NBA: fallimento Thunder contro i Jazz e l'estate in mano a Paul George

Paul George stecca l'ultima, Anthony delude e Westbrook è ancora solo sull'isola. I Thunder salutano anzitempo i playoffs NBA 2018.

Playoff P stecca l'ultima partita

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Ci sono degli scenari che cambiano in modo repentino e altri che sembrano ritornare costantemente, quasi come una maledizione. Gli Oklahoma City Thunder sono stati eliminati dagli Utah Jazz in sei partite al termine di una stagione che doveva vederli come protagonisti assoluti e invece li ha messi sul banco degli imputati come una squadra inconsistente in regular season e inconcludente nei playoff. Se due anni fa c'era il rammarico per aver buttato al vento l’occasione di cambiare la storia facendosi rimontare un 3-1 dai Warriors vedendo poi andare via la propria stella Kevin Durant esattamente dal nemico, quest’anno si tramuta in paura dopo una stagione mediocre e lo spettro di un altro top free agent in possibile partenza come Paul George.

Utah ha controllato la serie sin da quando in gara due è riuscita a violare la Chesapeake Arena prendendosi il fattore campo. Le due gare di Salt Lake City hanno visto dei Thunder a ruota e mai davvero in grado di poter ristabilire le gerarchie, alla mercè prima del pick and roll di Rubio, poi delle triple di Ingles e alla fine di un talento da elitè come Donovan Mitchell che nella decisiva gara sei non solo ha messo a referto 38 punti (record in un elimination game per un rookie in NBA da 31 anni a oggi), ma ha dominato il terzo quarto quando i suoi avevano più bisogno di lui, scherzando Paul George e annichilendo qualunque difensore andasse sulle sue piste.

Se in campo quasi ogni matchup è andato a favore dei Jazz, limando il chiaro gap di talento, in panchina Quin Snyder non ha nemmeno fatto vedere la targa a Billy Donovan, che per la prima volta è stato davvero sopraffatto dall’avversario. La circolazione di palla e soprattutto una difesa mirata hanno messo in difficoltà Westbrook e compagni per tutte le sei partite e sebbene ci fosse un chiaro quintetto da utilizzare per Donovan, ovvero quello senza Anthony, il coach ex Florida non se l’è sentita di cavalcarlo, non abbandonando la sua (ex) stella e pagandone le conseguenze con l’eliminazione.

Il fallimento di Melo

NBA: Anthony fallisce miseramente la redenzione

Se a New York tutti i problemi dei Knicks venivano addossati a Melo anche oltre le sue lecite colpe, a OKC si sarebbe trovato nella situazione di poter essere ciò che è stato Chris Bosh per i Miami Heat vincenti di Wade e James, ovvero il perfetto comprimario in grado di lottare andando oltre la sua fama e la sua storia, ma capace di farlo in nome di un titolo NBA. Invece ha fatto l’esatto contrario, creando una specie di crisi di rigetto a inizio stagione dove fisiologicamente tutte le nuove parti dovevano incastrarsi, ma non essendo mai in grado di rinunciare a quegli attacchi statici e meno produttivi rispetto al passato ed essere incisivo nel muovere i piedi nella propria metà campo.

Difensivamente la sua serie è stata orrenda e anche nella decisiva gara sei ha mostrato segni d'indolenza e d’inaccettabile resa che Donovan non ha avuto il coraggio di punire con la panchina. Ora è difficile credere in lui dal punto di vista dei Thunder, ma anche di qualsiasi altra squadra che potrà eventualmente prendersi il suo contratto l’anno prossimo con la gioia di vedergli liberare un enorme spazio salariale alla scadenza, sebbene nell exit interviews sia stato chiaro:

Non mi sacrificherò in panchina. È fuori discussione.

Sarà ancora George-Westbrook?

È l’estate di Paul George che deciderà i prossimi Thunder

PG ha giocato cinque partite molto positive, soprattutto quando ha condotto alla rimonta da -25 in una gara 5 che sembrava poter girare l’emotività della serie, ma probabilmente rimarrà impressa una gara 6 del tutto negativa, non tanto e non solo per l’inusuale 2-16 dal campo, quanto per l’assenza nei momenti importanti e l’incapacità di arginare una singola volta l’estro di Donovan Mitchell che lo ha letteralmente portato a scuola nel terzo quarto.

Le sue parole dopo la partita non possono certamente dire che cosa succederà alla sua estate e a quella dei Thunder, nè tantomeno lo faranno le exit interviews, anche se ci sono possibilità che rimanga. Presti farà di tutto per trattenerlo, ma pur sapendo del rischio corso dodici mesi fa, sperava di poter mettere sul tavolo almeno una finale di conference raggiunta e un gap con i Warriors limabile fino alla vittoria, invece dovrà fare un doppio capolavoro nel convincerlo che altrove in giro per la NBA non ci possa essere situazione migliore (Cleveland, Los Angeles, ma non solo sul taccuino) e che seguire Westbrook nello scegliere i Thunder prima o poi li porterà al successo. A OKC hanno già visto partire Harden e Durant nel recente passato, ma l’avere avuto George questa stagione comportava dei rischi e questi verranno vissuti da qui alla prossima free agency senza alcuna garanzia di lieto fine.

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