Roma, Pallotta: "Non penso al Liverpool, ma solo a Sean Cox"

Intervistato in vista della semifinale di ritorno, il presidente ha risposto in modo duro: "Gli italiani scendano in piazza come nel 1993 dopo l'attentato di Firenze".

Il presidente della Roma, James Pallotta

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Quando una semifinale di Champions League viene messa in secondo piano. L'aspetto tattico e tecnico non importano più, quello psicologico deviato su vicende che con il calcio non dovrebbero aver a che fare. Eppure a tre giorni dalla partita di ritorno che si giocherà allo Stadio Olimpico, il pensiero è rivolto ancora ai fatti di Liverpool.

È rivolto ancora al corpo di Sean Cox a terra, inerme. La corsa all'ospedale e la conferma di danni cerebrali permanenti dopo il pestaggio subito fuori da Anfield. Un episodio di violenza da condannare con forza, stigmatizzato soprattutto dal presidente della Roma, James Pallotta.

Fermatosi a parlare con i cronisti nel post partita di Roma-Chievo Verona, il numero uno giallorosso ha risposto a una domanda riguardante la partita di ritorno con il Liverpool. Più che una risposta si è trattato di un vero e proprio appello, uno sfogo riferito agli scontri di martedì scorso. Elogiando la parte sana dal tifo romanista e scagliandosi contro chi rovina l'immagine del club.

Roma, la condanna di Pallotta sui fatti di Liverpool

Era facile da prevedere. Il presidente della Roma è una furia. A giorni di distanza Pallotta ancora non è riuscito a digerire quanto avvenuto fuori dallo stadio del Liverpool. La risonanza avuta sui giornali, soprattutto oltremanica, ha messo in risalto la parte peggiore del tifo. Quello giallorosso, ancora una volta protagonista in negativo. Ed è proprio per questo che la partita di ritorno viene cancellata di ogni importanza:

Non voglio neanche parlarne. Di solito sono match incredibili, ma sono questioni di vita o di morte. Tra la vita e la morte c’è Sean Cox. Sono dispiaciuto per Roma e per il club: per colpa di pochi individui la loro immagine viene calpestata in questo modo. È l'espressione di massima stupidità degli uomini e dell’essere umano, il mio pensiero va alla famiglia del tifoso del Liverpool. 

Il paragone, poi, è di quelli forti. Pallotta racconta un aneddoto che risale al 1993, quando si trovava a Firenze. Era la notte tra il 26 e il 27 maggio, il giorno dell'attentato terroristico compiuto da Cosa nostra nei pressi della Galleria degli Uffizi:

Avevo visitato un museo che tutti conoscete e successivamente sono andato a cena. Il giorno seguente ho appreso la notizia dai vari telegiornali. In quell’occasione gli italiani manifestarono contro la criminalità organizzata: forse bisognerebbe iniziare a farlo anche con episodi del genere.

Ovviamente la condanna del presidente giallorosso riguarda solo i protagonisti del pestaggio. Sottolineando come i tifosi della Roma siano la forza del club:

Pochi elementi rovinano l’immagine di tutti e questo è deprimente. I nostri tifosi sono fantastici, è merito loro se siamo riusciti a eliminare il Barcellona. Purtroppo per questa minoranza di perfetti imbecilli rischiamo di compromettere la nostra storia e il nostro patrimonio culturale.

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