vitor fra gli altri. Il problema, oltre che di origine psicofisica, è di natura etica: il trattamento viene utilizzato da coloro che, nel corso della propria carriera, hanno abusato di steroidi e pertanto si trovano con un livello di testosterone più basso del normale. Vitor ne farà uso e ne riceverà benefici finché USADA non bandirà la pratica. Non per nulla in molti degli osservatori definiscono il Belfort sotto TRT uno dei fighter più spaventosi mai visti all’interno dell’ottagono. La sua furia lucida si abbatte come una sentenza su combattenti illustri. Al di là dei titoli del passato, è questo il periodo in cui Belfort fa più paura. Il suo stile peculiare fatto di una boxe precisa e potente, di un ottimo BJJ difensivo spalle a terra e di una grande condizione atletica, si arricchisce di un nuovo vigore e di una coordinazione impensabile, che lo porterà a far registrare degli highlight irripetibili, integrando spettacolari calci al suo già vasto repertorio.

MMA, UFC: Belfort mette KO Rockholdufc.com
UFC on FX 8: Belfort con uno spinning heel kick su Rockhold mette a segno uno dei KO più iconici della sua carriera

Dopo aver battuto a UFC 142 nientemeno che Anthony “Rumble” Johnson con una rear-naked choke, Vitor viene chiamato a sostituire Lyoto Machida in un match titolato contro Jon Jones. In tutto ciò, si può dire che Belfort sia stato l’uomo più vicino a battere Jones. Con una fulminea armbar praticamente chiusa, ha messo in difficoltà Bones, infortunandogli il braccio. I mezzi fenomenali di Jones gli hanno permesso di non cedere e di vincere poi il match grazie ad una americana.

Il trittico di vittorie su Bisping, Rockhold e Henderson fanno svettare di nuovo Belfort ai vertici dei medi, regalandogli una seconda giovinezza, spezzata solo dall’ex campione Chris Weidman. Dopo un primo round furioso da parte del brasiliano, l’All-American ha messo tutto sé stesso, riuscendo a schiacciarlo grazie alla superiore fisicità e a finirlo con un furioso ground and pound, mettendo di fatto la parola fine alla leggenda.

UFC, MMA: Belfort abbatte Bispingufc.com
Il calcio di Belfort spegne le luci a Bisping già prima del ground and pound. L'infortunio subito dal Conte è tuttora chiaramente identificabile sul suo volto: un occhio visibilmente più chiuso è stato un regalo non gradito di Vitor Belfort.

I match successivi vedono più ombre che luci, l’età non è più dalla parte del brasiliano, la condizione fisica è in vertiginoso calo, due sole vittorie in sei match distribuiti in 3 anni convincono Vitor a smettere. Solo che, forse, non al momento giusto. Dopo la vittoria su Marquardt infatti, il momento sembra quello propizio, ma Vitor vuole un’altra uscita davanti alla sua gente, a Rio.

In un match dal ritmo blando, trova il calcio di Machida, un frontale di rara potenza e bellezza, proprio nello stesso punto in cui aveva impattato quello di Silva.

MMA, UFC: Machida porge i suoi omaggi a Belfortesportes.estadaos.com
Lyoto Machida si inchina e rende onore a Vitor Belfort

Si chiude così la leggenda del Fenomeno carioca, futuro hall of famer, spaventoso fighter della primissima scuola di MMA. Se anche l’epilogo non è stato dei migliori, le gesta di uno dei combattenti più rappresentativi dell’intero sport - vincitore di cinque premi KO of the Night, di una Performance of the Night, oltre che del maggior numero di incontri vinti al primo round e di KO in UFC - non potranno mai essere cancellate.

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