25 aprile: in ricordo di Andrea Fortunato, stella cometa bianconera

All'inizio degli anni '90 Andrea Fortunato aveva conquistato, poco più che ventenne, la maglia della Juventus e dell'Italia: un male terribile avrebbe però interrotto la sua corsa.

Andrea Fortunato ai tempi della Juventus

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Quando a 22 anni arrivò l'esordio con la maglia azzurra dell'Italia, il 22 settembre del 1993 a Tallinn contro la modesta Estonia, Andrea Fortunato poteva ben dire di avere già raggiunto, giovanissimo, quei traguardi che chiunque ambisca a diventare un calciatore professionista sogna di centrare. Terzino sinistro nella Juventus che lottava con il Milan di Fabio Capello per lo Scudetto, era arrivato in bianconero pochi mesi prima riuscendo subito a prendersi la maglia da titolare.

Era un predestinato, Andrea Fortunato. Uno di quelli che sembrano avere un futuro da campione già scritto, uno di quelli a cui riescono facili le cose difficili, uno che sembra essere nato calciatore, che non avrebbe potuto fare altro nella vita. Nato attaccante, del ruolo originale aveva mantenuto la buona tecnica e la bravura negli inserimenti, trasformandosi in esterno di centrocampo e poi in terzino e quindi affermandosi con le maglie di Como e Genoa.

Un'ascesa rapidissima, la sua, una tappa dopo l'altra bruciata con una naturalezza e una velocità impressionanti: una stagione completa in Serie C, mezza in Serie B in prestito al Pisa, una da titolare in massima serie con il Genoa ed ecco che era arrivato l'interessamento della Vecchia Signora, che per prenderlo aveva sborsato la bella cifra di 10 miliardi di euro. Soldi ben spesi, si era detto: perché Andrea Fortunato era uno che sicuramente sarebbe arrivato a scrivere la storia della Juventus e del calcio italiano, se solo un destino beffardo non si fosse messo nel mezzo, intervenendo con il più scorretto dei tackle. Nemmeno due anni dopo l'esordio in azzurro, infatti, Fortunato avrebbe chiuso gli occhi per sempre ad appena 23 anni, sfinito da un male che non gli aveva lasciato scampo.

Andrea Fortunato in azione con la maglia della Juventus

Andrea Fortunato, la stella cometa bianconera

Andrea Fortunato nasce a Salerno il 26 luglio del 1971, figlio di uno stimato cardiologo che prega il figlio, quando questi manifesta il desiderio di provare a sfondare nel mondo del calcio, di proseguire comunque gli studi. Andrea sarà di parola, non mollando mai i libri e continuando a studiare anche quando la sua carriera di giovane promessa prende decisamente il volo, portandolo a Como. Proprio qui consegue il diploma di ragioniere, nello stesso momento in cui quello che inizialmente poteva essere soltanto un sogno può dirsi ormai solida realtà.

Dopo aver esordito in Serie B poco più che maggiorenne, in una squadra alla deriva che conclude il campionato con la retrocessione, Fortunato rimane in Serie C, deciso a dare il suo contributo al club lariano, alla ricerca di un'immediato ritorno in cadetteria che sfuma soltanto all'ultimo, dopo la sconfitta 2-1 nello spareggio-promozione con il Venezia. Le sue qualità sono però apparse tanto evidenti che il Genoa si precipita ad acquistarlo, investendo la bellezza di 4 miliardi di lire e prevedendo per lui un futuro come erede del brasiliano Branco, campione ormai in là con gli anni.

Sotto la Lanterna non tutto sembra andare nel migliore dei modi, e dopo una lite con il vice-allenatore Maddé Fortunato viene girato in prestito in Serie B al Pisa presieduto dal vulcanico Romeo Anconetani e specialista nel lanciare i giovani. Saranno sei mesi fondamentali, quelli che il ragazzo passerà in Toscana: quando torna al Genoa può definirsi un calciatore a tutti gli effetti, e dato che Maddé ha seguito Bagnoli all'Inter - sarà questa l'ultima tappa del tecnico capace di vincere lo Scudetto con il Verona - Fortunato può prendersi finalmente quel ruolo da protagonista che il destino sembra avergli riservato.

Andrea Fortunato alla Juventus

Se la prima stagione in Serie A è un vero e proprio battesimo del fuoco per tanti calciatori, un esame per comprendere se si può recitare da protagonisti a certi livelli, Andrea Fortunato lo supera con lode: ad appena 21 anni gioca 33 partite su 34, dominando la propria fascia di competenza con la sicurezza di un veterano e risultando fondamentale quando all'ultima giornata contro il Milan segna il suo terzo gol stagionale. È il più importante, vale il 2-2 e la salvezza del Grifone.

Come nelle migliori favole arriva poi la squadra più gloriosa d'Italia, la Juventus che vive anni complicati e che intende riaprire un ciclo: Fortunato arriva insieme a un altro talento che farà parlare di se, Alessandro Del Piero. Ma mentre quest'ultimo deve faticare per strappare il posto a un certo Roberto Baggio, agli occhi di Trapattoni Fortunato è sin da subito la prima scelta sulla fascia sinistra, l'erede designato del grande Antonio Cabrini. Un paragone che intimidisce un ragazzo timido come Andrea ma che non lo spaventa, anzi: ed ecco così gli articoli sui giornali, la stima e l'amicizia di campioni come Vialli, Conte e Ravanelli, il primo gol in bianconero a ridosso del Natale 1993.

Sei mesi dopo sono in programma i Mondiali negli Stati Uniti, e il nuovo ct Arrigo Sacchi non lo ha convocato per caso: Fortunato è l'archetipo del terzino sinistro voluto dal mago di Fusignano, ha grande personalità nonostante la giovane età e sa quando e come inserirsi e sovrapporsi in attacco. Ad appena 22 anni, e nonostante la presenza nel ruolo in azzurro di un mostro sacro come Paolo Maldini, il futuro sembra ormai in discesa.

Una terribile diagnosi

E invece nella primavera del 1994 qualcosa cambia: nessuno inizialmente capisce cosa, e perché, ma Fortunato non sembra più il portento di inizio stagione. Il suo momento negativo coincide con un rallentamento dei bianconeri, il calcio è spietato ed è noto che non sono pochi quei tifosi che nei momenti di difficoltà cercano un capro espiatorio. Lo trovano nel giovanissimo terzino, che in campo sembra annaspare e aver perso brillantezza: lo accusano di essersi rilassato, di essersi sentito arrivato, di fare la bella vita, dimenticano che quando arrivò in bianconero Fortunato giurò che avrebbe sempre dato tutto se stesso.

Il fatto è che qualcosa è cambiato proprio dentro di lui: la diagnosi arriva un giorno in cui il medico della Juventus, insospettito dalla stanchezza sempre più frequente accusata dal ragazzo, decide di fare esami approfonditi. È improvvisa e spietata, e dice che Andrea Fortunato è stato colpito da una forma di leucemia linfoide acuta.

Il sogno bianconero è iniziato da poco più di sei mesi, la maglia azzurra della Nazionale è stata appena sfiorata, eppure, anche se ovviamente nessuno può ancora saperlo, è già tutto finito. Gli stessi tifosi che lo avevano preso di mira si precipitano a chiedergli scusa, i compagni si stringono intorno a lui per cercare di aiutarlo in una battaglia così difficile.

Andrea Fortunato alla Juventus

Andrea Fortunato promette di lottare, e lo farà fino all'ultimo: tenterà due trapianti di midollo, vedrà la malattia regredire, sognerà ancora un ritorno in campo e confesserà questo suo desiderio ai giornalisti che vanno a trovarlo nel marzo del 1995. Quella che doveva essere la sua seconda stagione in bianconero l'ha trascorsa in ospedale, per cui è un'enorme gioia per lui assistere da convocato, seppure in tribuna, a Sampdoria-Juventus del 26 febbraio, gara vinta dai compagni con un gran gol dell'amico fraterno Vialli. Non vede l'ora di tornare, di mettersi quel maledetto incubo alle spalle una volta per tutte.

Non andrà così. Un destino crudele decide di riprendersi con gli interessi tutto quello che la natura gli aveva donato: la classe, l'umiltà, il coraggio e la determinazione. Un'improvvisa polmonite lo riporta tra la vita e la morte, e il 25 aprile del 1995 Andrea lascia questo mondo ad appena 23 anni. La notizia è sconvolgente, colpisce calciatori e tifosi, juventini e non solo, ricordando a tutti come quello degli eroi del pallone non sia un mondo immune alle tragedie e di come questi non siano altro che uomini, soggetti come tutti agli ineluttabili capricci del fato.

Andrea Fortunato se ne va così, ancora giovanissimo e dopo aver toccato il cielo con un dito. Lo fa dopo mesi e mesi di sofferenza, un periodo in cui però non ha mai perso la voglia di lottare e di sperare: una splendida e sfortunata stella cometa, transitata per un attimo appena nel cielo della Serie A ma tanto splendente da lasciare in tutti quelli che l'hanno osservata un ricordo indelebile. Il ricordo di un ragazzo che giocava come un veterano, e che solo il destino riuscì a fermare.

La leucemia mi ha insegnato a non fare progetti a lunga scadenza e neppure a media; non per paura, ma per realismo. La prima volta che programmai il ritorno a Torino, mi alzai la mattina con la febbre; nulla di grave, per fortuna, ma ci rimasi male. Vivere alla giornata non è una sconfitta, semmai un modo per apprezzare davvero la vita in ogni attimo, in ogni sfumatura. È quello che farò.

(Andrea Fortunato, ultima intervista, marzo 1995)

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