Giro d'Italia, la maglia nera e il mito di Giuseppe Ticozzelli

Pioniere del calcio in Italia, personaggio unico e fervente sportivo, "Tico" partecipò al Giro del 1926 con la maglia del Casale entrando a suo modo nella storia.

Giuseppe Ticozzelli www.museogrigio.it

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Nella lunga lista dei pionieri del calcio in Italia, uomini che hanno permesso a quel curioso gioco arrivato con i marinai inglesi di diventare lo sport più popolare del Paese, il nome di Giuseppe Ticozzelli merita senz'altro un posto di riguardo. Non solo perché questo possente difensore, coraggioso oltre ogni limite e cultore delle sfide sportive e non, fu tra i soci fondatori dell'Alessandria e raggiunse persino la Nazionale, ma anche perché il suo mito fu tale da permettergli di trascendere i confini del calcio al punto da entrare nella storia del ciclismo, nella leggenda del Giro d'Italia.

Al giorno d'oggi non è dato sapere quanto sia vera la storia che vuole che la maglia nera, che dal 1946 al 1951 il comitato organizzatore del Giro destinò a chi si classificava ultimo, sia davvero stata ispirata alla figura di Giuseppe Ticozzelli: di certo c'è che lui fu il primo a indossarla quando si presentò da indipendente alla partenza nel 1926, 32 anni di età e ancora calciatore di buonissimo livello.

Era la maglia del Casale, la terza e ultima squadra per cui giocò in carriera, la mitica maglia nera con una stella bianca sul petto che attirò l'attenzione di tutti: lo avrebbero potuto fare anche le sue prestazioni sui pedali, ma alla quarta tappa "Tico" finì per essere travolto da una moto nei pressi di Firenze e fu costretto a ritirarsi per le ferite riportate. Si classificò ultimo, e forse proprio in quel momento nacque il mito della maglia nera del Giro d'Italia, che pur essendo scomparsa nel 1951 ancora oggi indica per antonomasia l'ultimo in classifica al Giro d'Italia.

Giro d'Italia: Giuseppe Ticozzelli e il mito della maglia nera

Facciamo un passo indietro e torniamo alla fine del XIX secolo, quando il calcio è ai suoi albori e viene giocato esclusivamente a Torino e Genova per merito rispettivamente di Edoardio Bosio, imprenditore che ha studiato in Inghilterra e si è innamorato del gioco, e James Spensley, medico per i marinai inglesi che apre le porte del Genoa agli italiani.

Giuseppe Ticozzelli nasce l'ultimo giorno di aprile del 1894 nella provincia pavese, e fin da bambino mostra una grande predisposizione per lo sport, in particolare per il ciclismo e il calcio. Trasferitosi ad Alessandria, contribuisce alla fondazione del club di football cittadino in qualità di fondatore e calciatore, risultando in quest'ultima veste subito uno dei migliori della squadra.

Fattosi adulto - è ormai maggiorenne - "Tico" è una vera e propria forza della natura grazie a un fisico prestante che all'epoca lo rende un vero e proprio gigante e che ancora oggi gli permetterebbe di distinguersi: alto 187 centimetri, pesa 95 chili e le sue cosce hanno una circonferenza di ben 84 centimetri. Quest'ultimo particolare è importante per capire la figura di Ticozzelli, che ama la fatica e le sfide apparentemente impossiibli e che vi si getta a capofitto, senza paura: pedala tutti i giorni ore ed ore, si allena nella corsa - percorre i 100 metri in poco più di 12 secondi - e a calciare tutti i giorni, preso da un fervore impossibile da arrestare.

La mitica maglia dell'Alessandria prende forma proprio da una sua suggestione "ciclistica": essendo un tifoso della Maino, squadra di ciclismo che annovera tra i suoi campioni anche il celebre Girardengo e che corre con una divisa grigia, chiede ed ottiene dai soci che la squadra indossi lo stesso colore, che da allora distinguerà i "grigi" da tutte le altre squadre.

Un personaggio indimenticabile

Sempre in bicicletta raggiungerà da Alessandria il Velodromo Sempione di Milano per giocare con la Nazionale nel 1920, ben distinguendosi in quella che resterà la sua unica presenza in azzurro nel 9-4 con cui l'Italia stende la Francia: al suo fianco in difesa giostra il coetaneo Renzo De Vecchi, il celebre "figlio di Dio" che per denaro ha lasciato il Milan accasandosi al Genoa, forse il primo caso di professionismo mascherato nel calcio italiano.

Ticozzelli non si venderà mai a nessuno: nel 1921 non rinnova l'accordo annuale - l'unico che accetterà per tutta la vita - e lascia l'Alessandria per accasarsi alla SPAL, salutando i grigi dopo quasi un decennio ed aver assistito all'esplosione di veri e propri fenomeni come Carcano e Baloncieri. Dopo tre anni a Ferrara torna in Piemonte per accudire il padre ammalato accasandosi al Casale, un tempo mito dei pionieri ma con l'esplosione del professionismo destinato a un'inevitabile declino: ha trent'anni, giocherà per altri sette e permetterà comunque al club di entrare nel mito del ciclismo con la maglia nera.

Il Giro d'Italia del 1926 lo vede classificarsi ultimo, ma soltanto per lo sfortunato incidente che lo vede protagonista alla quarta tappa: nelle tre precedenti ha dato spettacolo, in particolare nella tappa che va verso Genova. Presa la testa della corsa, infligge al gruppo oltre un'ora di distacco che spende poi in trattoria a rifocillarsi, essendo partito senza rifornimenti: quando vede gli altri corridori sopraggiungere li saluta, lascia il tavolo che si è fatto mettere a bordo della strada e ricomincia a pedalare.

La sua sarà fino all'ultimo una vita straordinaria: uscito indenne dalla prima guerra mondiale, dove aveva ottenuto numerosi riconoscimenti per il coraggio leonino mostrato, noncurante del pericolo si arruola volontario per la campagna in Africa orientale come ufficiale d'artiglieria, abbandonando la panchina del Pavia dove ha cominciato ad allenare. L'esplosione improvvisa di una bomba lo priverà per sempre della vista, ma non gli toglierà mai la passione per il calcio: ogni domenica continuerà a visitare lo stadio e a farsi raccontare la gara da alcuni parenti.

Quando muore, il 3 febbraio del 1962, "Tico" è prossimo ai 68 anni: molto tempo è passato dai tempi delle sue imprese sui campi - tra cui un gol segnato con l'Alessandria direttamente su rinvio dal fondo, vera e propria cannonata che molti considerano la rete segnata da maggior distanza nella storia - eppure al funerale accorrono oltre un migliaio di persone: vecchi compagni, commilitoni, ciclisti e ammiratori di quel marcantonio innamorato dello sport che grazie a un'inesauribile passione riuscì a entrare nel mito del pallone e della bicicletta.

 

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