Petit: "Al Barcellona atmosfera tossica, era pieno di fazioni"

Nel suo libro "A fleur de peau" l'ex centrocampista francese dedica un capitolo all'esperienza blaugrana: "Rimpiango di aver lasciato l'Arsenal".

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Un incubo. Non si può definire altrimenti l'esperienza al Barcellona di Emmanuel Petit, ex centrocampista campione del mondo e d'Europa con la Francia. Nel suo libro "A fleur de peau" è tornato a parlarne lui stesso dedicando un intero capitolo ai catalani. 

Petit arrivò al Barcellona dall'Arsenal nel 2000 su pressione dell'allora presidente Joan Gaspart. Insieme a lui sbarcò in Catalogna anche il compagno di squadra Marc Overmars. Con i Gunners il transalpino aveva vinto una Premier League, 1 FA Cup e 2 Community Shield, in blaugrana sperava di arricchire ancor di più la sua bacheca.

E invece andò tutto male, a iniziare dal primo giorno di allenamento quando il tecnico di quel Barça, Llorenç Serra Ferrer, disse al portiere francese Richard Dutruel: "Chiedi a Petit in quale posizione gioca". Insomma, non era stato proprio il giocatore più voluto della storia. 

Petit: "Al Barcellona c'erano tre clan"

Petit spiega come la squadra fosse divisa in tre clan:

Ricordo la prima volta che incontrai i miei nuovi compagni di squadra, praticamente nessuno mi salutò o si degnò di prestarmi attenzione. C'erano tre clan: quello dei catalani, gli olandesi e tutti gli altri. Non c'era traccia di unità, lo spogliatoio era completamente spaccato, marcio fino al midollo. C'era un'atmosfera tossica

Se potesse tornare indietro, cambierebbe la sua stori: 

L'unico rimpianto della mia carriera è aver lasciato l'Arsenal per andare al Barcellona

Dopo solamente una stagione, Petit tornò in Premier League tra le fila del Chelsea. Qui rimase fino al 2004 quando diede l'addio al calcio. 

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