Storie di calcio: David Arellano e il lutto eterno del Colo Colo

Fondatore e capitano del Colo Colo, maestro della rovesciata e protagonista di una morte tragica, David Arellano ha lasciato un ricordo indelebile nel calcio cileno.

David Arellano -

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La rovesciata è uno dei gesti tecnici più spettacolari a cui chi osserva una partita di calcio possa assistere, e com'è naturale che sia le sue origini si perdono in numerosi miti che le attribuiscono ideatori diversi da una parte all'altra del mondo. Si dice che fu utilizzata per la prima volta da un tale Squire, difensore del Corinthian, ma è soprattutto in Sud America che sono diversi Paesi a rivendicarne la paternità.

La versione più riconosciuta è quella che a utilizzarla per la prima volta fu un basco, Ramon Unzaga, che all'età di 12 anni si era trasferito con la famiglia in Cile: impegnato nel ruolo di centromediano, nel 1914 avrebbe eseguito per la prima volta la rovesciata davanti all'attonito pubblico dello stadio di Talcahuano, dov'era impegnato con la sua squadra, l'Estrella del Mar. Ripetendo il gesto nel Campeonato Sudamericano del 1920 finì per essere riconosciuto dagli appassionati sudamericani come il maestro di questa tecnica, rinominata Chilena proprio in suo onore.

Il primo grande campione del calcio in Cile fu però un altro, esploso proprio mentre Unzaga lasciava prematuramente questa terra ad appena 29 anni in seguito a un malore: il suo nome era David Arellano, era un attaccante rapido ed estremamente tecnico e avrebbe preso la Chilena per portarla dall'altra parte dell'Oceano. Qui avrebbe trovato una tragica fine, non prima però di scrivere la storia del calcio cileno al punto da essere eternamente ricordato.

David Arellano, idolo del Colo ColoCNN Chile

David Arellano, il maestro della chilena

Nell'aprile del 1925 Arellano altro non era che uno dei numerosi giovani che scalpitavano per giocare a calcio nelle poche squadre allora esistenti in Cile, un movimento talmente diradato da non permettere l'esistenza di un campionato nazionale. A Santiago aveva luogo da anni un torneo metropolitano, ma nonostante il talento mostrato in allenamento né Arellano né numerosi altri compagni venivano presi in considerazione dal comitato che dirigeva il loro club, il Magallanes: considerati acerbi, nonostante avessero da tempo superato i vent'anni, i giovani erano costretti ad assistere dalle tribune alle gare dei compagni più anziani e influenti, che forse proprio per questi motivi giocavano al loro posto.

Dopo l'ennesimo sopruso - l'elezione a capitano tramite votazione che viene invalidata dai dirigenti - David Arellano ne ha le tasche piene e lascia il Magallanes, convincendo diversi compagni a seguirlo: sono stanchi di aspettare, vogliono dimostrare a tutti di che pasta sono fatti, vogliono diventare dei veri campioni del football. Per questo motivo nasce, il 19 aprile del 1925 e in seguito a una serata di bevute in un bar del centro, quello che diventerà il più grande club del Cile. Il Colo Colo, che trae il suo nome dall'ultimo grande capo Mapuche capace di sconfiggere gli invasori spagnoli e che indosserà maglia bianca e pantaloncini neri: bianco come la purezza di spirito e l'onestà, nero come la serietà e l'abnegazione che chi indosserà quei colori dovrà mettere in campo.

Il successo è immediato, e non poteva essere altrimenti considerando i valori di quei giovani e la loro indubbia abilità nel trattare il pallone: il Colo Colo diventa immediatamente noto come lo squadrone "Invencibile", dato che la prima sconfitta arriva addirittura un anno dopo la fondazione. I vecchi e altezzosi calciatori del Magallanes vengono travolti da quella carica di talento e freschezza, perdono ripetutamente e sono costretti a mangiarsi le mani quando vedono David Arellano in azione: quello che veniva considerato solo un ragazzino, un niño, è capace di segnare in tutti i modi, dalla distanza o in dribbling, con tiri potenti oppure ben piazzati e addirittura con la Chilena, utilizzata da Unzaga soltanto come gesto tecnico fine a se stesso.

Primo idolo del calcio in Cile

Nel 1926 Arellano è la stella del sorprendente Cile che centra il terzo posto nel Campeonato Sudamericano, permettendo a una Nazionale che era sempre stata considerata una squadra-materasso di emergere e acquisire credibilità. Segna addirittura sette reti, laureandosi capocannoniere del torneo: quattro alla malcapitata Bolivia e tre al Paraguay, a dimostrazione che il calcio cileno si sta finalmente affermando.

Ma i tempi dei pionieri sono anche quelli dove i grandi campioni non guadagnano le cifre astronomiche di oggi, e in un Paese con un'economia non certo florida come il Cile di quegli anni soldi da investire, in quello che resta pur sempre un passatempo, non ce ne sono né è facile trovarne. Arellano e i compagni hanno dalla loro grinta, classe e passione, ma nessuno ha amicizie altolocate, e il Colo Colo finisce per passarsela così male da rischiare di sparire appena un anno dopo essere nato. 

Uno spiraglio di salvezza arriva da una possibile tournée in Europa, pratica allora molto utilizzata da quei club che hanno bisogno di entrate per sopravvivere in attesa di tempi migliori. Pur guidando la classifica del campionato cittadino, allora, il Colo Colo si ritira e parte per la Spagna: si tratta del primo club cileno di sempre a lanciarsi in questa lunga avventura in nave, e si dice che questo avvenga perché il pubblico spagnolo è ansioso di vedere in azione proprio lui, David Arellano, mentre esegue la sua famosa Chilena.

Il Colo Colo in tour e l'incidente fatale

Dopo aver toccato Ecuador, Cuba e Messico, il Colo Colo parte per l'Europa, dove giocherà una partita ogni tre giorni in Spagna dopo una breve puntata in Portogallo: il tour è un successo, la squadra si confronta con altri avversari e altre scuole calcistiche e ne esce sempre a testa alta, spesso vittoriosa, con Arellano che lascia a bocca aperta i presenti ogni volta che si libra in aria per colpire con la rovesciata.

Il 2 maggio del 1927 i cileni giocano la seconda partita in appena due giorni contro la Real Unión Deportiva, squadra di Valladolid. Sarà l'ultima partita del grande campione e capitano, che passata da poco la mezz'ora di gioco si lancia in aria per prendere un pallone alto e anticipare alcuni difensori: lo scontro sembra uno dei tanti che possono succedere nel calcio, ma nel groviglio dei corpi che cadono a terra il ginocchio di un difensore finisce per colpire violentemente allo stomaco il grande Arellano, che immediatamente stramazza al suolo.

Una notte di cure non basta a salvarlo: la botta rimediata ha causato una peritonite, e dopo alcune ore di agonia David Arellano scompare all'alba del 3 maggio 1927, quando non ha ancora compiuto 25 anni. Purtroppo il tour deve continuare, il Colo Colo ha assoluto bisogno dei soldi degli spagnoli e non può tirarsi indietro: con la morte nel cuore giocano un'altra ventina di partite, del resto questo è quello che sicuramente avrebbe voluto il grande capitano, che sognava per il Colo Colo un futuro radioso. Il campione viene seppellito nel cimitero che il club dedica ai suoi membri più onorevoli, e ancora oggi tutti i giovani che entrano a far parte della squadra devono giurare sull'anima di Arellano di onorare quella maglia che è diventata la più prestigiosa di tutto il Cile.

Eternamente in lutto

Il sogno di David Arellano Moraga, il maestro della Chilena, si è infatti tramutato in realtà: sopravvissuto al difficile periodo economico, il Colo Colo è diventato una superpotenza, conquistando 32 volte il campionato, 11 la Coppa del Cile e andando addirittura a vincere la Coppa Libertadores nel 1991. La maglia bianca, simbolo di purezza e onestà, è diventata la più ambita e amata in tutto il Paese, e dai giorni successivi a quel tragico 3 maggio del 1927 reca una banda nera che è valsa a giocatori e tifosi il soprannome di EnlutadosColoro cioè che sempre porteranno nel cuore il lutto per il grande Arellano, primo vero campione del calcio cileno che visse, e morì, per il Colo Colo, l'Eterno Campeón.

Ramon Unzaga inventò questa giocata sul campo del porto cileno di Talcahuano: con il corpo sospeso nell’aria, di spalle al suolo, le gambe lanciavano il pallone all’indietro nel repentino andirivieni delle lame di una forbice.

Ma questa acrobazia si chiamò la ‘cilena’ solo parecchi anni dopo, nel 1927, quando il club Colo-Colo viaggiò in Europa e l’attaccante David Arellano la esibì negli stadi di Spagna. I giornalisti spagnoli celebrarono la meraviglia di quella sconosciuta capriola e la battezzarono così perché era dal Cile che era venuta, come le fragole e la ‘cueca’.

Dopo aver segnato molti gol in volo, Arellano morì quello stesso anno, nello stadio di Valladolid, per uno scontro fatale con un terzino.

(Eduardo Galeano, "Splendori e miserie del gioco del calcio")

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