"Prime volte Mondiali" - Germania 1974, il primo rosso di Caszely

Nuovo appuntamento con gli amici di MondoFutbol.com: oggi parliamo del primo giocatore a cui venne mostrato il cartellino rosso, introdotto dai Mondiali del 1970.

Caszely

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Un'entrata durissima. Dopo 67 minuti di duelli tra scivolate e piccole scorrettezze. Il 14 giugno 1974 all'Olympiastadion di Berlino (Ovest) il turco Dogan Babacan, arbitro di Germania Ovest-Cile, espelle, sul risultato di 1-0 per i tedeschi, Carlos Humberto Caszely. L'attaccante della formazione sudamericana è reo di aver colpito da dietro il terzino della Nationalmannschaft Berti Vogts. In quell'occasione, per la prima volta nella storia dei Mondiali, viene mostrato un cartellino rosso.

Il sistema di sanzioni con “rossi” e "gialli” l'aveva pensato l'arbitro inglese Ken Aston, quello della “battaglia di Santiago” tra Italia e Cile nel 1962, dopo aver visto, nei quarti di finale del Mondiale del '66, il capitano dell'Argentina Antonio Rattin impiegare più di dieci minuti per uscire dal campo dopo essere stato espulso dal tedesco Rudolf Kreitlein.

L'idea dei colori gli era venuta guardando un semaforo e l'aveva portata fino alla FIFA, guidata dal suo connazionale ed ex fischietto Stanley Rous, che l'aveva introdotta ai Mondiali del 1970 in Messico. Per veder estrarre un cartellino rosso però bisognerà aspettare quattro anni e la decisione di Babacan. A essere punito non è un giocatore qualsiasi, né dentro né fuori dal campo.

Carlos Humberto CaszelyCaszely
Carlos Humberto Caszely

Mondiali Germania 1974, il primo rosso di Caszely

Classe 1950, discendente da immigrati ungheresi, Caszely gioca al Levante in Spagna ma è cresciuto e si è fatto conoscere al Colo-Colo, dove con i suoi gol si è guadagnato il soprannome di “Rey del metro cuadrado” e nel 1969, a non ancora 19 anni, ottiene la prima chiamata dalla Roja. Rosso però non è solo il colore della maglia, ma anche quello delle sue idee politiche.

Di estrazione operaia e con studi liceali alle spalle, Caszely non mai ha nascosto le sue simpatie per il governo socialista di Salvador Allende, deposto l'11 settembre 1973 da un golpe militare guidato dal generale Augusto Pinochet. Poco più di due mesi dopo quel colpo di Stato, il 21 novembre, il Cile si gioca con l'Unione Sovietica il pass per i Mondiali tedeschi nel ritorno di un doppio spareggio. Dopo lo 0-0 di Mosca, in quella che per i sudamericani è solo “la partita dei coraggiosi”, i cileni dovrebbero giocare il secondo match allo Stadio Nazionale di Santiago.

Dovrebbero, perché i sovietici, che non riconoscono il governo militare, si rifiutano di scendere in campo in quell'impianto, utilizzato per imprigionare i dissidenti. Le autorità cilene decidono comunque di far scendere in campo la Roja che al fischio d'inizio, dopo una serie di passaggi, segna un gol simbolico a firma di Francisco "El Chamaco" Valdés, che come Caszely ha idee progressiste. 

L’incontro fra Allende e CaszelyL’incontro fra Allende e Caszely
L’incontro fra Allende e Caszely

Si tratta di una delle poche volte in cui l'attaccante di origine magiara non esprime le sue idee. Come invece accade alla vigilia del Mondiale 1974, in occasione dell'incontro che la Nazionale ha con Pinochet prima della partenza per l'Europa: lì Carlos, la cui mamma è stata sequestrata per alcune settimane dalla polizia politica, non saluta il generale e si rifiuta di stringerli la mano. Come farà in tutte le occasioni in cui lo incontrerà. Una fama di ribelle che si ritorce contro Caszely anche nel momento in cui viene espulso contro la Germania Ovest.

“Caszely espulso per violazione dei diritti umani”, scrive la stampa di regime, che lo critica, lo sbeffeggia e lo accusa di essersi fatto espellere per non giocare contro la “comunista” Germania Est, successivo avversario dei cileni. Quel “rosso” e l'atteggiamento del giocatore incideranno molto sul rapporto tra Caszely e la nazionale cilena. Starà fuori per cinque anni, poi verrà richiamato e disputerà un altro Mondiale, quello di Spagna 1982.

Anche lì sarà criticato per un rigore sbagliato contro l'Austria che decreta l'eliminazione del Cile. Si prenderà un'abbondante rivincita, sia in campo che fuori. Idolo dei tifosi, nel 1988 sarà testimonial insieme a sua madre della campagna per il “No” nel referendum che mette fine alla dittatura di Pinochet. Perché si può essere espulsi dal campo, ma non dalla Storia.

[MondoFutbol.com]

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