Libri & Pallone - La libertà è un colpo di tacco

Calcio, amore e ribellione nel libro di Riccardo Lorenzetti, che racconta le avventure di una strampalata redazione nel Brasile ai tempi della Democracia Corinthiana.

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Chi, come il sottoscritto, ha avuto la fortuna di assistere a una presentazione di "La libertà è un colpo di tacco", potendo dunque godere della passione con cui l'autore Riccardo Lorenzetti descrive la sua creatura ma soprattutto racconta il calcio - che è un bellissimo gioco, ma anche molto più di un gioco - può ben capire cosa abbia rappresentato nella storia del futebol Socrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, per tutti semplicemente Socrates.

Un campione assoluto, un centrocampista dalla classe cristallina che semplicemente, in Italia, è stato ricordato a lungo solo come un personaggio un po' strambo ed eccentrico per via di una singola stagione alla Fiorentina dove non rese secondo le attese. Socrates non cambiò se stesso né il suo modo di intendere il calcio e la vita, e questo, che non gli ha permesso di essere ricordato come uno dei più grandi fenomeni della Serie A degli anni '80, lo ha portato allo stesso tempo a essere un mito immortale in patria.

Merito di una personalità fuori dal comune, di idee bellissime e immortali e di una rivoluzione - la "Democracia Corinthiana" - che non soltanto fu qualcosa di mai visto né prima né dopo, ma che stravolse le regole prima del futebol brasiliano e poi dello stesso Brasile, contrapponendosi alla fredda e rigida dittatura militare che allora regnava sul Paese e che anche grazie a Socrates e alla sua squadra, e ai messaggi che essa veicolava, finì infine per cadere.

Socrates e la Democracia Corinthiana

"La libertà è un colpo di tacco" è una storia di calcio, amore e rivoluzione

Siamo alla fine degli anni '70, e in Brasile vige ormai da tempo una durissima dittatura militare: questa ha trasformato il Paese con la violenza e le intimidazioni, e essere una voce fuori dal coro è tanto avventuroso quanto pericoloso. A San Paolo un piccolo giornalino indipendente, "Il Cardellino", prova ad essere la voce degli emarginati e degli oppressi: si occupa di cultura sindacale, ma dato che in Brasile tutto finisce con l'essere indissolubilmente legato al calcio, racconta anche del pallone e dei suoi eroi.

"Il Cardellino" è poco più che un giornale di quartiere, auto-prodotto, difficile da reperire e certamente non il massimo dal punto di vista grafico. È tuttavia allo stesso tempo la creatura del grande giornalista Alvaro Cunha, per tutti "il dottor" Alvaro Cunha, straordinario cantore di futebol e persona con ideali fortissimi radicati nel profondo del cuore. Ideali di libertà, tutto il contrario di quello che si può respirare nel Paese in quei foschi tempi dove il calcio sembra essere rimasto l'unica valvola di sfogo di un popolo tanto oppresso quanto rassegnato.

Poi, un bel giorno, arrivò Socrates. E che quell'uomo avrebbe cambiato la storia non ci volle molto a capirlo. Perché il Corinthians di buoni giocatori ne aveva, ma mancava il protagonista ufficiale. Mancava l'ultimo tassello, il più importante: l'uomo che prende di petto la storia e la rovescia, come una stoffa inglese.

Socrates e Walter Casagrande ai tempi del Corinthians

Tutto cambia improvvisamente, quando quasi dal nulla appare la figura di Socrates, leader di una squadra, il Corinthians, che si fa portatrice di un'idea tanto folle quanto geniale: nasce, nel Brasile della dittatura, la "Democracia Corinthiana". Tutte le decisioni vengono prese da giocatori e staff tramite votazione, dallo schema da adottare alla frequenza e intensità degli allenamenti, dalla campagna acquisti ai messaggi da veicolare su magliette fino ad allora utilizzate solo per pubblicizzare bevande o sigarette.

Può sembrare un'idea folle, qualcosa che non durerà mai in un Paese che sembra aver dimenticato cosa vuol dire sognare: invece il Corinthians vola, trascinato in campo dal suo Messia e supportato fuori dal piccolo "Cardellino", la cui avventura si lega a filo doppio a Socrates e compagni e che con coraggio e idealismo si unisce alla rivoluzione che una squadra di calcio ha saputo creare e sfida la violenza e la repressione, il pugno duro di un regime che non si accorge di essere inevitabilmente destinato alla sconfitta.

Socrates alza il pugno destro

"La libertà è un colpo di tacco" è un libro delizioso, che racconta le avventure di una scapestrata redazione locale mentre lotta per la rivoluzione e la libertà sullo sfondo dell'incredibile epopea della Democracia Corinthiana. Uno di quei romanzi che ti prendono e non ti lasciano più, descrivendo con vivo colore i suoi protagonisti al punto da farli sembrare amici di sempre e che ti porta, pagina dopo pagina, ad attendere la fine e allo stesso tempo un po' temerla.

Perché quando finisce si ha la sensazione di non averne avuto ancora abbastanza di tanta magia, tanto amore per la libertà, tanta rivoluzione. Quella che nel Brasile della dittatura una squadra di calcio riuscì a compiere grazie a un pallone e a un campione, Socrates, un simbolo unico e irripetibile. Questo romanzo è uno splendido omaggio che l'autore fa al campione e a quello che ha rappresentato, a quell'impresa, a quel momento storico e alla magia che è capace di regalare il calcio.

Ma su tutti c'era la classe di Socrates, l'ideologo e il demiurgo del Corinthians di San Paolo. O Doutor. Il fuoriclasse capace di capovolgere la partita con il colpo di tacco.

Il colpo di tacco. Il suo marchio di fabbrica. La specialità della casa. La giocata più brasiliana di tutte.

Era una squadra di personalità forti e gagliarde. Di uomini non banali e di formidabili lazzaroni. Gente che avrebbe indifferentemente potuto vincere un campionato. O scatenare una rivoluzione. E infatti, fecero entrambe le cose.

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