NBA playoffs: spettacolo a Boston, Toronto sfata il tabù, cade il re

Inizia il momento clou della stagione NBA con un paio di upset e tante partite giocate sino all'ultimo possesso con i Pacers a sorprendere.

Oladipo crea, Cleveland s'interroga

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Ogni anno si dice che la regular season sia semplicemente un intermezzo di 82 partite per arrivare a giocarsi i momenti decisivi dei playoffs NBA, dove per concezione comune e piuttosto fondata, “si gioca un altro sport”. Quest’altro sport è semplicemente una versione epurata delle brutte tendenze da regular season, che mette in campo le migliori sedici squadre, ma soprattutto regala quel tasso d’imprevedibilità, tattica, talento, aggiustamenti tecnici e prestazioni personali, che mettono in scena l’espressione di basket più alto possibile in attesa che la finale coroni tutto con la sua magia.

Quest’anno si parlava di come gli Houston Rockets abbiano fatto a brandelli ogni avversario e come la metamorfosi dei Raptors non avrebbe trovato contraltari sino eventualmente a LeBron James. In sole due righe di spiegazione ci sono già tre cose scontate alla vigilia che non sono successe. I Raptors hanno dovuto tirar fuori tutta la loro nuova natura per sfatare il drammatico record di 0-9 nelle gare uno di playoffs, vincendo solo nella seconda metà del quarto periodo una partita che Wall, Beal, Gortat e anche Morris hanno tenuto sul filo per tanto tempo rispondendo alle spallate di OG Anunoby e Delon Wright.

Sembra incredibile, ma sono loro due assieme ai 23+12 di Ibaka a regalare la prima gioia da gara uno a un entusiastico Drake in prima fila. DeRozan si ferma a quota 17 con una sola vera fiammata nel terzo quarto, mentre Lowry chiude con 11, ma una commendevole applicazione difensiva e per i compagni. Questa è la nuova versione dei Raptors che ha obiettivi seri per la stagione, proprio perchè in passato con 28 punti delle proprie stelle, difficilmente avrebbe vinto una partita di playoffs, per di più una gara uno.

"Non dovete chiedere a me per i fallimenti nei playoffs NBA”

Così LeBron James ha risposto a una domanda post gara uno. Gli Indiana Pacers hanno letteralmente schiaffeggiato per 48 minuti i Cavs controllando il match senza mai dare la possibilità di perderlo. C’è poi chi come Lance Stephenson ha schiaffeggiato nel vero senso della parola LeBron James in un paio di occasioni, andando ben oltre il lecito e rischiando d'innescare una vera e propria reazione a catena. Oladipo, Turner, lo stesso Stephenson e tutti i Pacers hanno giocato una partita sontuosa e messo con le spalle al muro il re, arrovellato su se stesso e gli endemici problemi difensivi di una squadra che deve trovare una scintilla particolare per poter rendere nella propria metà campo e di conseguenza pensare a tornare in finale NBA.

L’impresa non è riuscita ai Bucks che hanno avuto un misto tra fortuna e sfortuna prima riagguantando la partita con la tripla del pareggio di Middleton da una rimessa a 0.5” (con connivenza difensiva dei Celtics), poi recriminando su alcune conclusioni apertissime nell’overtime che se convertite avrebbero potuto scrivere un finale diverso da quello a favore dei biancoverdi che hanno comunque subito un Antetokounmpo da leccarsi i baffi. Le assenze di Irving e Hayward sono delle attenuanti ben più che generiche, ma Rozier e Tatum hanno dato spettacolo sostituendosi alla grande alle stelle, anche se l'impressione dai primi 48 minuti è che più la serie si allunga, più i Bucks hanno possibilità di vincere.

Houston di un soffio, meglio i Thunder

I Rockets che tutti dovevano schiacciare, hanno avuto bisogno di un finale molto concitato per battere dei Timberwolves che sono andati a una prestazione minimamente decente da parte di Towns dal piazzare l’upset. KAT è stato negativo e piuttosto assente in gara 1, permettendo ai 44 punti (più uno step back da passeggiata in campagna) di Harden di vincere gara 1 e scacciare le prime nuvole della post season. La presenza di Jimmy Butler e la buona risposta di Derrick Rose sono comunque aspetti positivi per Thibodeau, che potrà organizzare presto il nuovo assalto, conscio che i suoi, a mente sgombra, sono in grado di fare grandi cose grazie al talento a disposizione.

Un pò diverso è stato lo scontro tra Thunder e Jazz che si è aperto con Utah in pieno controllo delle operazioni grazie a un altro rookie meraviglia come Mitchell, ma che poi quando è stata raggiunta dal Paul George in versione NBA Playoffs (36 punti con 8-11 da tre, ma soprattutto una difesa che ha annullato Ingles), ha poi capitolato riducendo nel finale il distacco di una sconfitta ben più rotonda nella sostanza che nei numeri. La bellezza di questo momento della stagione rimane il fatto che tra due giorni potremmo essere a fare valutazioni completamente opposte, ma ugualmente valide tecnicamente. Perchè questo, sì, è davvero un altro sport.

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