Iniesta tra passato e futuro: "Vincere col Barça un dono di Dio"

Prossimo a lasciare il Barcellona, lo spagnolo si confessa al sito Sport parlando di passato, presente e un futuro che sarà deciso nei prossimi dieci giorni.

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Adesso che il momento dell'addio si avvicina, Andres Iniesta si ferma un momento a riflettere e si rende conto di provare sentimenti contrastanti. Dopo 16 anni nel Barcellona, dopo aver alzato con la maglia blaugrana qualcosa come 32 trofei, ecco che le ultime settimane si rivelano essere quelle più emozionanti, quelle in cui parlare da ormai prossimo ex, quelle dove è naturale e doveroso fare un bilancio su quello che è stato e su quello che sarà, dopo, quando il boato del Camp Nou sarà soltanto un ricordo.

Don Andres si è concesso ai giornalisti di Sport, sito spagnolo che lo ha invitato a una lunga intervista che a tratti si è trasformata in un'emozionante confessione: Iniesta ha parlato di tutto, dei giorni ormai lontani del suo esordio e di questa ultima, splendida, stagione; dei compagni che ha avuto e di chi potrà prendere il suo posto, di un futuro ancora da scrivere e su cui presto andrà presa una decisione. Passato, presente e futuro di quello che viene considerato il miglior calciatore spagnolo, ecco cosa viene fuori nell'ultima intervista di Iniesta come calciatore del Barcellona.

Il bilancio è positivo. Non mi sarei mai immaginato che potesse succedere tutto quello che è successo, sia personalmente che a livello di collettivo. Ho giocato con tutti gli allenatori, ho sentito il loro rispetto e quello dei colleghi e dei tifosi. Vincere con il Barça è stato un dono di Dio".

Andres Iniesta di spalle nel tunnel dello stadioGetty Images

Barcellona, Andrés Iniesta si confessa

È naturale che adesso il momento non sia facile. Consumato l'annunciato addio al Barcellona Iniesta dovrà prendere una decisione su quale sarà il suo futuro e poi concentrarsi sugli imminenti Mondiali in Russia, che vedono la sua Spagna tra le favorite e lui all'ultimo ballo da protagonista. Le emozioni sono contrastanti, un capitolo che si chiude e l'inevitabile malinconia che accompagna un momento così importante dopo una vita passata sempre nello stesso club.

Provo a vivere questo momento con gioia e orgoglio, ma c'è ovviamente della malinconia al pensiero che tutto questo finirà. Ma questa è la decisione che ho preso, e sono contento di com'è andata quest'ultima stagione. Il mio obiettivo era di giocare ogni gara come se fosse l'ultima, volevo chiudere con delle belle sensazioni ed ha funzionato. Purtroppo siamo stati eliminati dalla Champions League, ma nel complesso è stata una grande annata.

Al di là dei record, al di là dei trofei conquistati con il Barça e con la Spagna - con cui ha vinto due Europei e un Mondiale da protagonista, decidendo la finale con un gol - Iniesta sarà sempre ricordato per lo stile unico mostrato in campo e per un carattere straordinario, da professionista esemplare e da vero capitano. Nell'intervista ammette che questo era il suo obiettivo principale, essere ricordato come un calciatore unico, quindi arriva inevitabile la riflessione su cosa gli riserverà il futuro.

Ho una settimana e mezzo per decidere, e cercherò di scegliere il meglio per me e la mia famiglia. Il Giappone è sempre stato un'opzione, ma si è parlato anche della Cina, qualcuno ha detto l'Australia. Ovunque tranne che in Europa. Dicendo tanti posti, alla fine qualcuno avrà indovinato. Non ho ancora firmato nulla: ci sono diverse trattative, alcune più avanzate di altre, e in una settimana e mezzo cercherò di scegliere l'opzione migliore. Qualunque scelta comporterà vantaggi e svantaggi, devo valutare tutto e scegliere cos'è meglio per me.

Andres Iniesta applaude il pubblicoGetty Images

Si tratterà chiaramente di un tramonto dorato, una scelta di vita lontana dal calcio che conta dove per Iniesta esisteva soltanto l'opzione di continuare con il Barcellona. Perché non continuare in blaugrana, allora?

So che i miei compagni di squadra, le persone, l'allenatore volevano che restassi, ma questo va oltre le emozioni personali. Se le seguissi resterei fino a quarant'anni, anche per giocare una singola partita. Ma non è quello che reputo giusto per me né quello che il club merita. Ho sempre detto che se non avessi sentito di poter dare tutto me stesso alla squadra avrei smesso.

Infine Iniesta mette a tacere le voci che vogliono il suo futuro legato all'acquisto, da parte del club che ne vorrà avere le prestazioni, del vino prodotto dalle sue cantine e pensa al futuro del Barcellona, la squadra di cui sarà sempre innamorato.

Nei Paesi di cui si è parlato in questi giorni, il mio vino vende e continuerà a vendere che io vada oppure no. Se qualcuno lo acquisterà sarà perché lo riterrà un buon affare, ho la fortuna di avere tante opzioni davanti e sono orgoglioso di questo, ma la mia valutazione primaria è sportiva. Il Barcellona senza me e Xavi andrà avanti, noi avevamo il nostro stile, ma non necessariamente questo è il migliore. Certo, ha dato buoni risultati, e il club dovrà cercare dei giocatori che diano alla squadra quello che serve. Con il tempo non si noterà più la mia assenza, il calcio e lo sport viaggiano molto velocemente, così come la vita. Il club continuerà a vincere e a giocare bene, è quello che tutti vogliamo.

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