Champions League, tutte le finali giocate dal Real Madrid nella storia

Le merengues hanno scritto la storia della più importante competizione continentale per club fin dalla sua nascita, giocando 15 finali e vincendone ben 12.

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La Champions League nasce nel 1955 con il nome di Coppa dei Campioni grazie all'iniziativa del quotidiano francese "L'Équipe": i redattori transalpini si chiedono da qualche anno quale sia la squadra più forte d'Europa, esaltati dalle frequenti sfide che hanno visto come protagonisti soprattutto gli inglesi del Wolverhampton, campioni nella terra degli ideatori del football, e l'Honved di Budapest, squadra che accoglie tra le sue fila la maggior parte dei protagonisti della "Squadra d'Oro" ungherese capace di restare imbattuta per quattro anni e caduta soltanto in finale ai Mondiali del 1954.

La FIFA raccoglie l'idea dei giornalisti francesi di un torneo che esprima la squadra di club più forte d'Europa, e pur temendo che l'importanza di questa competizione cancellerà l'interesse sia verso i campionati nazionali sia verso i campionati europei per nazionali che sono già in cantiere - e che avranno inizio nel 1958 - la UEFA deve accettare e istituire quello che diventerà il torneo per club più importante al mondo.

Nella prima edizione gli inglesi sono assenti, e ogni nazione può designare la squadra che preferisce senza che questa abbia necessariamente vinto il campionato. Dopo l'ottimo riscontro di pubblico e interesse quella che diventerà la Champions League accoglie le squadre inglesi e cambia formula: ogni nazione potrà iscrivere una sola squadra, e questa sarà la vincitrice del campionato precedente. Negli anni la formula verrà cambiata numerose volte, ma il torneo manterrà inalterato il suo fascino fino ai giorni nostri e nell'immaginario collettivo sarà facilmente associato al Real Madrid, club che proprio sulla Coppa Campioni/Champions League costruirà la sua leggenda.

La storica linea d'attacco del primo grande Real MadridUEFA

Champions League, tutte le finali disputate dal Real Madrid

Il Real Madrid nel corso della sua storia ha disputato 15 volte la finale della massima competizione europea per club, alzando il trofeo al cielo in 12 occasioni. I Blancos si sono imposti nella prima storica edizione, dando così il via a un'incredibile storia di successi che hanno consacrato il mito di quello che per molti è considerato il club più importante al mondo. Il Real Madrid detiene il record di cinque finali consecutive giocate e vinte.

in corsivo le sconfitte

13 giugno 1956: Real Madrid v Stade Reims 4-3

Nella primissima edizione della Coppa dei Campioni ogni federazione può iscrivere la squadra che preferisce, così se alcuni Paesi preferiscono mandare i campioni in carica altri si fanno rappresentare da squadre giunte ben lontane dalla vetta: è il caso dei polacchi del Gwardia Varsavia (quarti nel loro campionato), degli scozzesi dell'Hibernian (quinti) e del Servette, giunto addirittura sesto nel campionato svizzero.

In finale arrivano comunque due squadre che hanno vinto il proprio campionato, gli spagnoli del Real Madrid e i francesi dello Stade Reims: si gioca proprio in Francia, al "Parco dei Principi", davanti a circa 40mila spettatori. Per ottenere la loro prima affermazione i Blancos faticano moltissimo, superando agevolmente al primo turno il Servette e poi dovendo sudare le proverbiali sette camicie per avere la meglio su Partizan Belgrado e Milan.

La finale è altamente spettacolare, e mette di fronte due squadre fortissime e due tra i migliori giocatori al mondo, Alfredo Di Stefano e Raymond Kopa. Nella prima mezz'ora arrivano ben quattro gol: doppio vantaggio francese con Leblond e Templin e rimonta del Real con Di Stefano e Rial. E se la prima frazione di gioco èstata spettacolare, la seconda non è da meno: Stade Reims ancora in vantaggio con Hidalgo ma poi incapace di contenere il forcing degli spagnoli, in gol con Marquitos e ancora con Rial per il 4-3 finale che consegna loro la vittoria. Inizia così la leggenda della Coppa dei Campioni e, con essa, quella del Real Madrid.

30 maggio 1957: Real Madrid v Fiorentina 2-0

Ben 124mila spettatori riempiono le tribune del "Santiago Bernabeu" di Madrid il 30 maggio del 1957, un entusiasmo incontenibile dovuto alla seconda finale della Coppa dei Campioni e soprattutto al fatto che vi prendano ancora parte gli eroi che quello stadio è solito applaudire, i campioni in carica del Real Madrid. Avversaria è la Fiorentina, rappresentante di una scuola tradizionalmente ostica come quella italiana e dotata di tanti buoni giocatori e un campione assoluto, l'ala brasiliana Julinho.

Per arrivare al secondo appuntamento con la storia il Real Madrid ha dovuto superare il Rapid Vienna dopo ben tre partite: alla vittoria per 4-2 in Spagna era infatti seguito un 3-1 incassato in Austria, e non esistendo la regola dei gol in trasferta era stato necessario uno spareggio, giocato a Madrid e vinto 2-0. Dopo aver sconfitto agevolmente il Nizza, poi, i Blancos se la sono dovuta vedere con i campioni inglesi del Manchester United, superati con qualche patema.

La finale contro la Fiorentina ha inizio alle 17,30 invece che alle 20,30 su esplicita richiesta del club viola, non abituato a giocare sotto la luce dei riflettori. Il Real è stato rinforzato con l'acquisto di Kopa, sconfitto l'anno precedente con lo Stade Reims, ma a lungo non riesce a superare la ferrea difesa viola: serve un rigore, concesso dall'arbitro olandese Horn per un fallo nettamente fuori area su Mateos, per spianare la strada agli spagnoli, che realizzano con Di Stefano e poi colpiscono in contropiede con Gento conquistando così il secondo trofeo su due edizioni, seppur tra vibranti polemiche.

28 maggio 1958: Real Madrid v Milan 3-2 (d.t.s.)

La Coppa dei Campioni 1957/1958 presenta due squadre spagnole al via, ai tempi una vera anomalia derivante dal fatto che in campionato Di Stefano e compagni sono stati clamorosamente superati dal Siviglia. Sarà proprio il Real Madrid a eliminare i connazionali, travolgendoli 8-0 e 2-2 dopo aver già fatto fuori nettamente i belgi dell'Anversa.

Superato anche il Vasas Budapest, gli uomini allenati per l'occasione da Luis Carniglia si trovano in finale ancora una squadra italiana, il Milan che può contare su campioni come Cesare Maldini, Nils Liedholm e soprattutto Juan Schiaffino, forse il miglior regista dell'epoca. È proprio l'uruguaiano, eroe otto anni prima per la sua nazione nel famoso Maracanazo, a sbloccare il risultato al 59' con un gran tiro che non dà scampo al portiere e capitano merengues Juanito.

La partita si accende improvvisamente, e nel giro di cinque minuti arrivano altri tre gol: prima, al 74', il pari madrileno con Di Stefano, poi il nuovo vantaggio dei rossoneri firmato da Grillo al 78' e appena un minuto dopo il nuovo pari dei campioni in carica con Rial. Per la prima volta la finale si conclude ai supplementari, dove Gento trova il gol della vittoria con un tiro fortunoso che supera Soldan, sostituto tra i pali del Milan del titolare Lorenzo Buffon. Per il Real Madrid sono tre successi su tre edizioni.

3 giugno 1959: Real Madrid v Stade Reims 2-0

Nella quarta edizione della Coppa dei Campioni il Real Madrid parte ancora con i favori del pronostico, dato che salvo poche eccezioni la squadra è di fatto la stessa che è sempre stata capace di imporsi fin da quando il torneo è venuto alla luce. Ancora una volta per Di Stefano e compagni è previsto uno scontro fratricida, stavolta in semifinale contro i concittadini dell'Atletico Madrid che vengono superati soltanto allo spareggio con un sofferto 2-1.

Prima dei Colchoneros il Real ha eliminato il Besiktas e il Wiener Sports-Club, mentre gli avversari dello Stade Reims, gli stessi del 1956, hanno fatto fuori facilmente i nord irlandesi dell'Ards e i finlandesi dell'HPS e poi Standard Liegi e Young Boys con due belle rimonte al ritorno dopo aver perso la gara d'andata.

La stella dei francesi è Just Fontaine, strepitoso bomber nato in Marocco che sta vivendo il suo anno di grazia: ai Mondiali di Svezia si è laureato capocannoniere con 13 gol in 6 partite, e in Coppa Campioni si conferma re del gol andando a segno 10 volte. Non basta però per sconfiggere il Real Madrid, come non basta l'infortunio occorso a Kopa che limita l'apporto dell'ex a favore dei Blancos: le reti di Mateos e Di Stefano, entrambe in apertura delle due frazioni di gioco, sanciscono la netta vittoria del Real Madrid, che per la quarta volta su quattro porta a casa la coppa.

18 maggio 1960: Real Madrid v Eintracht Francoforte 7-3

Nella stagione 1959/1960 il Real Madrid è al massimo del suo splendore: la squadra si è rinforzata con gli arrivi in attacco del potente brasiliano Canario, del dinamico interno del Sol - futura stella della Juventus - e soprattutto con l'ingaggio di Ferenc Puskas, fuggito durante la rivoluzione ungherese con i compagni dell'Honved e dimostratosi ancora tra i migliori calciatori al mondo nonostante l'età ormai avanzata.

Superati in scioltezza i lussemburghesi del Jeunesse d'Esch e i francesi del Nizza, i campioni in carica hanno la meglio in semifinale contro l'ennesima avversaria spagnola, il Barcellona, eliminato con un doppio 3-1. Loro avversari, all'Hampden Park di Glasgow, saranno i sorprendenti tedeschi dell'Eintracht Francoforte, fortunati nei turni precedenti alla semifinale a pescare avversari di scarso spessore ma bravi nel penultimo atto a fare fuori i Rangers Glasgow con due eloquenti vittorie per 6-1 e 6-3.

In finale, tuttavia, i tedeschi nulla possono contro lo strapotere della coppia offensiva formata da Di Stefano e Puskas, probabilmente all'epoca i due migliori giocatori del pianeta dopo Pelé e Garrincha e di certo i migliori d'Europa. La dimostrazione è il 7-3 con cui il Real Madrid porta a casa la quinta Coppa dei Campioni, punteggio che porta la firma esclusivamente delle sue due stelle offensive: Di Stefano segna una tripletta, Puskas addirittura un poker. È nato il primo Real galactico, e i testimoni sono i quasi 130mila spettatori che assistono a una partita senza storia.

Alfredo Di StefanoGetty Images
"La Saeta Rubia" Alfredo Di Stefano, leader del primo grande Real Madrid e per diversi critici il miglior calciatore di sempre.

2 maggio 1962: Real Madrid v Benfica 3-5

Nell'edizione 1960/1961 il Real Madrid viene eliminato dal Barcellona, una caduta che Di Stefano e compagni vogliono dimenticare l'anno successivo andando a riprendersi la coppa che fino a quel momento gli era sempre appartenuta. I Blancos dimostrano grande determinazione, superando agevolmente gli ungheresi del Vasas e i danesi del B1913 e quindi avendo la meglio sulla coriacea Juventus e sullo Standard Liegi in semfinale.

I madrileni raggiungono Amsterdam, dove si giocherà la finale, convinti di non poter fallire gli appuntamenti decisivi come effettivamente è sempre successo in passato, ma non hanno fatto i conti con gli avversari nonché campioni in carica, i portoghesi del Benfica allenati da Bela Guttman e guidati in campo da Eusebio, "la Pantera Nera", attaccante dotato tanto di tecnica individuale quanto di fisicità.

Non basta una doppietta di un sempre ispiratissimo Puskas a indirizzare la gara nei giusti binari: il doppio vantaggio spagnolo viene infatti annullato dalle reti di Aguas e Cavem, e anche se poco prima dello scadere del primo tempo il Real torna a condurre ancora con Puskas, nel secondo tempo sale in cattedra proprio Eusebio. L'asso venuto dal Mozambico prima serve a Coluna il pallone del pareggio, poi si procura e realizza un rigore e infine chiude la gara con un'altra pregevole conclusione. Finisce 5-3 per il Benfica, per la prima volta nella sua storia il Real Madrid torna da una finale con le mani vuote.

27 maggio 1964: Real Madrid v Inter 1-3

Passano due stagioni e il Real Madrid ha nuovamente la possibilità di issarsi sul tetto d'Europa. La squadra, che di base è la stessa che ha dominato le prime edizioni della Coppa dei Campioni, è però giunta alla fine di un ciclo: Di Stefano e Puskas hanno 37 anni, Gento 33, e anche se il percorso che porta i Blancos alla fine è brillante l'unico avversario di prestigio affrontato è il Milan, superato a fatica.

L'Inter invece è nel bel mezzo di un ciclo vincente che porterà in quattro anni tre Scudetti e due Coppe dei Campioni, una squadra unita e coriacea che Helenio Herrera ha creato mettendo insieme un mix di campioni tra cui spiccano Burgnich, Facchetti, Picchi, Jair, Corso e Sandro Mazzola, figlio del mai dimenticato Valentino che guidava il Grande Torino negli anni precedenti alla nascita della coppa.

Forse Sandro non è all'altezza del papà, ma di certo è un campione di livello assoluto e lo dimostra nella finale che l'Inter domina al Praterstadion di Vienna, dove gli oltre 70mila spettatori presenti vedono la difesa nerazzurra annullare i grandi campioni dell'attacco del Real Madrid, colpito invece dalle letali incursioni del figlio d'arte, che apre e chiude una partita mai in discussione che si conclude con un netto 3-1. Per la seconda volta consecutiva il Real cade in finale: non succederà più.

11 maggio 1966: Real Madrid v Partizan Belgrado 2-1

Nel 1966 il calcio ha cominciato un cambiamento che lo porterà verso quello che è oggi. Lo si può intuire sia dal fatto che il Real Madrid ammaina due bandiere come Di Stefano e Puskas - l'ungherese si ritirerà alla fine di questa stagione - sia dal fatto che ormai tutte le squadre di alto livello stanno abbandonando il Sistema per schierarsi con la difesa a quattro.

I Blancos presentano numerose novità soprattutto in attacco, dov'è rimasto il solo Gento, capitano, a guidare una linea offensiva che comprende Serena, Amancio e il canterano Ramon Grosso, con Puskas che spara le sue ultime cartucce, sempre di grande qualità, ma che nel finale di stagione finisce per eclissarsi. Il Real supera nell'ordine Feyenord, Kimarnock, Anderlecht e l'Inter campione in carica, vendicando così la sconfitta patita due anni prima.

In finale trova il misterioso Partizan Belgrado, prima squadra dell'Est Europa a raggiungere la finale di Coppa dei Campioni e capace di elminare nel turno precedente il fortissimo Manchester United. Tra gli jugoslavi spicca il difensore Velibor Vasovic, che sarà di fatto uno dei tasselli del "Calcio Totale" all'Ajax, ed è proprio lui a portare in vantaggio a sorpresa i suoi al 55': è un'illusione, dato che arrivano prima il pari di Amancio e poi la rete decisiva di Serena. Il Real Madrid torna ad alzare la Coppa, seppur dopo un percorso non brillantissimo: c'è la speranza di un nuovo ciclo, e nessuno può immaginare che per tornare alla vittoria dovranno attendere altri 32 anni.

27 maggio 1981: Real Madrid v Liverpool 0-1

Negli anni '70 il calcio ha continuato a cambiare, e la Coppa dei Campioni è stata prima dominata dalle squadre olandesi e poi, nella seconda metà della decade, dal rinato movimento inglese. Nel 1981 l'Inghilterra piazza per la quinta volta consecutiva una sua squadra nella finale della più importante competizione europea: è il Liverpool di Bob Paisley, già trionfatore nel biennio 1977/1978 e che poi ha lasciato lo scettro al Nottingham Forest di Brian Clough in altre due occasioni.

Nel 1981 i Reds tornano a dettar legge, forti di una squadra straordinaria che annovera tra le sue fila campioni assoluti come Clemence, Kennedy, Souness, Dalglish e McDermott. Trascinato proprio dalle reti di quest'ultimo, il Liverpool supera di slancio l'Oulun Palloseura, l'Aberdeen, il CSKA Sofia e in semifinale, con grande fatica, il temibile Bayern Monaco. Il Real Madrid è guidato da Vujadin Boskov e vanta buone individualità come Juanito e Santillana, ma parte sfavorito.

La finale torna ad essere giocata a Parigi, nel Parco dei Principi che 25 anni prima aveva visto i Blancos sollevare al cielo la prima Coppa dei Campioni: molte cose sono cambiate, la squadra che un tempo dominava il calcio europeo è adesso una buona compagine, ma ben lontana da certe vette di assoluta grandezza. La partita è piuttosto noiosa, molto tattica, e viene sbloccata nel finale da una letale incursione di Alan Kennedy, che sorprende la difesa spagnola e decide la gara. Per il Real è la terza sconfitta, l'appuntamento con la gloria è ancora rimandato.

20 maggio 1998: Real Madrid v Juventus 1-0

Dopo la sconfitta contro il Liverpool, il Real Madrid deve attendere ben 17 anni per avere nuovamente la possibilità di disputare una finale di Coppa dei Campioni, e quando questa arriva, nel 1998, non ha certo i favori del pronostico. Nonostante un brillante percorso in coppa, e pur potendo disporre di campioni di assoluto valore come Roberto Carlos, Redondo, Seedorf, Raul e Morientes, gli spagnoli hanno di fronte un ostacolo apparentemente insormontabile.

È la Juventus di Marcello Lippi, fresca vincitrice dello Scudetto e alla sua terza finale consecutiva. I bianconeri possono vantare un attacco straordinario, con Zidane in supporto alla coppia formata da Inzaghi e Del Piero, e alla classe di questi abbinano la muscolarità e la concretezza di giocatori di spessore come Davids e Deschamps, difensori di qualità come Montero e un portiere affidabile come Peruzzi.

La partita, tuttavia, ha un andamento incerto: parte bene la Juventus, ma lentamente il Real recupera il controllo della gara riuscendo a isolare Zidane e tagliando i rifornimenti all'attacco. Un improvviso lampo di Mijatovic, partito in un presunto fuorigioco che non sarà mai davvero chiarito ma che ai più appare evidente, sblocca la gara al 66', e nonostante gli italiani si gettino in attacco con foga mancano di precisione e si infrangono contro il portiere Illgner. Finisce 1-0 per il Real Madrid, che tra le polemiche può sollevare la coppa, rinominata da qualche anno Champions League, dopo ben 32 anni di digiuno.

Il Real Madrid conquista la Coppa dei CampioniGetty Images

24 maggio 2000: Real Madrid v Valencia 3-0

Vincere aiuta a vincere. Lo sapevano i grandi del passato come Di Stefano e Puskas, non vuole dimenticarlo il Real Madrid che si appresta a chiudere il XX secolo e che non vuole più che passino tanti anni da un trionfo all'altro. Quella che conquista la prima Champions League del secondo millennio è forse la squadra più solida e concreta tra quelle viste fino a quel momento in casa delle merengues.

Una squadra poco spettacolare ma molto solida, capace tra quarti di finale e semifinale di eliminare le due compagini che l'anno precedente si sono giocate la finale, Manchester United e Bayern Monaco. In finale gli uomini guidati da Del Bosque sono attesi dal derby spagnolo con il Valencia, guidato dal tecnico argentino Hector Cuper e che può contare su un ispiratissimo Mendieta, centrocampista a tutto campo, su una difesa solida e su un attacco rapido e letale.

Tuttavia la squadra si sciogie come neve al sole nella finale che va in scena allo Stade de France davanti a oltre 80mila spettatori: il Real soffre giusto i primi minuti, quindi prende le misure di un avversario teso ed emozionato e poi colpisce in rapida successione con Morientes, McManaman e Raul. Finisce 3-0, e l'ottavo trionfo per i Blancos.

15 maggio 2002: Real Madrid v Bayer Leverkusen 2-1

Appena due anni dopo il trionfo sul Valencia il Real Madrid centra ancora la finale. È iniziata l'epopea dei Galacticos, e il club ha cominciato a collezionare campioni come se fossero figurine, riunendoli in una squadra straordinaria per qualità tecnica e fantasia. A Raul e Morientes si sono infatti aggiunti due fenomeni assoluti come Luis Figo e Zinedine Zidane, strappati a suon di milioni da Barcellona e Juventus.

Dopo aver superato agevolmente il girone di qualificazione, Zidane e compagni riescono ad avere la meglio nei turni ad eliminazione diretta di colossi come Bayern Monaco e Barcellona, e si presentano alla finale dell'Hampden Park di Glasgow contro la sorpresa Bayer Leverkusen con gli ovvi favori del pronostico. In Scozia, peraltro, il Real ha già vinto una finale nel 1960 e proprio contro un club tedesco, l'Eintracht Francoforte che fu distrutto 7-3.

Era un altro calcio, forse, ma il risultato finale comunque non cambia: ancora una volta i Blancos hanno la meglio grazie a classe ed esperienza, con la prima che permette a Zidane di segnare il gol decisivo con uno splendido tiro al volo (dopo il vantaggio spagnolo di Raul e l'immediato pari di Lucio) e la seconda che gli consente di condurre in porto la gara controllando i poco scafati avversari, che in quella stagione riescono ad arrivare secondi in ogni competizione a cui partecipano.

24 maggio 2014: Real Madrid v Atletico Madrid 4-1 (d.t.s.)

Per ritrovarsi a giocare una finale di Champions League il Real deve attendere ben 12 anni, il tempo necessario per costruire una nuova dinastia di campioni. Un periodo lungo ma che porterà i suoi frutti, dato che per molti osservatori la squadra che conquista la Décima è la più forte di sempre, sensazioni che negli anni successivi saranno confermate dai trionfi.

La squadra può vantare un centrocampo straordinario con Modric, Khedira e Di Maria e un attacco atomico formato da Benzema, Bale (pagato oltre 100 milioni di euro) e Cristiano Ronaldo, a detta di tanti il più forte giocatore al mondo e autentico simbolo di una squadra che vuole tornare grande. Dopo aver eliminato nei turni a eliminazione diretta ben tre squadre tedesche (Schalke 04, Borussia Dortmund e Bayern Monaco) i Blancos si trovano ad affrontare in finale i cugini dell'Atletico Madrid, alla loro prima finale.

È la prima volta che il più importante torneo continentale è viene giocato come un derby cittadino: i tifosi di entrambe le squadre invadono l'Estadio da Luz della vicina Lisbona, e vedono l'Atletico portarsi inaspettatamente in vantaggio con un bel colpo di testa del difensore uruguaiano Godin. È ancora un difensore, Sergio Ramos, a rimettere in partita il Real proprio all'ultimo tuffo, portando la partita ai tempi supplementari. Qui i Colchoneros crollano fisicamente e soprattutto mentalmente, subendo in rapida successione le reti di Bale, Marcelo e Cristiano Ronaldo. Il Real trionfa ancora, e aprirà un ciclo.

28 maggio 2016: Real Madrid v Atletico Madrid 1-1 (d.t.s.), 5-3 (c.r.)

Due anni dopo la finale di Lisbona, l'incredibile si ripete: anche l'atto finale della Champions League 2015/2016, che va in scena a Milano, vede come protagonisti Real e Atletico Madrid, due squadre tanto diverse a livello di filosofia calcistica quanto capaci di confermarsi ad altissimo livello.

Il mondo è sempre più ai piedi di Cristiano Ronaldo, insidiato soltanto da Messi come miglior calciatore al mondo e che si distingue con la tripletta che stende il Wolfsburg ai quarti di finale e che ribalta con il 3-0 la sconfitta 0-2 patita in Germania. L'impresa vera la compie però l'Atletico allenato da Simeone, che fa fuori il Barcellona e il Bayern Monaco e raggiunge nuovamente l'atto conclusivo del torneo mostrando grande carattere.

La partita risulta tesa e vibrante come quella andata in scena due anni prima: stavolta è il Real a condurla per la maggior parte del tempo, in virtù del vantaggio firmato dal solito Sergio Ramos - difensore con il vizio del gol - e di un rigore sbagliato dai bianco-rossi con Griezmann. Quando tutto sembra finito però ci pensa il belga Carrasco a riportare la parità, e dato che i supplementari non cambiano niente bisogna ricorrere ai calci di rigore. Qui l'esperienza dei Blancos e l'inevitabile emozione dei Colchoneros, a un passo da un'impresa storica, portano al fatale errore di Juanfran. Pur soffrendo molto, il Real è ancora campione.

3 giugno 2017: Real Madrid v Juventus 4-1

Al Millennium Stadium di Cardiff va in scena, il 3 giugno 2017, una partita che potrebbe cambiare di moltissimo gli equilibri del calcio mondiale: il Real Madrid ha raggiunto la terza finale in quattro anni e sembra ormai essere tornato a dominare l'Europa come ai tempi di Di Stefano, la Juventus invece è l'ultima esponente di un calcio italiano che vive un momento di crisi ma che grazie ai bianconeri ha centrato la seconda finale in tre anni.

La prima i bianconeri l'hanno persa contro il Barcellona, colpevoli forse di non averci creduto abbastanza, e la seconda intendono vincerla. Alla vigilia non sono pochi gli osservatori che puntano sulla squadra guidata da Allegri, capace di eliminare Porto, Barcellona e Monaco grazie a un collettivo solido e compatto e a una difesa che sembra impenetrabile. Il Real ha avuto la meglio su avversarie forse persino superiori (Napoli, Bayern Monaco e gli onnipresenti cugini dell'Atletico in semifinale) ma l'inarrestabile cammino in Serie A della Juventus spinge la stampa a credere nell'impresa.

In effetti questa pare materializzarsi quando al 27' Mario Mandzukic realizza con una spettacolare rovesciata il gol che pareggia quello segnato poco prima da Cristiano Ronaldo. La Juventus chiude il primo tempo con qualche recriminazione, dato che per quanto si è visto in campo avrebbe meritato il vantaggio, ma nel secondo tempo la squadra sembra essere rimasta negli spogliatoi. Ci vuole un gran tiro di Casemiro, deviato in modo imparabile per Buffon, a sbloccare la gara, ma poi il Real dilaga ancora con Cristiano Ronaldo e poi archivia la pratica con il 4-1 firmato dal giovane Asensio. La dodicesima coppa è in bacheca.

Il Real Madrid alza la Coppa dei Campioni 2017Getty Images

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