Bayern Monaco, il ritratto di Niko Kovac: è lui il sostituto di Heynckes

I bavaresi hanno scelto il croato come l'allenatore da cui ripartire l'anno prossimo: ha portato l'Eintracht Francoforte in finale di Coppa di Germania.

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Ha stravinto nel momento della vittoria, cosa che non riesce a molti. Questo il segreto di Niko Kovac, ufficialmente il nuovo allenatore del Bayern Monaco. Il 23 maggio del 2016, dopo aver portato il suo Eintracht Francoforte al successo nello spareggio salvezza contro il Norimberga, non ha festeggiato. Anche se era il più grande traguardo che avesse raggiunto fino a quel momento.

Kovac quel giorno ha abbracciato i giocatori avversari. Uno per uno. Si è piegato sulle ginocchia verso chi era sdraiato con le lacrime agli occhi e con rispetto ha consolato tutti. Si è seduto accanto a loro, come se la delusione fosse anche sua. Perché da sportivo sa che la vittoria di qualcuno è la sconfitta di qualcun altro. E allora si festeggia dopo, in privato, senza mancare di rispetto a chi ha perso.

Per questo Kovac nel 2016 vinse il premio Fair Play dello sport tedesco. La motivazione era scontata:

La reale empatia mostrata per l'avversario in una partita così importante è l'esempio di Fair Play.

Ma per Kovac, da quel 23 maggio al prossimo 1 luglio, giorno inizierà la sua avventura da allenatore del Bayern Monaco, la strada è stata lunga.

Bayern Monaco, ritratto di Niko Kovac

Kovac non è solo empatico, è anche un duro. A Francoforte, quando il club rischiava la retrocessione (lui nella stagione 2015-16, quella del salvataggio allo spareggio, entrò in carica solo a marzo) ci si affidava ad Alex Meier. Il bomber aveva vinto recentemente la classifica cannonieri in Bundesliga, era il simbolo del club. Kovac però non lo vedeva in forma e lo lasciò fuori. Una, due tre partite. Fino a emarginarlo quasi del tutto. Alex, il Fussballgott (“Dio del calcio”), come lo chiamavano i tifosi, trattato come un giocatore comune da un tecnico appena arrivato. Non era una decisione facile, ma Kovac la prese per il bene dell'Eintracht. E alla fine ha avuto ragione. L'anno scorso ha portato l'Eintracht in finale della Coppa di Germania, in questa stagione è in semifinale (giocherà con lo Schalke).

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Eppure la carriera di allenatore di Kovac, prima di arrivare all'Eintracht, non era stata esaltante. Chiamato con urgenza alla guida della nazionale croata che nel 2014 si era ritrovata a dover passare per gli spareggi per arrivare ai Mondiali, in Brasile non fa una bella figura, uscendo con soli 3 punti nel girone con Brasile, Messico e Camerun. All'Eintracht però ha reso la squadra forte principalmente dal punto di vista tattico, tanto che da due anni la sua squadre, pur non fortissima, è una delle più solide (quest'anno ha la miglior difesa dopo il Bayern Monaco). Ma a distinguerlo è la caratura umana: lì convince tutti, trascina tutti. Al punto che stravince nel momento della vittoria. Cosa che non riesce a molti.

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