NBA: Jrue Holiday guida i Pelicans in attacco e ingabbia Lillard

I Pelicans vincono due partite a Portland sulle ali di Anthony Davis e un Jrue Holiday che sta giocando ad altissimi livelli.

La capacità di Holiday di finire

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Quando i grandi santoni NBA dicono che ci sia molto di più oltre alla carriera da giocatore o allenatore non lo fanno a caso, perché se la vetrina dell’Association regala visibilità, adorazione e soprattutto un mix incredibile di fama e ricchezza, non può essere l’unica ragione di vita. Come anche Matteo Zuretti ha raccontato a FoxSports in una puntata recente di Backdoor Podcast, i giocatori NBA sono prima di tutto uomini con certezze, insicurezze e problemi al di fuori dei ventotto metri di campo.

Jrue Holiday ha dovuto, purtroppo, gestire uno dei più brutti problemi possibili, infatti durante la gravidanza alla moglie Lauren (ex giocatrice di calcio professionista della nazionale statunitense) è stato diagnosticato un tumore al cervello. La situazione si è rivelata subito molto complicata e dovendo lei prima portare a termine la gravidanza per poi curare se stessa, la vita di Jrue si è trovata davanti a un bivio. Ha deciso quindi di prendere la strada dei valori famigliari e non partecipare sia al training camp che a una fetta di stagione per stare vicino alla moglie. Fortunatamente tutto si è risolto per il meglio dopo un lungo percorso e ora Holiday è ovviamente una persona più serena e riconoscente verso la vita, ma soprattutto un giocatore di basket...diverso, nuovo e incredibilmente più forte.

In questa stagione è stato semplicemente l’arma in più dei New Orleans Pelicans per agguantare i playoffs, anche nel momento in cui, con l’infortunio di DeMarcus Cousins, sembrava che tutto potesse andare a sud. Con la sua conformazione fisica è diventato un uomo chiave sui due lati del campo dando attacco e creazione dal palleggio da una parte, assieme a difesa e intensità dall’altra, rendendosi il perfetto sparring partner per il dominante Anthony Davis di fine stagione. Con questo mix, New Orleans non solo è arrivata ai playoffs nel gulag delle posizioni dalla tre alla otto della Western Conference, ma ha anche lasciato tutti a bocca aperta nel primo turno.

Holiday-Lillard lo scontro chiave

NBA: chiave dei successi a Portland

I Pelicans si presentano al Moda Center di Portland e non solo conducono dall’inizio alla fine gara uno con una prova mostruosa di Anthony Davis, ma concedono il bis anche in gara due grazie a una prestazione altrettanto commendevole di Holiday che trova tempo anche per lo spettacolo con una gran schiacciata in traffico. La restricted area è la sua zona di campo più gettonata, infatti ha un ottimo 65% di conclusioni sia al ferro che entro i tre metri di campo risultando la quarta guardia di tutta la NBA nel fondamentale.

Questa è solo una dimostrazione della sua forza e lunghezza fisica, perché converte in potenziali giochi da tre punti addirittura il 35% dei falli subiti in azione di tiro. A questo c’è anche da aggiungere un’incredibile capacità di essere decisivo quando serve, perché se New Orleans ha un record di 7-2 nelle partite terminate in overtime, lo deve anche a lui, che è addirittura settimo per punti nel cosiddetto clutch time con 133, appena dietro ai 140 del suo compagno Davis che occupa il sesto posto.

Holiday è in the zone

Two way Jrue: attacco e difesa

Contro i Blazers sta giocando probabilmente il miglior basket di carriera. La squadra in trasferta, una volta vinta gara uno, spesso perde quel mordente nel secondo episodio della serie, ma Holiday non ha assolutamente mollato un centimetro producendo 33 punti, con tutti i suoi marchi di fabbrica. Su 19 drive a canestro ha portato a casa la bellezza di 14 punti con 7-12 dal campo, regalando anche un 3-4 ai compagni che hanno sapientemente convertito i vantaggi da lui creati. Ha chiuso il match con ben 20 dei 33 punti totali, prodotti nella restricted area.

Pensare che il suo apporto finisca qui è quantomai superficiale, perché se Damian Lillard sta avendo una serie quasi disastrosa per i suoi standard, molto è dovuto alla sua difesa che nei primi due episodi della serie che hanno segnato la via per il terzo punto dei Pelicans tra le mura amiche. Le cifre spiegano in maniera inesorabile il suo impatto, infatti come difensore primario ha costretto Dame a un misero 2-18 dal campo per sette punti complessivi. Dopo queste prestazioni è entrato prepotentemente nelle elitè del ruolo, perlomeno se parliamo di guardie (ruolo che più gli si addice) e se ora i Pelicans passeranno il turno sarà davvero curioso vedere come proseguirà la sua crescita anche a un test decisamente più probante.

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