Hooligans, violenza e "draka alla russa" per la prima volta in Spagna

La stessa violenza, le stesse modalità, in Spagna come in Russia: gli ultras spagnoli per la prima volta si sono battuti a mani nude, 10 contro 10, in un bosco.

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Violenza d'importazione in Liga. Gli ultras del Real Madrid e del Malaga si sono organizzati per bene, prima della partita, si sono incontrati in un luogo abbandonato, in un bosco, e se le sono date di santa ragione a mani nude. I gruppi organizzati "Ultras Sur" e"La Costa Nostra" si sono affrontati, 10 contro 10, indossando magliette diverse per non confondersi. 

Niente armi, calci e pugni, una specie di chiaro monito alle autorità russe: i Mondiali di calcio si avvicinano, e la violenza dai dintorni del calcio, e della Liga, non è stata in alcun modo allontanata, debellata, quantomeno indebolita. Una vera e propria battaglia a mani nude, finita subito sui social network. E non è l'unica in Europa. 

Il web è pieno di immagini simili, in quella che viene denominata "fairplay", ribaltamento forte di uno dei termini più inflazionati in ambito UEFA, in termini di sicurezza e etica comportamentale, in campo e fuori. In Russia si chiama "draka", lotta. Sembrano vere e proprie esercitazioni, in vista dei Mondiali, l'evento mediatico per eccellenza del 2018. Solo che le botte sono vere.

Ultras del Malaga e del Real Madrid si affrontano: e non sono i soli... 

In Spagna come in Russia, dove c'è anche chi propone di legalizzare il fenomeno hooligans. A Vice News un membro di un gruppo di ultras russi dice, guardando dritto di fronte: 

I tuoi livelli di adrenalina e testosterone volano altissimi, sei su di giri. Non tutti ricordano il loro primo bacio, ma tutti ricordano il loro primo combattimento di massa. 

Durata dello scontro tra ultras in Spagna: meno di 1 minuto. Alla fine hanno avuto la meglio gli "Ultras Sur" del Real Madrid, ma evidentemente la posta non è solo battere i rivali, la posta è più alta riguarda un codice di comportamento che trova sempre più difficoltà espressive nei pressi dello stadio, e si sposta seguendo un'etica violenta, in qualche modo codificata, ma ugualmente cruda. Tutto come se fosse una partita di calcio: foto prima dello scontro, magliette diverse.

Mancava il pallone, c'era la violenza. In Russia questo tipo di scontri lontano dai centri abitati sembrano piuttosto in voga, perlopiù cercando "draka" (battaglia, combattimento) su Instagram o Facebook ci si imbatte in tantissimi video che testimoniano lo stesso modus operandi. In Spagna sarebbe la prima volta (almeno documentata con precisione). Nessuna conseguenza, assicurano sui social gli ultras, solo botte, rapide, dure, finite presto. Nessuna denuncia, nessuna possibilità di intervento della polizia, una specie di 'arbitro' con una maglietta bianca. Il commento degli ambienti è chiaro: "Qualcosa sta cambiando in Spagna". 

Ben fatto ragazzi, continuate così!

Lebedev è sodale di Alexander Shprygin, un leader di tifosi russi espulso dalla Francia per i suoi trascorsi in quel di Marsiglia, che poco tempo fa parlava di "Mondiale sicuro", ma "i gay stiano attenti a non darsi la mano a baciarsi per strada". Dopo l'espulsione, Alexander è stato ovviamente accolto come un eroe in patria.

L'attuale assistente parlamentare, ovviamente di Lebedev, è anche vicinissimo a Putin, si muove spesso a fianco del ministro dello Sport, in passato si è fatto fotografare mentre faceva il saluto nazista e per finire nel 2015 avrebbe criticato la presenza di troppi “visi neri” nella nazionale francese. Ovviamente è riuscito un paio di volte anche a tornare in Francia, nonostante fosse stato espulso. Shprygin è considerato uno dei responsabili delle iniezioni di ideologia neonazista tra gli ultras russi.

Ciao, sono Shprygin, ex capo ultrà, ora vicinissimo al Parlamento russo
Ciao, sono Shprygin, ex capo ultrà, ora vicinissimo al Parlamento russo

In Russia, dove, giova ricordarlo, l'atteggiamento dell'establishment (con il leader, Putin, spesso immortalato in pose machiste e iniziative virili) è quantomeno permissivo. Dopo gli scontri, estesi e violenti, ad Euro 2016, uno degli uomini più vicini a Putin, Lavrov (uno degli strateghi principali della sua politica iper-aggressiva e della sua diplomazia) aveva parlato di "provocazioni inglesi"; Vladimir Markin, allora portavoce del Comitato investigativo, una specie di FBI russa, aveva diplomaticamente twittato: "Quando vedono un uomo normale che si comporta come dovrebbe – gli europei - restano sorpresi, perché sono abituati a vedere gli uomini nei gay pride". 

In Spagna le frange più violente del tifo organizzato non sono nuove a rappresaglie violente: ne sanno qualcosa i tifosi della Juventus, assaltati in un pub di Siviglia, anno domini novembre 2016; più di recente, a febbraio, ci sono state almeno 2 ore di guerriglia violenta tra hooligans russi dello Spartak Mosca e tifosi dell'Athletic, con la morte di un agente dell'Ertzaintza, la polizia anti-sommossa basca, dopo una brutta ferita al volto e 2 arresti cardiaci. Tebas, il n.1 della Liga,  ha parlato di "violenza, violenza verbale", in riferimento ai fischi all'inno. Chissà come avrà commentato le immagini di 10 contro 10, in un bosco, a mani nude. 

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