La Champions League dei Golia: il calcio è ancora sport competitivo?

I 3 gol del Real e i 4 del Barça fanno parte di un trend europeo di sbilanciamento che in Champions League diventa sempre più evidente, tanto da alimentare la fatidica domanda: il calcio è ancora uno sport competitivo?

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Golia batte Davide. Quasi sempre, sempre di più: non è un calcio per piccoli. Le differenze "di classe", tra le big e le altre, stanno diventando una costante, si stanno allargando. Il gap tra le primissime della classe e le altre rischia di diventare una voragine. Non in tutti i campionati europei, non sempre. 

Ma il trend riguarda soprattutto il gotha del calcio: in Champions League ci sono squadre di primissima fascia che letteralmente passeggiano su altre. E non sempre i Davide sono team di piccolo cabotaggio. Spesso sono società ultramilionarie, appartenenti a sceicchi, grossi sponsor, dall'alto lignaggio. Con dietro gli Agnelli. Non conta niente. 

L'elite del calcio europeo passeggia sulle altre. Lo dicono i numeri, lo denunciano le statistiche. Non solo: a fronte di un gol raro nel calcio, che su base storica sta diventando sempre più un evento, assistiamo alla barbara moltiplicazione delle reti in molti campionati ai danni di squadre non attrezzate per sostenere la categoria. Che pagano così un dazio durissimo. 

Il Benevento, senza saperlo, ha appena avvalorato una statistica europea perdendo contro la Lazio
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Golia schiaccia Davide: come le piccole non riescono più a contenere le grandi

Il trend è in genere europeo con un picco importante nell'edizione Champions League 2017/2018. Come riporta il rapporto del CIES Football Observatory, la percentuale di match vinti con 3 o più gol di scarto in 29 campionati europei è cresciuta in maniera importante, quasi ovunque. In Champions League il confronto è impietoso: il 29% dei match finisce con risultati pirotecnici (+ 8% al confronto con la scorsa edizione). Una percentuale quasi doppia rispetto allo stesso incremento comunque riscontrato in Europa League (16%, + 3% di aumento rispetto alla scorsa stagione).

La competizione, che in qualche modo genera anche l'equilibrio (al di là degli episodi), sembra destinata a decrescere. Ma le statistiche dicono il contrario: laddove aumenta la competizione, in realtà aumenta anche il numero di gol fatti. Le vittorie e le sconfitte a quel punto diventano più larghe. Alcuni studi (di recente anche una tesi in statistica all'Università di Padova) dimostrano che in campionato, a seconda dei mesi dell'anno, ci sarebbe una differenza di gol fatti o meno. Ci spieghiamo meglio: a fine stagione, forse per l'avvicinarsi degli obiettivi o per la stanchezza, si segnano molti più gol. Il problema però non è il numero di gol fatti, ma la differenza tra quelli segnati dalle due squadre. Lasciate perdere Juventus-Real Madrid e Barcellona-Roma, o forse includetele pure: sono comunque figlie di uno strapotere tecnico che esclude qualsiasi altra nobiltà (nonostante la Juventus in Italia sia del tutto dominante, e dica la sua anche in Champions).

A proposito di 'Golia del calcio'...
A proposito di 'Golia del calcio'...

Nei campionati osservati, 27 per la precisione, la situazione è piuttosto chiara: in Premier League il 22% delle partite finisce tanto a poco. Ed è una soglia in aumento (+4%). Lato opposto, la Bundesliga è la controstoria: solo l'11% dei match finisce col tabellino così sproporzionato, ed è una quota in netta diminuzione (-6%). Sarà contento Mancini, il campionato russo è il più equilibrato, bilanciato, con 1 partita su 10 che finisce malaccio per una delle due squadre, ovvero 3 gol sotto. Su 29 competizioni (non campionati, aggiungiamo pure Champions League ed Europa League), 20 soffrono di "sindrome di Golia". Il trend è questo: il calcio, in Europa, sta diventando meno competitivo.

Le componenti in ballo sono tantissime (budget diversi, competenze sproporzionate, storia e lignaggio europeo, abitudine alla vittoria e al conseguente cachet), ma il risultato resta sotto gli occhi di tutti. In Serie A siamo al 19,8%, con un aumento del +2,5% di partite con risultato avviato verso il tennistico. In Portogallo l'aumento è pazzesco (+6,6%), a fronte di un numero più basso rispetto a quello italiano (18,5%). In Spagna, comunque tra le prime 10 per percentuale di partite con 3 o + gol di differenza, c'è un segno + poco significativo (0,3%), al netto comunque di una situazione un bel po' sbilanciata (17,9% di partite in cui Golia vince tanto a poco). 

In un articolo sempre su Fox Sports di qualche tempo fa si guarda agli Stati Uniti per provare una qualche chiave di lettura in grado di aumentare la competitività del calcio. La differenza tra chi fa 3 gol e chi ne fa zero, in realtà, non si può misurare sempre con il fatturato. La Premier League, di cui abbiamo parlato, è la terza eccellenza in ambito di ricavi, eppure, nonostante tutto, è sbilanciata. Questo vuol dire meno pubblico, meno divertimento? In realtà probabilmente sì, sicuramente potrebbe voler dire meno pubblico: secondo una corrente di pensiero, la domanda di visibilità di uno sport dipenderebbe in egual misura dalla qualità degli sfidanti e dal grado di disparità tra loro esistente. Se giocare contro la Juventus ha ancora, in Italia, il potere di attrarre il pubblico, la prospettiva di prenderne 3 o più potrebbe disincentivare i tifosi a recarsi alla pubblica gogna. Ora la domanda conseguente in realtà non ha risposta, se non soggettiva: un calcio meno competitivo è anche meno divertente? Diceva l'ex attaccante Marco Simone: 

Fino a quando il calcio sarà un gioco, come facciamo a diventare grandi?

La risposta è che forse il calcio sta diventando grande, troppo grande, sta crescendo, o meglio: crescono i Golia, volano in cielo, e tutti gli altri stanno con il naso appeso all'insù a prendere 3 gol o più.

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