Real Madrid-Juventus, Morata a Marca: "Era rigore, credo a Vazquez"

Lo spagnolo, che ha indossato le maglie di Blancos e bianconeri, dice la sua sul contestato episodio in un'intervista dove parla anche di Chelsea e Mondiale.

Alvaro Morata con la maglia del Chelsea Getty Images

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Real Madrid-Juventus si è conclusa ormai da più di tre settimane, eppure continua ad essere argomento di discussione sia tra i tifosi sui social network che tra gli addetti ai lavori. Nonostante nel frattempo gli spagnoli abbiano già giocato la doppia semifinale di Champions League, guadagnandosi non senza polemiche l'accesso all'atto finale in programma a Kiev il prossimo 26 maggio, la mente di molti è ancora presa da quell'ultima azione, quegli ultimi istanti del ritorno dei quarti di finale tra "blancos" e bianconeri.

Dopo aver perso 0-3 la sfida di andata a Torino, la Juventus ha compiuto una vera e propria impresa nella gara di ritorno, mettendo alle corde il Real in casa sua e andando a segno, incredibilmente, per tre volte: una straordinaria prova di forza e di carattere che però viene vanificata all'ultimo istante, quando Lucas Vazquez cade in area di rigore dopo essere entrato in contatto con Benatia. L'arbitro Oliver non ha dubbi e fischia un rigore che dopo lunghi e concitati minuti Cristiano Ronaldo realizza tra mille polemiche, sgretolando il sogno di Buffon e compagni. Sarà proprio il capitano bianconero a esplodere nel post-gara, rilasciando dichiarazioni così forti da consegnare Real Madrid-Juventus alla storia come una delle gare più contestate nella storia della Champions League.

Intervistato dal quotidiano spagnolo "Marca" in merito alla propria situazione attuale al Chelsea e alle speranze di prendere parte al Mondiale con le "Furie Rosse", il doppio ex di Real e Juventus Alvaro Morata ha parlato anche dell'episodio incriminato, raccontando di avere avuto dubbi che sono stati fugati da una conversazione avuta proprio con Lucas Vazquez, protagonista dell'episodio e amico fidato: per l'attaccante iberico attualmente al servizio di Antonio Conte in Premier League il rigore c'era.

Ho parlato con Lucas Vazquez e mi ha detto che era rigore. Gli credo, è un amico. Scherzando in confidenza gli ho detto che si era lasciato cadere, e lui mi ha detto che era rigore. Quindi era rigore.

Alvaro Morata ai tempi del Real MadridGetty Images
Cresciuto nelle giovanili del club, Morata ha giocato nel Real Madrid dal 2010 al 2014 e poi nella stagione 2016/2017 senza però mai prendersi un posto come titolare.

Morata a "Marca": "Vazquez mi ha detto che era rigore e io gli credo"

Nato a Madrid il 23 ottobre del 1992, Alvaro Morata si è messo in luce a inizio carriera segnando gol a grappoli nel Castilla, la squadra riserve del Real Madrid, numeri che però non gli hanno permesso di trovare continuità di utilizzo una volta promosso in prima squadra. Ecco perché nel 2014, a 21 anni, si è trasferito alla Juventus: i "blancos", avendo intravisto nel ragazzo qualità importanti, inseriscono però nell'affare - un prestito con diritto di riscatto a favore dei bianconeri - una clausola di "recompra" o contro-riscatto, che permetterà loro di riprendersi il giocatore con un piccolo esborso se questo avrà dimostrato di avere le qualità per giocare ad alto livello.

Dopo due stagioni a Torino, in cui arrivano 27 reti in 93 presenze, Alvaro Morata finisce per essere prima riscattato dai bianconeri e poi "ricomprato" dal Real Madrid, che pare finalmente deciso a puntare su di lui: si tratta però di un'illusione, e pur segnando 20 gol in 43 partite il ragazzo capisce che la maglia di centravanti titolare indossata dal francese Benzema non è in discussione. Non potendo permettersi di perdere ancora tempo, e sentendo che in Premier League c'è una squadra, il Chelsea, che crede davvero in lui, lo spagnolo lascia definitivamente Madrid per trasferirsi a Londra nell'ambito di un'operazione che costa ai "Blues" 64 milioni di euro. Quasi dodici mesi dopo, Morata tira le somme del suo primo anno in Inghilterra con "Marca".

Il Chelsea ha la possibilità di vincere un titolo, e questa è una cosa che è sempre importante. Ci sono molte squadre che hanno avuto una buona stagione ma che non hanno vinto niente. In Inghilterra la FA Cup ha un grande valore. È stato un anno difficile per noi, eppure possiamo ancora vincere qualcosa.

Alvaro Morata con la maglia della JuventusGetty Images
Dal 2014 al 2016 nella Juventus, Alvaro Morata ha vestito la maglia bianconera 93 volte andando a segno in 27 occasioni.

"I Mondiali? Devo aspettarmi qualsiasi decisione"

Morata racconta le numerose difficoltà avute in questa stagione incontrate dal Chelsea e anche a livello personale: un buon inizio, con tanti gol e tanto ottimismo, ha lasciato poi spazio nel corso dei mesi a una stagione decisamente negativa, conseguenza di un infortunio non affrontato nel migliore dei modi e che lo ha condizionato fisicamente e anche mentalmente. Ha giocato pur non essendo al meglio, non ha mai recuperato pienamente e anche la squadra, a sei punti dal quarto posto che la qualificherebbe in Champions League quando mancano appena tre giornate, ne ha pagato le conseguenze.

Avrei preferito strapparmi un muscolo e stare fuori tre mesi che non sapere cosa stesse succedendo. Volevo giocare e continuare a segnare, ma non potevo. Non sapevo cosa avevo. Penso di aver fatto un errore, avrei dovuto fermarmi. Quando sei infortunato sei infortunato, puoi forse giocare una partita, ma non puoi andare avanti un mese. Oltretutto non sono stato molto fortunato in quel periodo, se avessi segnato allora qualcosa sarebbe cambiato.

Morata si riferisce alla percezione dei tifosi, delusi dalle sue prestazioni e da quelle della squadra: il misterioso fastidio alla schiena ha a lungo condizionato le sue prestazioni con i "Blues" e non è stato affrontato con la necessaria serenità, ma adesso che tutto sembra essere alle spalle lo spagnolo (15 gol in 45 partite in questa stagione) guarda avanti, ai Mondiali in Russia.

Mi piacerebbe andare, l'allenatore mi conosce e sa cosa posso dare dentro e fuori dal campo, ma sa anche che le mie prestazioni non sono state all'altezza di quanto richiesto. La possibilità di restare a casa esiste, il calcio è fatto di momenti. Se avessi segnato 30 gol avrei detto che ero sicuro di partire, ma adesso devo essere preparato per ogni decisione, anche se lotterò fino all'ultimo minuto.

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