NBA: Stevens insegna a Phila, Rockets, Warriors e Cavs quasi in finale

Si alza il livello dei playoffs NBA e si elevano le interpretazioni dei singoli con Stevens e James a dominare l'est, mentre Rockets e Warriors controllano l'ovest.

Al Horford è il leader dei Celtics Getty Images

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L’NBA è crudele, perché è una lega di stelle e per arrivare a vincere servono dei giocatori di prima grandezza. In passato ne bastava uno, poi si è arrivati a due sino a ora che ne servono almeno tre per combattere quelli che vengono definiti superteams. Sarà sempre più improbabile vedere lo Zalgiris americano arrivare in finale, perché quando ti scontri con giocatori come Chris Paul e James Harden devi essere attrezzato perlomeno con un livello di talento comparabile. Gli Utah Jazz hanno sognato e lo hanno fatto in grande quando con una grande prova balistica, tecnica e tattica avevano sbancato il Toyota Center pareggiando la serie prendendosi il fattore campo.

È stato un vero e proprio capolavoro orchestrato da Quin Snyder, che al posto di giocare sedando i ritmi e mantenendosi in una logica di basket più vicina alla propria (soprattutto senza Rubio), ha attaccato dai primi secondi i Rockets trovandoli spesso impreparati e portando a casa il match. Purtroppo per lui la faccia della truppa di D’Antoni in gara tre è stata ben diversa inscenando un clinic offensivo nel primo tempo da 70 punti segnati e trenta di margine, mordendo anche in difesa su ogni linea di passaggio con un Capela quasi onnipresente. Portata a casa in carrozza la terza partita non è stato ritenuto sufficiente e anche in gara 4 è arrivata la vittoria che ha semplicemente messo la proverbiale pietra sopra alla serie che potrà essere chiusa nel quinto atto a Houston.

Si può fare un discorso analogo anche per i Golden State Warriors che dopo aver tenuto il servizio sul 2-0, hanno vissuto una partita dispari con i Pelicans che hanno aggredito gara 3 trovando il career high di assist per Rondo ai playoffs con 21, tre canestri pesanti di Solomon Hill nel primo tempo e apporti fattivi da Mirotic, Moore e soprattutto l’ex Ian Clark, controllando il match per 48’. Il quarto atto ha avuto ben altra storia con i Warriors connessi da subito in difesa, in grado di mettere 15 punti di margine dai primi minuti con un Thompson esiziale e un Durant infallibile, senza mai voltarsi indietro e staccando metà del biglietto per le finali di Conference.

NBA: Brad Stevens e il genio della rimessa

Se osanniamo, più che giustamente, le stelle che calcano i campi NBA non possiamo che fare lo stesso con chi occupa la panchina, perché sebbene quando si parla di coach, spesso è per usarli come capri espiatori, nel caso di Brad Stevens diventa una vera e propria superstar in grado di cambiare le sorti di un match con le proprie scelte. Con i suoi in svantaggio di un punto e 8.4” sul cronometro dell’overtime, ha prima chiamato un timeout disegnando una rimessa da specchietto per le allodole solo per capire i movimenti della difesa, per poi chiamare un secondo timeout, mettere sulla lavagnetta la vera rimessa e trovare una conclusione di Al Horford, marcato da un piccolo in un mismatch a pochi centimetri da canestro.

La capacità di leggere le situazioni di Stevens ormai non è neanche più da scoprire:

Brad è un genio -dice Horford- ogni tanto quando disegna le rimesse io rimango un pò così, ma anche in questa situazione ha avuto ragione, perchè è andata esattamente come aveva previsto e il mio canestro è stato tutto frutto della sua genialità.

In una puntata di Backdoor Podcast, Gigi Datome ci aveva già raccontato l’incredibile capacità del coach dei Celtics di prevedere le reazioni della difesa, ma farlo con questa precisione in una gara di playoffs, contro una squadra ben organizzata come i Sixers e con una grande quantità di difensori versatili è solo per pochi. I Celtics di questa stagione sono un suo capolavoro e ovviamente non solo per questa rimessa.

Non ci sono più aggettivi per LeBron James

Per chiudere il capitolo del weekend NBA è impossibile non fare menzione di un’altra impresa di LeBron James sotto forma di canestro che mixa l’atletismo per fare il campo in una volata, un tocco dolce al tabellone come nei migliori videogiochi e la capacità di essere dannatamente clutch non lasciando mai scampo agli avversari.

Questo è il riassunto dell’ultima azione di James in gara tre contro i Raptors che non solo ha fatto esplodere sulla sirena TheQ, ma ha praticamente messo un’ipoteca sulla serie contro i Raptors che potrebbe addirittura chiudersi con un (altro) cappotto in gara 4, dove James e compagni potranno finire il lavoro ancora davanti al proprio pubblico. Ormai le LeBronite acuta di cui soffrono i Raptors, ha raggiunto un livello dove non sembra esserci l’antidoto. Nel caso i Raptors vengano eliminati anche quest’anno da James, ci sarebbero diversi punti interrogativi da risolvere, anche dolorosamente, in estate.

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