NBA: la piaga infortuni azzoppa i playoffs, Irving non ci sarà

I playoffs NBA perdono un'altra stella: Kyrie Irving sarà costretto a saltarli per un problema al ginocchio che lo terrà fuori 5 mesi.

Kyrie è l'ultima vittima degli infortuni

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Si può dire che nelle ultime stagioni NBA quando arriva il mese di marzo subentra una specie di maledizione che se non c’entra nulla con Montezuma, potrebbe avere a che fare con Murphy nel più classico dei: Se qualcosa può andar male sicuramente lo farà. Il capitolo infortuni sta letteralmente falcidiando ogni finale di stagione mietendo vittime su base continuativa, ma il problema principale è che questi caduti siano molto spesso le stelle di prima grandezza, forse torchiati dalla lunghezza della stagione e dalla grande mole di minuti passati in campo.

Anche quest’anno non è stato risparmiato dalla malasorte e, arrivati a un paio di partite dai playoffs, la lista degli assenti è già molto nutrita, perché se Gordon Hayward si è già rassegnato dopo il tremendo infortunio occorsogli nella prima partita di regular season, i tifosi texani non si sono ancora convinti riguardo al fatto di non vedere Kawhi Leonard con la loro maglia in questa (e forse non solo) stagione. A chiudere il cerchio delle stelle nella lista nera della sfortuna c’è DeMarcus Cousins, che in una delle più banali (e a dire il vero inutili) lotte a rimbalzo d’attacco dopo un libero sbagliato, ha detto addio a una stagione che avrebbe potuto regalare qualche soddisfazione ai suoi colori.

Capitolo chiuso? Neanche per sogno, perché nelle ultime partite sono state messe in dubbio le legittime velleità dei Sixers a causa di uno degli infortuni più sfortunati della storia recente con Embiid che si frattura l’osso oculare per uno scontro con Markelle Fultz, lui sì appena rientrato da una lunga degenza. I Minnesota Timberwolves invece hanno visto crollare le loro azioni in vista della postseason dal 25 febbraio, data in cui Jimmy Butler si è infortunato al menisco lasciando i suoi a lottare contro gli stessi demoni d’inconsistenza delle ultime stagioni. JB ci sarà per lo showdown contro i NUggets (rientrato venerdì contro i Lakers) al fine di raggiungere un posto ai playoffs, così come John Wall che dopo una lunga assenza è tornato attivo per i propri Wizards, pur non trovandosi come il conclamato leader che aveva lasciato la barca qualche tempo fa. 

NBA: la maledizione delle guardie

Se pensiamo alle ultime due finali giocate ci sono i nomi e le gesta scolpite nella pietra di due campioni come Kyrie Irving e Steph Curry. Il 24 marzo la stella dei Warriors si è infortunato al legamento mediale del ginocchio per una sfortunata collisione con JaVale McGee ed è stata stimata una sua permanenza ai box per almeno tutto il primo turno di playoffs. ESPN ha studiato il suo rendimento nel 2016 dopo il rientro dall’infortunio al ginocchio valutando una discesa della precisione nel tiro da tre (40.25% contro il 45% in regular season) e riscontrando anche un drastico calo nelle percentuali da due passate dal 56.6% al 48%. Lo staff medico dei campioni in carica ha però rassicurato tutti dicendo che Steph tornerà solo a completo recupero di forza fisica e salute.

Il discorso è radicalmente diverso per Kyrie Irving che ha avuto una stagione piuttosto tormentata da un ginocchio malconcio e che sembrava doversi fermare prima dell’inizio dei playoffs per essere poi a pieno regime nella corsa a Est. Così non sarà, perché giovedì è stato derurbricato dai medici ad assente a tempo indeterminato. Ha già subito la procedura per la rimozione di due viti nel ginocchio che, seppur andata bene, lo terrà fuori per quattro o cinque mesi. Questo non impedirà ai Celtics di essere favoriti nel primo turno, ma mette una serie ipoteca sulle residue speranze di finale NBA.

Nessuna soluzione all’orizzonte

Si è parlato e probabilmente si parlerà molto del capitolo infortuni nel board NBA, ma di certo non si può dire che la lega abbia lesinato passi in avanti considerevoli per tentare di ridurli. L’eliminazione delle quattro partite in cinque notti, l'allungata pausa per l’All Star Game e la riduzione al minimo storico dei back to back volge a quell’obiettivo, ma probabilmente 82 partite giocate a questo livello fisico e d’intensità rimangono spesso troppo pesanti per chi di nome non faccia LeBron e di cognome James. Le stelle cadono ormai come birilli ogni anno e sebbene la soluzione più logica per tutelarli sia il ridurre il numero di partite, risulta impossibile da applicare per meri fini economici e Adam Silver è stato piuttosto chiaro a riguardo nel recente passato.

Forse l’unica possibilità è di gestire in stile Popovich anche le stelle più giovani amministrandone il minutaggio su tutte le partite e facendo il possibile per preservarne l’integrità. L’infortunio da collisione farà sempre parte del gioco e nessuno può prevedere incidenti come quelli di Hayward ed Embiid, ma il proliferare di problemi articolari piuttosto seri deve far ragionare tutti in un’ottica di salvaguardia dei propri giocatori e dello spettacolo NBA globale, perché vedere dei playoffs senza Irving, Curry, Butler, Hayward, Embiid, Leonard e Cousins rende la massima espressione di basket possibile uno spettacolo monco. 

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