5 maggio 1995: esce nei cinema inglesi "Hooligans" (I.D.)

Quattro poliziotti devono infiltrarsi in una delle curve più calde e pericolose d'Inghilterra: conosceranno un mondo tanto affascinante quanto violento, dove è facile perdere se stessi.

Locandina originale di Hooligans IMDb

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Il 5 maggio del 1995 usciva nelle sale inglesi "I.D.", arrivato in Italia l'anno successivo con il titolo "Hooligans" e probabilmente uno dei film più importanti mai girati sul controverso mondo del tifo estremo presente in Inghilterra e che ebbe il suo picco negli anni '80. Un mondo di cui tanto si è parlato e scritto, una realtà a volte ingenuamente mitizzata e spesso banalmente e superficialmente condannata a priori e che invece presenta mille sfaccettature diverse.

Dare un giudizio morale sul mondo degli hooligans - termine che nasce ispirandosi a una rissosa famiglia irlandese di fine '800 - non è comunque l'obbiettivo di questa pellicola diretta da Philip Davis, prolifico attore e regista inglese noto all'epoca per aver preso parte a "Quadrophenia" e soprattutto a "The Firm", pellicola uscita nel 1989 che raccontava in modo crudo e brutale lo scontro tra due bande di tifosi del West Ham e che lo aveva visto recitare nel ruolo dell'antagonista di Gary Oldman.

Nonostante il titolo - evidente tentativo di commercializzare il film da noi - "Hooligans" utilizza il mondo del tifo più estremo come cornice per una storia che parla di altro, e cioè del pericolo che si cela dietro qualsiasi identificazione di massa, sia che questa riguardi una curva, una squadra di calcio, una religione o un partito politico. Non a caso il titolo originale è "I.D.", ovvero l'abbreviazione di "documento d'identità". E del resto anche la tagline che accompagnò l'uscita della pellicola, prodotta dalla BBC, è piuttosto chiara.

Quando agisci sotto copertura ricordati una cosa...chi sei.

Scena del film "I.D." - "Hooligans" del 1995IMDb

Hooligans e il mito della Shadwell Army

John è un poliziotto estremamente insoddisfatto del suo lavoro: avendo grande fiducia nelle proprie capacità, ritiene di non avere mai avuto l'occasione giusta per emergere e per dimostrare realmente il suo valore, e quando viene convocato nell'ufficio del suo capo insieme a tre colleghi capisce che l'opportunità che stava aspettando da una vita si è finalmente presentata.

I vertici della polizia stanno da tempo indagando sul violento mondo del tifo organizzato, in particolare su un gruppo di tifosi dello Shadwell Town - squadra fittizia londinese - che potrebbero essere coinvolti in crimini molto più gravi di una qualche scazzottata: il sospetto è che il mondo degli hooligans altro non sia che una sorta di serbatoio che la criminalità organizzata e i leader di gruppi politici estremisti utilizzano per i propri interessi riuscendo a plasmare e plagiare le menti più fragili per perseguire i propri scopi.

John e i colleghi dovranno infiltrarsi nella frangia più estrema dei tifosi dello Shadwell Town prestando molta attenzione: i colleghi che li hanno preceduti sono stati scoperti e malmenati, ed è per questo che ai quattro viene fatto divieto categorico di recarsi al "Rock", il pub dove i "cani", come amano chiamarsi tra loro i tifosi più caldi dello Shadwell, amano riunirsi. Deciso a dimostrare il proprio valore, John ignora gli avvertimenti e convince i colleghi a correre il rischio: non può sapere che il pericolo più grande, per lui, non sarà quello di essere scoperto, ma semmai di scoprire davvero se stesso...

Reece Dinsdale in "Hooligans" - "I.D.", film del 1995IMDb

Accolto con poco entusiasmo alla sua uscita, "Hooligans" è un film che è stato rivalutato nel tempo e che rappresenta un'opera unica o quasi nel mondo del cinema legato al tifo calcistico più estremo. Per tutta la pellicola infatti assistiamo alla lenta quanto radicale trasformazione di John, che finisce per trovare al "Rock", nel pub con quelli che considera i suoi nuovi amici, tutte le soddisfazioni che gli mancano nella vita reale.

Se inizialmente infatti il poliziotto si getta spesso nella mischia per attirare l'attenzione dei capi, e scoprire eventualmente i loro traffici, mano a mano che il tempo passa appare evidente che nella violenza John sta trovando una propria gratificazione anche sociale, come se gli abbracci degli altri "cani", le bevute offerte, il rispetto crescente dei leader sostituissero tutto quello che non ha mai avuto fino a quel momento dal cosiddetto "mondo normale".

Pur affascinati da un mondo che presenta molti lati oscuri - ma che può raccontare anche di fratellanza, lealtà, amore e sacrificio per dei colori - i suoi colleghi riusciranno sempre a ricordare chi sono, da dove vengono e quale sia il loro compito: John, invece, pur avvicinandosi più di loro all'obbiettivo della missione finirà sempre più per rischiare di perdere se stesso, scoprendo passioni, istinti e desideri che forse non aveva mai sospettato di avere.

"Hooligans" è senz'altro un film da vedere, non fosse che per l'onestà e la schiettezza con cui descrive il mondo del tifo organizzato, riuscendo a raccontarne bellezza e lati oscuri senza lanciarsi in giudizi di sorta ma avvertendo di come certe realtà, che si basano su identificazione e spersonalizzazione, possano risultare davvero pericolose per chi è più fragile e finisce per lasciarsi travolgere dal "branco", lo stesso che però accoglie, protegge e gratifica.

Niente a che vedere con i film che lo hanno seguito come "Green Street Hooligans", il film di Philip Davis del 1995 è senz'altro meno "glamour" ma infinitamente più vero e brutalmente onesto. Un'opera da recuperare, che non si lancia in facili moralismi e che non strizza l'occhio a nessuno ma che mira a far riflettere su come il confine tra bene e male possa essere, a volte, davvero sottile.

Una scena del film "Hooligans"IMDb

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