NBA: il cuore dei Celtics e il controllo di Warriors e Rockets

Le prime gare uno di semifinale di conference mostrano degli incredibili Celtics, dei Warriors che entrano in ritmo e dei Rockets notevoli.

I Celtics domano i Sixers

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I playoffs NBA entrano nel vivo e con solo otto squadre rimaste in lizza il livello si alza, anche se le gare uno di semifinale di conference hanno già dato indicazioni importanti. Come sempre succede, dare delle valutazioni definitive dopo solo 48 minuti sarebbe sbagliato, ma di certo ci sono notazioni importanti tra cui quella degli infortuni che ormai sembra una piaga indebellabile di questi playoffs e di tutta la storia recente NBA.

I Celtics stanno giocando senza Kryie Irving e Gordon Hayward, ovvero le pietre miliari del loro mercato estivo e del futuro, ma in gara uno hanno dovuto fare a meno anche di Jaylen Brown, infortunatosi nella vittoriosa gara sette contro i Bucks. I Warriors riaccolgono Steph Curry solamente in gara due, mentre gli Utah Jazz hanno dovuto fare a meno di Ricky Rubio nel primo atto contro gli Houston Rockets a causa dell’infortunio rimediato nella serie precedente contro i Thunder. Da queste defezioni ne nasce un quintetto che potrebbe agevolmente ambire alla finale di conference e giocarsela con tutte le squadre rimaste in gara; se poi anche LeBron James mostra lati d'umanità arrivando esausto alla conferenza stampa dopo gara 7 contro i Pacers, vuol dire che queste stagioni NBA logorano come dalla poltrona non possiamo nemmeno immaginare.

La prima partita andata in scena è stata quella tra Golden State Warriors e New Orleans Pelicans, dove Kerr ha stupito tutti mandando in quintetto Nick Young. Quello che si pensava in sede di preview si è puntualmente verificato e infatti ciò che aveva letteralmente ammazzato i Blazers nella scorsa serie, ovvero il pick and roll, non ha avuto gli stessi effetti. Le percentuali sia di un Holiday fin li perfetto, sia di Rondo, confermano quanto Gentry dovrà trovare nuove ispirazioni per mettere in difficoltà l’avversario. Da gara due sopraggiungerà un nuovo problema, ovvero che Steph Curry sarà in campo e, come riportato da Steve Kerr, non avrà restrizioni sul minutaggio, facendo pensare a uno suo rientro al 100%.

Al Horford, l'ancora di salvezza dei Celtics

NBA: tante assenze ma il cuore Celtics è indistruttibile

Se ad altre latitudini europee c’è chi cerca sempre scuse per questa o quell’assenza nel roster, una situazione fisica precaria o qualsiasi altro stratagemma per giustificare inopinate sconfitte, i Boston Celtics mostrano il cuore e i muscoli proprio nei momenti più bui. Ormai conclamate le assenze delle due stelle, per gara uno si aggiunge quella di Brown (che spera di recuperare per gara due), eppure la prestazione dei biancoverdi è ai limiti della perfezione. Stevens utilizza molto Marcus Morris in prima istanza su Simmons e subisce dall’australiano solo sui cambi difensivi. Patisce sì la buona prova di Embiid, ma toglie completamente il tiro da tre punti a Covington, Belinelli e Redick (3-13 per loro in un deficitario 5-26 collettivo).

In attacco invece si è affidato alla sapienza infinita di Al Horford (26 con 10-12 dal campo) che nelle ultime due gare ha fatto da condottiero, trovando un Terry Rozier da fantascienza (29 con 11-18) e l’ormai solito Jayson Tatum da 28. Questa vittoria per 117-101 è l’ennesimo clinic di coaching da parte di Stevens che è lungi dall’avere in tasca la serie, ma ha dimostrato ancora una volta che razza di mente cestistica sia anche per gli altissimi standard NBA.

Chris Paul contro Rudy Gobert

Houston vola anche se Mitchell…

I Rockets si avvantaggiano dell’assenza di Ricky Rubio nel primo atto della serie e sostanzialmente banchettano sui Jazz mettendo in mostra quello che sarà il leit motiv della serie. Se Gobert è stato cruciale contro Westbrook per coprire il ferro, con Harden e Paul rischia di diventare un minus per i suoi, perché il midrange di CP3 e le improvvisazioni di Harden potrebbero toglierlo dalla contesa molto presto, penalizzando dei Jazz che in sostanza devono arrabattarsi contro un campo larghissimo come quello che propone D’Antoni.

Di certo c’è un Donovan Mitchell che sembra non avere limiti e anche in tutte le difficoltà ha prodotto una gara da 21 punti e tante giocate ascrivibili molto più a un veterano che a un rookie. Il suo talento e la sua innata concretezza sono un piacere per gli occhi e questo ragazzo ha tutto per dominare l’NBA futura, anche se per questa volta i Rockets sembrano davvero di un altro pianeta.

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