Goolaerts, l'ennesima tragedia: dal 2009 morti 7 corridori belgi

Il mondo del ciclismo scosso dopo il decesso del giovane atleta alla Parigi-Roubaix, ma prima di lui altri episodi simili.

Goolaerts, la tragedia e gli altri episodi simili

312 condivisioni 0 commenti

di

Share

Siamo stanchi di piangere atleti. Siamo stanchi di piangere atletici in bici. Non c’è retorica, solo cruda realtà. Perché la morte non lascia scampo, nemmeno se sei giovanissimo, uno sportivo vero che conosce la fatica. Michael Goolaerts aveva 23 anni. 

Correva forte per se stesso, per essere il migliore. Per staccare i rivali in una delle classiche più belle al mondo, la Parigi-Roubaix. Non sapeva cosa gli stesse riservando il destino: Michael cade a terra per un arresto cardio-respiratorio a 147 km dall’arrivo, al secondo tratto di pavé. Viene soccorso, rianimato in un primo momento, poi portato all’ospedale di Lille. Se ne va, qualche ora dopo, con tanti sogni e una bici abbandonata.

Goolaerts e la triste fine di altri corridori di nazionalità belga. Non è il primo che incappa in un simile destino: è il settimo dal 2009. Da Nolf a Myngheer, giovanissimi e non. Tutte promesse del ciclismo strappati via dai pedali.

Goolaerts prima della tragedia
Goolaerts prima della tragedia alla Parigi-Roubaix

Goolaerts, la tragedia della Parigi-Roubaix

Un arresto cardiaco in gara. Il mondo dello sport e in particolare quello del ciclismo piangono Michael Goolaerts, 23 anni della Veranda Willems. Braccia aperte sull’asfalto, la bici vicino. Viene rianimato, intubato, portato in ospedale con l’elicottero. Muore senza mai riprendere più conoscenza. Il tutto è sembrato infinitamente drammatico: il massaggio cardiaco, l’apprensione dei medici sul posto, il corpo del ragazzo a terra, inerme. Ora il massimo riserbo intorno alla famiglia del corridore.

Si piange anche in bici: la maledizione belga

Michele Scarponi un anno fa ci lasciava dopo essere stato investito da una macchina sulle strade della sua terra, le Marche. Una tragedia mai dimenticata. Poche settimane dopo l’americano Chad Young, 21 anni, cade all’ultima tappa del Tour of the Gila: muore per le ferite riportate. La promessa del ciclismo francese, Romain Guyot, fa la stessa fine di Scarponi: da lì a pochi mesi avrebbe corso il suo primo Tour de France.

Ma il Belgio è la nazione più colpita da queste tragedie. Impossibile scordare il volto sorridente di Wouter Weylandt. Al Giro d’Italia del 2011, in discesa sulle strade del Passo del Bocco nei pressi di Genova, si schianta contro un muro. I sanitari provano a rianimarlo per 40 minuti, niente da fare. Antoine Demoitié, belga anche lui, durante la Classica Gand-Wevelgem nel marzo del 2016 viene travolto da una moto al seguito della corsa. Muore (anche lui) all’ospedale di Lille per le ferite riportate nell’incidente. Impossibile dimenticare l’italiano Fabio Casartelli, che nel 1995, a 25 anni, picchia duro contro un muro di cemento mentre scende dal Colle di Portet-d’Aspet, al Tour.

Con Goolaerts si allunga la lista dei corridori belgi morti in gara o allenamento. Se ne contano sette dal 2009. Il primo Frederiek Nolf, in Qatar, si spegne nel sonno. Il penultimo Daan Myngheer, 22 anni, a marzo del 2016 viene colpito da un infarto in corsa durante il Criterium International in Francia. Muore due giorni dopo in ospedale. Destini crudeli per dei ragazzi sani, in forma. Una vera e propria maledizione per il Belgio della bicicletta.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.