Gotze, è crisi senza fine: col Borussia Dortmund non gioca. Addio Mondiali?

Il commissario tecnico Low non lo ha convocato per le amichevoli di marzo e in giallonero ormai è relegato in panchina.

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Lo stop di petto, il tiro al volo, la rete che si gonfia. A soli 22 anni Mario Gotze ha segnato il gol più importante che un giocatore possa segnare. Sua, infatti, la rete che ha deciso i Mondiali vinti in Brasile dalla Germania.

Già protagonista del Borussia Dortmund vincitore in Bundesliga nel 2011 e nel 2012, arrivato fino alla finale di Champions League con i gialloneri e passato al Bayern Monaco nel 2013, quel gol doveva essere la sua consacrazione.

In realtà, anche se era difficile immaginarlo, da quel momento Gotze ha cominciato la discesa. A causa di qualche incomprensione con Guardiola, di alcuni infortuni e della malattia (il disturbo del metabolismo energetico che gli impediva di bruciare i grassi e faceva sì che si sentisse sempre debole) non è più riuscito a esser protagonista. Nemmeno dopo esser tornato al Borussia Dortmund.

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Mondiali, Gotze è destinato a saltarli

Eppure più del gol decisivo nella finale dei Mondiali non si può fare. Probabilmente Gotze è stato schiacciato dalla pressione, dalle aspettative. Forse è stato sopravvalutato, magari anche frenato da problemi personali. Fatto sta che ormai a credere in lui sono in pochi. Pochissimi.

Gotze in azione contro il Salisburgo
Gotze in azione contro il Salisburgo

A marzo Low non lo ha convocato per le amichevoli della Germania in vista dei Mondiali, affermando di non vederlo in forma. Stoger, allenatore del Borussia Dortmund, lo ha criticato pubblicamente dopo l'eliminazione dei gialloneri dall'Europa League ad opera del Salisburgo.

Nelle ultime settimane Mario sta faticando terribilmente a trovare spazio in squadra: una settimana fa, contro lo Stoccarda, è rimasto in panchina per 90 minuti, contro lo Schalke è entrato a una manciata di minuti dalla fine, pur con la squadra in svantaggio da inizio ripresa.

Con Sané, Werner, Draxler, Muller e Ozil trovare spazio per lui in nazionale è quasi impossibile. Proprio come immaginarsi che dopo quello stop di petto e quel tiro al volo cominciasse la discesa. Eppure, una volta arrivati in vetta, o si vola o si scende. È inevitabile.

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