NBA: Steven Adams, il centro più efficace e la cultura agricola

Adams è il volto con Westbrook degli Oklahoma City Thunder e con il suo lavoro incessante è diventato uno dei migliori centri NBA.

Adams è uno dei migliori rimbalzisti della lega

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Gli Oklahoma City Thunder si sono affacciati a questa stagione come principali antagonisti dei Golden State Warriors, con Sam Presti che è riuscito a costruire un trio di stelle portandosi a casa Paul George e Carmelo Anthony in estate, affiancandoli a Russell Westbrook. Il campo però ha dato ben altri risultati e ora la squadra si trova a lottare per una posizione che può oscillare facilmente tra la quattro e la otto della griglia playoffs, sino ad arrivare anche a una clamorosa eliminazione. Se vogliamo identificare i Thunder degli ultimi anni con un volto che non sia quello di Russell Westbrook, non si può che pensare a Steven Adams, diventato sempre più il manifesto ideologico di Sam Presti.

Che alcune storie NBA affondino radici in infanzie difficili è quasi la normalità e, al netto della precoce perdita del padre per Steven, la cosa che più lascia esterrefatti è come lui fosse decisamente orientato a fare l’agricoltore, venendo letteralmente rapito dall’etica del lavoro e la costante dedizione che bisogna avere per esercitare la professione. La storia, però, anche grazie a una figura incredibilmente importante come Blossom Cameron che gli dà asilo e lo cura in ogni aspetto della sua gioventù (dal frequentare la scuola al mangiare sano), cambia e quando si approccia con il basket, trovando Kenny McFadden che lo prende sotto la sua ala protettrice e lo sponsorizza per andare a Pittsburgh dove farà partire il suo crescendo cestistico.

Oggi Steven è la bandiera degli Oklahoma City Thunder assieme a Westbrook, con il quale ha sviluppato un’intesa telepatica. Si, perché questo è il leit motiv della carriera di Funaki (così viene soprannominato) che oltre ad aver “imparato a imparare” come diceva McFadden dopo i primi approcci con lui, è riuscito a mettere in pratica tutto quello che ha assimilato in giovane età trasponendo una concezione di vita basata sul lavoro in campo.

NBA: il dominio sotto i tabelloni

Guardando una partita dei Thunder è impossibile non notare la sua presenza quasi demoniaca nel pitturato, infatti è il miglior rimbalzista d’attacco in tutta la NBA a quota 5.2, ma quello che fa scalpore sono alcune sue statistiche avanzate, infatti prende il 52.8% delle carambole offensive della squadra e influisce per un +11,1% sui palloni catturati sotto il tabellone avversario quando è in campo.

La percentuale dei cosiddetti putbacks, ovvero i tiri sbagliati di ogni genere convertiti in punti, con lui in campo è di +26,1 su cento possessi, quindi non solo una presenza imponente, ma verrebbe da dire anche l’unica a disposizione. Quando prende posizione a tiro scoccato è impossibile spostarlo perché ha una durezza fisica che non è comune nell’NBA odierna e oltre a quella ci mette un’applicazione mentale per andare a prendere il pallone mutuata da Dennis Rodman che ne ha sempre fatto una questione di voglia e non di tecnica sui rimbalzi. Stupisce quasi come in difesa sia un rimbalzista quasi sotto media (quattro palloni catturati a partita), ma considerata la tendenza al tiro sbagliato della sua squadra, averlo in campo a battagliare regala molte possibilità ai suoi di vincere.

The finisher

Se la sua intesa con Westbrook è ormai quasi telepatica, ciò che stupisce di più nel suo gioco offensivo è un binomio a dir poco fondamentale per il lungo moderno. Negli ultimi due anni ha migliorato in maniera esponenziale la sua solidità di ricezione, infatti riesce a controllare palloni che gli arrivano da passaggi di qualsiasi tipo (alley oop, battuti a terra, diretti, a distanza ravvicinata) e riesce a convertirli con una notevole rapidità, trasformando la ricezione in un appoggio o più spesso una schiacciata. Il vero emblema del suo lavoro incessante e d'incredibile costanza è un semigancio ambidestro che ha migliorato e affinato negli ultimi anni, probabilmente dal fraterno amico Enes Kanter, che gli permette di essere uno dei migliori nella lega per percentuale nel pitturato.

Ha tanti modi per finire, ma ha un tallone d’Achille chiaro che sono i tiri liberi (55% in stagione). Nonostante questo è a tutti gli effetti il prototipo del lungo attuale che posiziona blocchi monolitici, difende il ferro con fisico e verticalità ed è in grado di finire da rollante con grande efficacia. È già oggi uno dei migliori, ma probabilmente c’è ancora parecchio soffitto da grattare per capire che giocatore sarà al suo apice di maturità, ma intanto Presti si gode ancora una delle sue tante intuizioni vincenti.

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