Inter-Juventus: casi Vecino e Pjanic, cosa dice il regolamento sul VAR

Lo spettacolare derby d'Italia andato in scena ieri sera a San Siro ha portato con se inevitabili polemiche su alcune decisioni di Orsato e sul corretto uso della tecnologia.

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Inter-Juventus è stata una partita dalle mille emozioni, una gara finalmente all'altezza di quello che può esprimere la Serie A quando sul campo si scontrano due tra le migliori squadre del nostro campionato: in svantaggio e con un uomo in meno, i nerazzurri di Spalletti sono riusciti prima a raggiungere i bianconeri e poi a superarli, finendo però per essere puniti nel finale da due reti arrivate nello spazio di pochi minuti che hanno spinto i campioni d'Italia in carica verso il settimo Scudetto consecutivo.

Eppure, durante e dopo la gara, non sono mancate le inevitabili polemiche che una partita come Inter-Juventus finisce sempre per generare. Nello specifico i nerazzurri contestano l'espulsione di Matias Vecino, arrivata al 15' - poco dopo lo 0-1 firmato da Douglas Costa - in seguito a una dura entrata dell'uruguaiano su Mandzukic. Orsato inizialmente giudica l'intervento da cartellino giallo, ma viene poi richiamato al VAR dall'addetto Valeri, e dopo aver rivisto l'episodio decide per l'espulsione del giocatore dell'Inter.

Spalletti e i suoi potrebbero anche accettare l'interpretazione del direttore di gara, ma protestano poi furiosamente quando nel secondo tempo, al 56', Pjanic interviene in maniera scomposta su Rafinha: il bosniaco è già ammonito, e gli estremi per una seconda ammonizione e conseguente espulsione ci sarebbero tutti. Tuttavia Orsato non estrae il cartellino e il VAR non interviene come nel caso di Vecino, il gioco prosegue e la gara si concluderà con la rocambolesca vittoria juventina e con le inevitabili polemiche del post partita. Tuttavia, in entrambi i casi, il VAR si è semplicemente adeguato al proprio protocollo.

Il fallo di Vecino su Mandzukic

Inter-Juventus, cosa dice il regolamento sul VAR

Lo strumento tecnologico, utilizzato in Serie A da questa stagione in aiuto agli arbitri, e che nasce con l'intento di dirimere le questioni più intricate che si verificano in campo, deve infatti attenersi a un proprio specifico regolamento, stilato a suo tempo per limitarne l'utilizzo soltanto nelle occasioni più importanti e non portarlo a interrompere troppo spesso il gioco.

Ecco dunque che il VAR potrà intervenire sulle scelte (o mancate scelte) dell'arbitro soltanto in occasione di falli o fuorigioco in occasione dei gol, assegnazione o meno di un calcio di rigore, scambi di identità su ammonizioni o espulsioni e situazioni relative a un'espulsione diretta. In ogni altra situazione l'interpretazione dell'arbitro sul campo resta insindacabile e indiscutibile, di sua completa responsabilità e pertinenza.

Così, in Inter-Juventus, l'intervento di Vecino viene giudicato dal VAR come punibile con un rosso diretto e conseguente espulsione: l'assistente Valeri richiama l'attenzione di Orsato avvisandolo che, rivisto, il fallo può valere l'allontanamento dal campo del giocatore dell'Inter. Il direttore di gara rivede l'azione e cambia la sua decisione, ravvisando gli estremi per un'espulsione diretta.

Pjanic si scontra con Rafinha

Differente è il contrasto che si verifica tra Pjanic e Rafinha nel secondo tempo: Orsato non giudica il contatto meritevole di un secondo cartellino giallo nei confronti del bosniaco della Juventus, e non ritenendolo un fallo passibile di espulsione diretta il VAR semplicemente non può - da protocollo - intervenire per invitare il direttore di gara a rivedere l'azione e la propria decisione. Lo stesso accade ad esempio nel finale, dove Higuain viene steso con una poderosa spallata da Skriniar: in campo Orsato giudica il contrasto regolare, e non rientrando nella casistica prevista nel proprio protocollo, il VAR non può intervenire sulla scelta del direttore di gara.

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