Liga, titolo al Barcellona: il protagonista è sempre Lionel Messi

La Pulce è per l'ennesima volta il protagonista indiscusso in casa blaugrana: 29 gol, tanti decisivi. E adesso punta il Mondiale con l'Argentina.

1k condivisioni 0 commenti

di

Share

Sempre lui, Lionel Messi, il fenomeno del Barcellona e del calcio mondiale che conquista un’altra Liga. È il nono campionato spagnolo messo in bacheca, il 31esimo trofeo da quando veste blaugrana. Sembra il replay di una scena già vista. Solo se guardiamo meglio ci accorgiamo che la Pulce, sempre con la dieci sulle spalle, ha cambiato taglio di capelli e ha qualche ruga in più. Il sorriso però è lo stesso, nonostante quest’anno l’eliminazione dalla Champions League abbia fatto male, malissimo. E lui per primo è finito sul banco degli imputati.

Abbracci, applausi, pacche sulla schiena. Leo è sempre Leo: 32 gol in Spagna, 43 totali se contiamo tutte le competizioni. In questa stagione potrebbe arrivare il suo quinto Pichichi della carriera. Ci fa impazzire la Pulce, sempre e comunque. 

Dopo la Liga, vuole il Mondiale. E poi tanti altri anni da leader nel Barcellona. Il capitolo Messi non è mica finito. Anzi, ci auguriamo che non possa finire mai. Al Camp Nou, dalla prossima stagione, ci entrerà da capitano. Con l’addio di Iniesta, su di lui peserà anche quest’altra responsabilità. Essere fenomeni vuol dire anche questo.

Liga, Messi vince ancora con il Barcellona
Liga, 31esimo trofeo per Messi con il Barcellona

Liga, Messi re della Liga: storia di un campione infinito

È il 2001, Lionel Messi, un bambino con faccia da chierichetto che viene da Rosario, firma il suo primo contratto da professionista con il Barcellona. Tre anni dopo, il 16 ottobre del 2004, ecco il debutto in Liga. Il piccoletto’diventa uomo. Il 30 sulla sua maglia d’esordio diventa 10. Il chierichetto diventa il Messia.

Nove campionati spagnoli totali. È il capocannoniere con 32 gol. Meno rispetto alle passate stagioni, è vero. Per quattro volte ha vinto il Pichichi, rispettivamente con 34, 50, 46 e 37 reti. Però ha segnato nei match importanti: un gol nel Clasico dell’andata (vinto per 3-0), un gol all’Atletico Madrid nella partita che ha chiuso definitivamente i giochi per il titolo (1-0). Senza dimenticare la firma nella manita rifilata al Siviglia nella finale di Coppa del Re. 

A post shared by Leo Messi (@leomessi) on

Le critiche

Eppure qualcuno ha criticato Lionel Messi. Già ad agosto, quando nella finale di Supercoppa di Spagna contro il Real Madrid, non è stato incisivo. Un gol all’andata e nient’altro. Ma soprattutto è finito anche lui sul patibolo dopo la pesante sconfitta - e la successiva eliminazione - con la Roma in Champions League. Il suo volto, immortalato dai fotografi sul terreno dell’Olimpico, rappresenta al meglio una prestazione opaca. Messi, un fantasma in campo, fa più notizia di un Messi che segna tre gol. Perché così ha abituato il suo popolo e così ha abituato tutti i suoi discepoli. In questa Champions League il bilancio è di 10 presenze, 6 reti e 2 assist. 

Futuro da capitano

Don Andrés Iniesta lascia. Il capitano del Barcellona dice addio. La fascia passerà a Messi. Era già il vice, ora i gradi sono tutti suoi. Il leader tecnico indiscusso diventerà anche il leader carismatico. Sarà lui a comandare negli spogliatoi, lui a fare da tramite con la società. Quattro anni nel settore giovanile, due anni tra squadra B e C e quattordicesima stagione in prima squadra. Basta questo curriculum?

Liga, Messi e Iniesta insieme festeggiano
Liga, da Iniesta a Messi: cambia il capitano del Barcellona

Mondiale

La vittoria della Liga gli darà entusiasmo per affrontare un Mondiale con la sua Argentina al massimo. Anche nella sua terra ha ricevuto critiche: poco decisivo, spesso non è il giocatore ammirato al Barcellona. Leo però ama la maglia del suo Paese. Vuole lasciare un segno come ha fatto Diego Armando Maradona in Messico, nel 1986. La Pulce sarebbe nata un anno dopo.

Messi ha l’ossessione del Mondiale. In Russia vuole vincere, sarà la sua (forse) ultima grande chance. Ci arriverà a 31 anni. Senza la Coppa del Mondo potrebbe lasciare l’Albiceleste e chiudere per sempre il discorso. Nel girone D, la Nazionale allenata da Sampaoli se la vedrà con Islanda, Croazia e Nigeria. Partite non facili.

A post shared by Leo Messi (@leomessi) on

Ha segnato 5 gol in due Mondiali, nel 2006 contro la Serbia e nel 2014 contro Bosnia, Iran e Nigeria. Brucia, e tanto, la finale persa in Brasile contro la Germania nei minuti supplementari. Una partita da dimenticare per la Pulce, ingabbiato dai tedeschi, infuriati come soldati in guerra. Quella è stata la prima vera occasione per raccogliere l’eredità di Maradona. Chance mancata, ma all’orizzonte c’è un’altra possibilità.

Share

Commenta

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.