I cinque peggiori arbitri della storia dei Mondiali di calcio

Da Byron Moreno, il giustiziere italiano, a Tschenscher, che fece azzoppare Pelé. Errori e malefatte dei direttori di gara peggiori dei campionati del mondo.

Bryon Moreno, il giustiziere dell'Italia di Trapattoni Getty Images

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La storia dei Mondiali è segnata da grandi giocate, momenti di svolta per le carriere dei calciatori, gol indimenticabili e innovazioni tattiche che hanno cambiato il futuro del calcio.

Alcune volte poi sono stati gli arbitri a diventare protagonisti in negativo, contravvenendo ad una regola non scritta ma sempre osservata, ovvero quella di non essere mai troppo condizionante ma semplice garante della correttezza delle regole.

Ripercorriamo gli errori più clamorosi e a loro volta storici dei direttori di gara in alcune delle più memorabili edizioni del campionato del mondo.

Byron Moreno, il giustiziere dagli occhi di pesce

Uno degli arbitri peggiori anche per quello che ha vissuto dopo la partita incriminata è sicuramente l'ecuadoregno Byron Moreno di cui purtroppo ricordiamo perfettamente le sue gesta. Ottavi di finale, Corea del Sud-Italia. Sembra facile per una squadra come la nostra che ha Vieri, Totti, Buffon, Maldini e tanto altro. Ma la Sud Corea gioca in casa e prima dell'inizio del match i tifosi espongono un enorme coreografia su cui è scritto "Again 1966", richiamando alla memoria quando ad eliminarci fu la Corea del Nord.

Accadrà proprio questo, grazie ad un arbitro che fece di tutto per eliminarci nella bolgia di Dajeon. Dopo pochi minuti dà subito un rigore inesistente parato da Buffon per poi annullare due gol azzurri, espellere Totti e innervosirci senza tregua. Nel primo tempo segna Vieri ma all'88 su errore di Panucci pareggia Seol. Al 117' l'Italia in 10 e piena di infortunati e ammoniti è trafitta da Ahn che gioca nel Perugia. Nel mondo passammo per i soliti piagnoni ma quando la Spagna ebbe la nostra stessa sorte nei quarti, i giornali iberici titolarono "L'Italia aveva ragione!"

Jorge Larrionda e il gol fantasma che ha condannato Fabio Capello

Bloemfontein, domenica 27 giugno 2010 va in scena uno dei grandi classici del calcio mondiale: Germania-Inghilterra. La partita inizia con il dominio territoriale tedesco. L'efficienza della squadra di Löw è impressionante e va subito sul 2-0 con gol di Klose e Podolski. Ma l'Inghilterra reagisce, segna Upton e pareggia Lampard. O meglio “pareggerebbe” perché arbitro e guardalinee riescono a non vedere una palla entrata di più di un metro nella porta di Neur.

Da quel momento in poi la furia inglese si smorza, i tedeschi riprendono ritmo e la partita termina 4-1 con altri due gol di Muller. I giornali inglesi il giorno successivo spareranno senza pietà contro Larrionda mentre quelli tedeschi fanno ricordare il vecchio conto in sospeso della finale del 1966. “Chi la fa, l’aspetti”.

Sergio Gonella e il silenzio sulle botte argentine nella bolgia del Monumental

La finale del campionato del Mondo di Argentina 1978 è fra due squadre molto fisiche. Da una parte la furia argentina, padrone di casa che gode delle entrate sempre al limite di Passarella, dall'altra la grande Olanda senza Cruyff ma con tanti giocatori che hanno una potenza fisica già futuristica. Le premesse di una partita focosa diventano ben presto realtà e sul campo viene messa in scena una battaglia in cui corpi che si scontrano e calci che fioccano non si contano.

Gli argentini fanno delle entrate che a vederle oggi chiameresti le forze dell’ordine e l'arbitro italiano Gonella quasi sempre lascia continuare o interviene in maniera troppo morbida per tenere in pugno una partita del genere. Gli olandesi sono così forti da riuscire a tenere il pareggio fino alla fine dei regolamentari e avere l'occasione di vincere con Resenbrink che prende il palo all'ultimo minuto. Nei supplementari l'Argentina vince con il secondo gol viziato da un fallo di mano di Bertoni e quell'Olanda ancora una volta si ferma in finale.

Quando Pelé e Garrincha vennero presi a calci dai difensori bulgari

Il Brasile arriva in Inghilterra nel 1966 con Pelé e Garrincha in pessime condizioni. La Perla Nera aveva problemi al ginocchio mentre Mané ormai soffriva troppo per i problemi che la gamba più corta di sei centimetri gli causava. A dare il colpo di grazia ai due gioielli verdeoro arrivò Dimitar Penev e la Bulgaria tutta che alla prima partita di quel Mondiale presero letteralmente a calci tutto quello che di giallo gli passava davanti. 

L'arbitro tedesco Kurt Tschenscher accettò qualsiasi intimidazione fisica da parte dei difensori bulgari, lasciando correre in momenti critici per la carriera dei due fenomeni brasiliani. Il Brasile vinse ma Pelé e Garrincha, malconci, giocheranno solo un'altra partita insieme in nazionale, contro l’Ungheria, e sarà la loro unica e sconfitta in maglia verdeoro.

Aston, l'arbitro inglese che permise la Battaglia di Santiago

Andarsi a giocare la partita qualificazione contro i padroni di casa del Cile all'Estadio Nacional non è il massimo. Mettiamoci anche che ci odiavano per la questione degli oriundi e perché Antonio Ghirelli e Corrado Pizzinelli sui rispettivi giornali descrissero il loro come un paese da terzo mondo ed ecco servita quella che è meglio conosciuta come la Battaglia di Santiago.

I cileni ci malmenano per tutta la partita, in particolare l'ala sinistra, Leonel Sánchez, il quale prende a pugni i nostri avendo come effetto l'espulsione di due italiani: Giorgio Ferrini e Mario David. In nove non reggiamo e perdiamo 2-0. Non si per quale motivo Aston pochi anni dopo presiederà la Commissione arbitrale della FIFA, inventando inoltre i cartellini.

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