MMA, Inside the Cage: questo folle Conor McGregor serve ancora a UFC?

Nuovo episodio dell'approfondimento targato FOX Sports.it e dedicato al mondo dell'ottagono: occhi puntati sul lato da Mister Hyde dell'irlandese.

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Srotolate le fasce, mordete il paradenti ed inforcate i guantini, perché questo episodio di Inside the Cage sarà più duro che mai. La nostra rubrica d'approfondimento sul mondo delle MMA si è sempre posta l'obiettivo di analizzare con oculatezza fatti e retroscena del mondo ottagonale, nel bene e nel male. Quanto accaduto a Brooklyn giovedì scorso, tuttavia, è un qualcosa che nulla ha a che fare con i valori dello sport che tanto amiamo: sì, perché tirare un carrello sul finestrino di un pullman è un atto deplorevole, soprattutto se ti chiami Conor McGregor. Come si è arrivati a tutto ciò ve lo spiegheremo in maniera abbastanza breve tra un paio di righe, ma non prima di avervi introdotto al nucleo del nostro focus: questo "Notorius" serve ancora a UFC e al mondo delle arti marziali miste in generale?

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MMA: Conor McGregor riuscirà mai a darsi una regolata?

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Ricapitolando in breve: durante le settimane passate Artem Lobov, compagno d'allenamento di McGregor, dà del "pisciasotto" a Khabib Nurmagomedov, che come lui combatterà a UFC 223. "The Eagle", che da buon daghestano evita sproloqui teatrali che esulino da un classico "sono il più forte di tutti", decide che forse è il caso di parlare a quattrocchi col suo connazionale. Detto fatto, con Khabib che si presenta da Lobov con una serie di persone al seguito approcciando "The Russian Hammer" per chiedergli se avesse il coraggio di ripetere certi epiteti anche face to face. Artem, palesemente spiazzato, si incupisce e risponde a stento, portando a casa anche quattro scoppole dietro al collo, con Nurmagomedov che soddisfatto va via. Peccato però che McGregor, amico e sparring partner di Lobov, sia pronto a reagire proprio alla McGregor: l'irlandese, su tutte le furie, carica una ventina di connazionali sul suo aereo privato - tra cui diversi compagni di team quali Charlie Ward e Cian Cowley - e prepara la spedizione punitiva. Con l'aiuto dei giornalisti di The Mac Life, portale d'informazione facente capo al fighter di Dublino, la squadriglia si presenta nei sotterranei del Barclays Center, spaccando letteralmente tutto.

Risultato? Un taglio al volto sul viso di Michael Chiesa, seduto accanto al finestrino distrutto, e dei fastidi alla retina per Ray Borg. Ambedue, ovviamente, non combatteranno a UFC 223. Stessa sorte per Artem Lobov, che verrà sbattuto fuori dalla card avendo partecipato all'assalto al pullman. Tutto ciò va assolutamente contro ogni valore etico e morale presente nel mondo delle MMA, dove la violenza è prettamente sportiva - concettualmente parlando, se di violenza si può parlare - e alle volte verbale. Quasi mai però ci si trova di fronte ad atteggiamenti violenti o, come in questo caso, criminosi: la gravità delle azioni di McGregor impone una seria riflessione sul futuro del ragazzotto di Dublino, che il prossimo 14 giugno dovrà presentarsi di fronte alla corte di New York dopo il rinvio a giudizio sancito pochi giorni fa. In definitiva, quindi, questo tipo di personaggio serve ancora alle mixed martial arts? Ovviamente no. Il fighter che l'irlandese era e probabilmente è ancora, però, continua a far sognare tutti i fans UFC, che sperano in una redenzione morale oggi quanto mai fantasiosa.

MMA: i peggiori precedenti di McGregor

McGregor, dal canto suo, non si è certo smentito: il suo atteggiamento da gangstar-bullo di quartiere è quello che probabilmente lo ha portato a diventare l'atleta più ricco di sempre nel mondo delle MMA, passando allo status di vero e proprio uomo copertina di questo sport. Un percorso partito dal basso, e ricco di precedenti zeppi di trash talking. Dalle cinture "rubate" a José Aldo ed Eddie Alvarez alla sceneggiata stile WWE - con tanto di sedia - imbastita per provocare quest'ultimo, fino ad arrivare alle liti al TUF con T.J. Dillashaw, Cody Garbrandt ed Urijah Faber il passo è davvero breve, con McGregor che però non aveva mai superato il limite come nello scorso weekend. Ecco perché bisognerà che il combattente di Dublino si dia ufficialmente una regolata, essendo anche divenuto papà soltanto da un paio di mesi a questa parte.

Inquadrando però l'argomento con una visuale panoramica è impossibile non porsi una domanda: il movimento delle MMA ha giovato dell'atteggiamento borderline di McGregor? La riposta più adatta, probabilmente, è un "nì". Perché se è indubbio che numeri, mole di pubblico e crescita sul piano strettamente teatrale dei fighter abbiano beneficiato del fenomeno Notorius è pur vero che - scomodando un concetto lontanamente gattopardiano - tutto è cambiato senza che nulla però sia realmente variato nei fatti. Sì perché, ad esempio, sono in molti gli atleti che hanno raggiunto la fama attraverso un mood comportamentale simile a quello del combattente di Dublino, che però non ha mai smesso di accumulare nuovi detrattori dall'altra parte della barricata. E per quanto riguarda UFC, invece? Lì la situazione è un po' più complicata.

Commento Anderson Silva
Il commento Instagram in cui Anderson Silva critica l'operato di Dana White, invitandolo a tornare sulla retta via.

Dana White, dentro di sé, sa bene di trovarsi di fronte alla chimera che lui stesso ha creato e promosso, rendendolo il volto della compagnia. Il crescendo di azioni quantomeno discutibili di McGregor ha rappresentato una lama a doppio taglio per i vertici della promotion, che si è trovata costretta ad accogliere una enorme mole di pubblicità sia negativa che positiva. La gestione attuale della nuova proprietà, però, potrebbe offrirci un paio d'indicazioni riguardo a quello che potrebbe essere il futuro dell'irlandese dentro l'ottagono. Gli UFC Embedded che hanno immortalato l'attacco al parcheggio del Barclays Center potrebbero essere - anzi, verranno - utilizzati per l'eventuale promozione di un match tra McGregor e Nurmagomedov, con questa ipotesi che è già stata perpetrata da una gloria delle MMA quale è Anderson Silva, ex campione pesi medi UFC e tra le leggende più grandi di sempre. Chiaro e severo l'ammonimento di "The Spider" nei confronti dei suoi nuovi datori di lavoro, che hanno sposato una linea aziendale più mainstream anche per rientrare delle spese di acquisto del marchio. Così si spiegherà il probabile perdono del figliol prodigo Conor McGregor, così come la possibile title shot per Brock Lesnar nei pesi massimi già dopo UFC 226. Una linea operativa che mai si sarebbe perpetrata sotto la gestione Fertitta, e che rischia di portare un ricambio ideologico e generazionale tra fans, atleti, addetti ai lavori e dirigenti.

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