Formula 1, tra scaramanzia e amuleti: Vettel il più superstizioso

Tanti piloti hanno tentato di scacciare la sfortuna e favorire la buona sorte: Seb ha una medaglia di San Cristoforo, Schumi correva addirittura con una spazzola.

Formula 1, tra riti e scaramanzia: Vettel tra i più superstiziosi

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Serve la fortuna in Formula 1? Sì, come in tutti gli altri sport. Anzi, forse anche di più, perché il rischio di incidenti è altissimo, dunque meglio prendere subito provvedimenti. I piloti si ritrovano così a cercare amuleti da portare nella monoposto. E ce ne sono di stravaganti.

Chiaro, non è che alcuni oggetti o riti scaramantici aiutino davvero. Però ti fanno sentire meglio, in un certo senso protetto, sicuro. Sebastian Vettel è il più scaramantico di tutti tra i piloti in attività. Il tedesco quattro volte Campione del Mondo, ancora oggi, corre con una medaglia di San Cristoforo, patrono degli automobilisti. E non solo: nella tuta infila anche soldi e un maialino portafortuna.

E che dire di Michael Schumacher, sette volte Campione del Mondo in Formula 1, che dietro la sua serietà e perfezione nascondeva dei riti scaramantici. Per non parlare del suo compagno di squadra in Ferrari, Felipe Massa, poco propenso a cambiarsi le mutande qualora andasse forte già nelle qualifiche.

Formula 1, Vettel pilota superstizioso
Formula 1, Vettel il pilota più superstizioso

Formula 1, le superstizioni dei piloti 

Formula 1 e riti scaramantici vanno a braccetto nel Motorsport. Sebastian Vettel è uno che architetta alla perfezione gli incantesimi contro la malasorte prima di ogni GP. Il tedesco della Ferrari porta sempre con sé una medaglia di San Cristoforo regalatagli dalla nonna. Ma non solo: nella tuta infila anche un centesimo, un penny, un dollaro e un piccolo maialino portafortuna. Sono gli oggetti che ha trovato casualmente prima della sua gara d’esordio nel 2007, negli Stati Uniti.

Niki Lauda, uno che al volante sembrava un computer per quanto fosse perfetto, si affidava anche lui a delle monetine, inserite però nei guanti. Michael Schumacher, un ‘Cannibale’ da 91 vittorie in carriera e 155 podi, saliva in macchina sempre dallo stesso lato. E i suoi oggetti portafortuna cambiavano di gara in gara: una volta portò addirittura una spazzola di una bambola nel GP del Nurburgring del 2000.

Mutande e... amuleti di D’Annunzio

Felipe Massa, ritirato dal mondo della Formula 1 nel 2017, non cambiava mutande se in qualifica andava forte. Così il GP lo correva con l’intimo del giorno prima. Fin troppo scaramantico. David Coulthard indossava sempre delle mutande blu che gli aveva regalato la zia. In un incidente però il dottore fu costretto a tagliarle: da lì addio amuleto. Kimi Raikkonen, ancora oggi, indossa sempre gli stessi calzini durante un weekend di gara.

Prima dell’era della Formula 1 il mondo era comunque infiammato dalle corse su strada con il grande Tazio Nuvolari. Il Mantovano Volante ebbe in regalo una tartaruga d’oro da Gabriele D’Annunzio e una dedica speciale. “All’uomo più veloce, l’animale più lento”. Senna non cambiava mai i guanti: in alcuni GP erano addirittura bucati sulle dita.

Nuvolari con D'Annunzio
Nuvolari con Gabriele D'Annunzio in uno scatto dell'epoca: i due erano molto amici

Sfiga imbattibile

Eppure certi riti, amuleti, non bastano contro la malasorte. Prendere il caso di Pedro Rodriguez, pilota messicano che pianse il fratello Ricardo in un incidente automobilistico. Da quel giorno indossò sempre un anello in sua memoria, per poi smarrirlo in un aeroporto. Ne fece forgiare un altro, ma non si sentiva sicuro. Morì su una Ferrari 512 M a Norimberga.

Alberto Ascari aveva il timore dei gatti neri (portasfortuna per eccellenza) e metteva in macchina tanti amuleti. Ma soprattutto non correva mai il giorno 26 di ogni mese. Il motivo? Il 26 luglio del 1925 suo padre Antonio morì in un incidente.

E il 26 luglio del 1940 anche il suo amico Silvio Vailati perse la vita in macchina. Un giorno però, il 26 maggio del 1955, Ascari viene convinto da alcuni amici a provare una nuova Ferrari a Monza. Accetta l’invito e si mette contro il suo destino. Morì qualche curva dopo senza concludere il giro di prova.

Formula 1, Maldonado
Formula 1, Maldonado e la sua Lotus numero 13

Mai certi numeri

No a certi numeri sulle monoposto. Il 13, da sempre sfortunato nella credenza popolare soprattutto statunitense, per 36 anni è stato assente sui musetti delle vetture di Formula 1. L’ha riportato in pista nel 2014 Pastor Maldonado su una Lotus. Esperienza da dimenticare.

La fortuna e la sfortuna non esistono

Questa è una delle celebri frasi di Enzo Ferrari. Intanto però non voleva che una sua macchina portasse il 17. Numero nero nella cultura italiana, ma era anche il contrassegno del suo amico Ugo Sivocci, che perse la vita su un’Alfa Romeo nel 1923 a Monza.

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