WRC, Rally di Corsica: un'isola di emozioni

Il nostro Lucio Rizzica ci presenta la 61esima edizione del Rally di Corsica.

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Diecimila curve, un percorso lento e tortuoso ma infinitamente emozionante, seppur fortemente rinnovato rispetto al suo disegno storico. Questo è ciò che aspetta i protagonisti del World Rally Championship 2018 pronti ad accendere i motori al rientro in Europa della carovana, dopo la recente prova in Messico. Poco meno di novemila chilometri quadrati di terra, uno sputo in un Oceano, stretti fra la Francia e l’Italia, politicamente transalpina ma sentimentalmente più vicina alla dirimpettaia Sardegna. La Corsica ha un suo fascino aspro e selvaggio che non contrasta affatto con il suo soprannome di "isola della bellezza".

Qui nacque Napoleone, qui prospera il turismo, qui è amministrata con attenzione la gestione del territorio che per circa un terzo è protetto in quanto parco naturale. L’impervio territorio corso che si para di fronte a chi vi giunge lasciandosi alle spalle le Bocche di Bonifacio, è percorso trasversalmente da una malagevole dorsale montuosa, dominata dalla vetta più alta dell’isola, il Monte Cinto, straordinariamente vicino al mare: poco meno di trenta chilometri. Non è difficile progettare da queste parti una prova estenuante e inoppugnabile che metta alla frusta uomini e mezzi, considerando anche la scelta di inserire nel programma Tour de Corse pochi stages ma tanti chilometri da percorrere.

Itinerari che si snodano lungo le strette strade dell’isola, assecondando arditi saliscendi e sinuosi tornanti di montagna. Da queste parti il rally è tradizione, il rally è storia, il rally è gioia, il rally tuttavia è anche tristezza. Qui perirono tragicamente campioni come Attilio Bettega, nel 1985, ed Henri Toivonen, l’anno successivo. Per quanto modificato il rally corso conserva ancora oggi intatto tutto il proprio fascino e la propria aura magica e rimane estremamente faticoso e stressante costringendo i piloti a una esasperante ricerca di prestazioni sempre più al limite.

Qui tocca ai team riuscire ad adeguare il mezzo al percorso, le montagne non si addolciscono, non si fanno impressionare dal rombo dei motori. Qui – come dice un detto locale - la Corsica morsica, perciò bisogna diventare più maligni dei tranelli che sa tendere un territorio tanto asprigno e sforzarsi di andare anche al di là delle proprie forze. Giacchè la fatica non è mai sprecata, come ammoniva un grande atleta come Pietro Mennea, uno che le macchine da ragazzino le sfidava correndo loro accanto a piedi. E vincendo. In fondo, diceva "la freccia del Sud", nulla si spreca del faticare, al limite si soffre ma si sogna tantissimo. E per un rallysta il sogno in Corsica coincide molto spesso con il desiderio. Con la voglia incontenibile di domare l’inospitalità di quella natura e piegarla al proprio volere, alla propria voglia di vincere.

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