NBA: i Sixers hanno stoffa, dominano a Miami e spaventano l'Est

I Sixers sbancano due volte Miami e si giocano il primo match point in casa con autorità, forza e talento che spaventano l'intero Est.

Sixers in controllo con Belinelli e Simmons

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Per raccontare la storia recente dei Philadelphia 76ers non si può evitare il termine tanking che tanti problemi ha creato in NBA essendo stato perseguito con una decisione e una ferocia tali da dover obbligare l’Olympic Tower a ritoccare alcune regola cardine. La continua e infruttuosa mediocrità che i Sixers hanno vissuto dopo l’incredibile girandola di emozioni del 2001 dove andarono a tre vittorie da uno dei più incredibili titoli della storia, era ormai incancrenita intorno a quelle apparizioni ai playoffs senza vere velleità di vittoria, che magari portavano al passaggio del primo turno (per sfighe altrui vedi i Bulls devastati dagli infortuni con la testa di serie numero uno), ma poco altro.

Sam Hinkie decise che per costruire bisognasse prima demolire e si rese artefice di una vera e propria esplosione che fece saltare con il tritolo anche le più radicate fondamenta di quei Sixers. Come ogni appassionato sa, ne arrivarono anni d'impresentabilità applicata all’NBA con giocatori quasi senza nome e lo slogan del perdere e prederemo sempre ben in vista. Eppure l’artefice di tutto ciò, che poi una volta iniziata la risalita è stato dispensato, ancora oggi è nel cuore di ogni singolo tifoso di Phila che vede nella squadra di oggi il suo sguardo e il suo onore nell’aver fatto il bene della squadra anteponendolo a quello del suo operato personale.

Ora i Sixers sono ai playoffs come testa di serie numero tre e stanno rispondendo con insospettabile autorità agli attacchi fisici e intimidatori di una squadra navigata come quella degli Heat. In molti pensavano a una serie difficile, che più si sarebbe giocata sul fisico, più sarebbe andata dalle parti della Florida e invece dopo aver perso il fattore campo in gara 2, gli uomini di Brown hanno mandato un messaggio chiaro, netto e incontrovertibile a tutta la Eastern Conference.

Dario Saric miglior marcatore della serie

NBA: la reazione di gara tre

Dopo che Dwyane Wade ha fatto un salto nel passato di qualche anno diventando il miglior Heat della storia per punti segnati nei playoffs NBA uscendo dalla panchina, si pensava che il vento spiegasse le vele degli uomini di Spoelstra. Tornando a casa avrebbero trovato la carica di un pubblico piuttosto caldo e di uno speaker, a dire il vero, piuttosto fastidioso se ne facciamo una squisita questione vocale.

E invece il primo quarto del terzo episodio recita 37 punti per Phila, mentre l’ultimo dice 32 a fronte dei 14 subiti in una prova di forza offensiva che parla molto worldwide con i ventelli di Saric, Embiid e di un Belinelli che sta facendo i proverbiali bambini coi baffi garantendo la stessa leadership di quando esce il santone Redick, fornendo anche un apporto statistico di capitale importanza. Gli accoppiamenti con Saric sono difficili per Miami che o dal croato o da Simmons, paga in centimetri, chili o anche entrambi contemporaneamente. Da qui il fatto che gli uomini di Spoelstra debbano ancora vincere una lotta a rimbalzo nella serie.

Il ritorno di Joel Embiid

Gara 4: la consacrazione

Ripreso il fattore campo, l’obiettivo poteva essere giocarsi una gara cinque al top sul 2-2 per garantirsi almeno la possibilità di una settima in casa e ovviamente Miami ha iniziato con il sangue agli occhi, sfruttando la tonnellata di perse avversarie, ma senza mai davvero affondare il coltello con il fendente decisivo. La borsa dei trucchi è stata aperta con provocazioni fisiche, verbali, spinte e gioco fisico ai quali i Sixers si sono adeguati con insospettabile maturità rimanendo attaccati al match quando Embiid ha perso palloni in serie e non è mai riuscito a produrre qualcosa in attacco. Non essendo sprofondati nel momento più difficile sono bastate le giocate di JJ Redick e le stoppate di un ritrovato Embiid a far girare il mondo della partita.

Gli Heat subivano in giro per il campo almeno un paio di mismatch fisici tramutati in extra possessi in serie per gli ospiti, che hanno prima messo la freccia e poi posto il punto esclamativo con un vastamente utilizzato pick and roll centrale fantasma tra Simmons e Redick che, se in molte situazioni ha portato tiri aperti per JJ o vantaggi offensivi, nell’azione decisiva ha regalato la bimane del punto esclamativo di un Simmons dal volto di chi aveva già visto il finale qualche minuto prima. Phila ora si gioca il primo di tre match point in casa, cosa che nessuno può vantare tra gli altri a Est, ma soprattutto mette paura a chi pensava di poter passeggiare verso le finali di conference instillando nella testa degli altri un: non succede, ma se succede...

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