MMA, non il miglior Khabib a UFC 223, ma è campione dei pesi leggeri

Khabib Nurmagomedov, come prevedibile, ha sconfitto Al Iaquinta con una prestazione dominante. Ma gli sono serviti cinque round.

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Una serata che era prevista, fino a due settimane fa, come una delle migliori degli ultimi anni in UFC,finisce per diventare una normale card numerata. Complice l'infortunio di Tony Ferguson, l'assalto al bus da parte di Conor McGregor che non ha permesso a Michael Chiesa di combattere e l'impossibilità di Max Holloway di centrare il peso per affrontare Khabib. Una caduta verticale in termini qualitativi, che però può lasciar intravedere anche uno spiraglio di luce.

Lo spiraglio è rappresentato dai match che sono stati promossi in main card. Il primo, al limite delle 155 libbre, è avvenuto fra Chris "Gritz" Gruetzemacher (14-3) e Joe Lauzon (27-15), veterano che non ha certo bisogno di presentazioni. Un match giocato sulla cortissima distanza, hand-to-hand, come sottolinea il commentatore Alex Dandi. I colpi riservati a Lauzon da Gritz sono stati più numerosi e precisi, oltre ad essere scanditi da un ritmo più rapido. Pugni dall'esterno del mezzo clinch, dato proprio dall'hand-to-hand, gomitate corte, recupero veloce.

Gruetzemacher ha offerto una prova matura e incoraggiante, lasciandosi così alle spalle la striscia negativa di due match persi. Lauzon invece rischia molto, a quota tre sconfitte di fila, l'ultima delle quali, proprio contro Gritz, avvenuta per TKO al termine della seconda ripresa per volere del suo angolo. Una scelta coraggiosa, ma anche giusta, visto che il proprio atleta stava subendo davvero troppi colpi nelle battute finali del secondo round.

UFC 223, Khabib è campione, Namajunas conserva il titolo

Zabit Magomedsharipov vs Kyle Bochniak 

Il secondo match in main card ha visto invece il ritorno - e finalmente in main card - del russo Zabit Magomedsharipov (15-1), opposto a un coriaceo Kyle Bochniak (8-3) in un match al limite delle 145 libbre, divisione dei pesi piuma. Il russo non è il classico samboka tutto grappling e martellamento, tutt'altro: è una sofisticata macchina da striking capace di sferrare i colpi più complicati e sorprendenti in una frazione di secondo. È dotato inoltre di una gestione delle distanze non comune e riesce a controllare abbastanza tranquillamente anche i match più duri, come quello che gli ha offerto Bochniak. Aggressivo fin dall'inizio, l'americano non ha mai ceduto il passo, anzi, ha incassato bene e inseguito il suo avversario per l'ottagono, proponendo violenti ganci larghi ed overhand per azzerare il vantaggio nell'allungo dell'avversario. Piano non riuscito, Zabit ha gestito benissimo, riuscendo a portare a casa la vittoria ai punti, la prima in UFC, preceduta da altre due avvenute per finalizzazione.

Renato Carneiro vs Calvin Kattar 

Terzo match che vede protagonisti, in una vera battaglia al limite delle 145 libbre, Renato Carneiro detto Moicano (12-1-1) e Calvin Kattar (18-3). Un match che avrebbe potuto essere diverso, se non fosse stato - come sottolineato anche dai cronisti in lingua inglese - per la disciplina di Moicano. Il brasiliano ha sofferto gli assalti di Kattar nel primo round. L'americano ha cambiato, come suo solito, timing negli attacchi, mescolando benissimo i colpi di braccia e trovando buone angolazioni che hanno messo in pericolo Moicano. Il brasiliano però ha dimostrato durezza, superato una fase non positiva, e portato l'inerzia del match dalla sua parte grazie ai potenti, veloci e precisi leg kick, che hanno ricordato quelli del suo connazionale Edson Barboza. Con una prestazione in crescendo, Moicano si è assicurato secondo e terzo round, alleggerendo la pressione portata dal nativo del Massachusetts e punendolo coi consueti calci sia al corpo che alle gambe, rientrando in counterstriking dopo aver rallentato Kattar. Alla fine, alza il braccio il brasiliano, che si dimostra un fighter d'alto profilo.

Rose Namajunas vs Joanna Jedrzejczyk

Co-main event di tutto rispetto, con in palio il titolo femminile dei pesi paglia. Un rematch attesissimo, quello fra la campionessa Rose Namajunas (8-3) e l'ex campionessa Joanna Jedrzejczyk (14-2). Joanna è senz'altro la Super Woman dei pesi paglia, ma Rose è la sua kryptonite. Con un magistrale controllo delle distanze, Rose ha stabilito da subito le gerarchie, portando ottimi colpi al volto della polacca e schivando benissimo col busto, per poter rientrare in uscita con potenti colpi di braccia che hanno raggiunto l'ex regina degli strawweight. Joanna non è stata campionessa per caso: si scrolla di dosso la tensione e riparte dal terzo mettendo a segno eccellenti leg kick che tingono di viola la gamba avanzata di Rose. La Namajunas con tutta probabilità perde terzo e quarto round, a causa di un fisiologico calo del ritmo, indotto anche dall'accelerazione di Joanna. Il quinto è il round decisivo ed è qui che Rose fa uscire tutta la propria personalità: accelera nelle combinazioni, va a segno in entrata contro una delle più pericolose kickboxer nel mondo delle MMA e alla fine si assicura anche un preziosissimo takedown. Di misura, ma convincente, la vittoria di Rose Namajunas, che conserva il titolo dei pesi paglia e si prepara alla prossima difesa.

Khabib Nurmagomedov vs Al Iaquinta

Il main event di UFC 223 è andato in maniera inaspettata. Dopo una serie infinita di infortuni e cambi d'avversario, il titolo dei pesi leggeri è in palio solo per Khabib Nurmagomedov (26-0): Iaquinta ha fatto registrare 0.2 libbre in più rispetto al limite consentito. L'incontro che avrebbe dovuto essere il più atteso, ha visto un Al Iaquinta (13-4) vendere cara la pelle. Dopo l'iniziale sofferenza a terra nel corso del primo round, l'americano ha evitato numerosi takedown riservatigli dal russo che, appena capito che lo spreco di energie sarebbe stato eccessivo, ha accettato lo scambio in piedi. Iaquinta ha cercato il colpo del KO per l'intera durata delle cinque riprese, non riuscendo a trovarlo. Khabib ha punito l'americano scatenandogli addosso una serie infinita di jab che hanno avuto comunque poco impatto su un incassatore del calibro di Raging Al. Il mento alto di Khabib ha comunque fatto capire diverse cose: è improbabile che il russo possa scambiare in piedi con Tony Ferguson e virtualmente impossibile che possa farlo con Conor McGregor. Lo striking di Khabib è troppo scolastico per impensierire due fighter d'élite quali sono l'irlandese e l'americano. D'altro canto, il suo grappling sembra sempre più straripante e pare proprio che nessuno possa tenergli testa. Senza fare complimenti, se non a Iaquinta per aver accettato il match, dopo una prestazione con riserve ma senza dubbio dominante, il russo ha chiesto di poter affrontare Georges St-Pierre.

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