Serie A, Juventus brutta? Macché, efficace e concreta come non mai

Tante critiche, ma i dati parlano di una squadra che dall'arrivo di Allegri si è sempre migliorata: difesa impressionante e gli attaccanti giocano di e per la squadra.

La Juventus festeggia la vittoria per 3-1 sul Milan correndo sotto la propria curva

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Quando i risultati non bastano ad accontentare tutti ci si attacca alle piccole cose, i dettagli. La Juventus di Massimiliano Allegri è da quattro anni al vertice della Serie A e sempre protagonista in Europa, eppure ad alcuni non basta. Il gioco della Juventus è noioso, brutto e meccanico. Tanti lo hanno definito così, parlando di una Juve fortunata che vince e domina solo perché ha qualche campione in più o grazie alle avversarie che si "scansano" lasciandole strada libera per prendersi i tre punti.

Questa Juventus non sarà il Napoli di Sarri o il primo Barcellona di Guardiola, ma è dannatamente efficace. Trovarle un difetto vuol dire essere pignoli, non riconoscere l'evidente superiorità mentale della squadra di Allegri in Italia e in Europa. Perché sì, forse non gioca come il Real Madrid, il Barcellona o il Manchester City, ma anche contro il Tottenham, agli ottavi di Champions League, ci ha dimostrato una verità, storicamente nel DNA di questa squadra: vincere è l'unica cosa che conta.

Allegri lo ha capito, i senatori della squadra glielo hanno spiegato, quando è arrivato, e ora lui assieme agli ultimi baluardi di juventinità rimasti nello spogliatoio lo sta insegnando, stagione dopo stagione, ai nuovi arrivati o ai più giovani. Nel calcio, alla fine, quello che conta sono i risultati e dati alla mano l'ex allenatore del Milan, da quando è arrivato alla Juventus, è riuscito a plasmare una squadra perfetta con statistiche da urlo e che ormai gioca su sé stessa provando a misurarsi anno dopo anno.

Serie A, Juventus brutta e fortunata? I dati dicono che migliora da quattro anni

Tante critiche, troppe e ingiuste. Forse anche da chi non ce le si aspetta: i propri tifosi. Lo ha sottolineato anche Allegri, dopo la partita contro il Milan, dicendo che i tifosi dovrebbero essere il 12° uomo in campo quando le cose non vanno bene e la squadra è in difficoltà, soprattutto in questo finale di stagione, anche perché fischiare la squadra che in quattro anni ti ha fatto divertire dominando in Italia ed arrivando due volte in finale di Champions League non è molto corretto. Vero è che i bianconeri non si sono mai fatti apprezzare, in questi quattro anni di gestione Allegri, per un gioco elegante, ma fischiare una squadra che con l'ex allenatore del Cagliari su 232 partite, al momento ne ha giocate 224 e se dovesse passare con il Real andrebbe a 226, è ingiusto.

Un dato impressionante come quello della difesa che ad inizio anno sembrava poter essere un tallone d'Achille e invece si è rivelata un punto di forza. Se non fosse stato per il gol di Bonucci contro il MIlan, la retroguardia di Allegri avrebbe potuto battere il suo record precedente di imbattibilità in Serie A di 974' e ora fermatosi a 959'. I bianconeri si difendono troppo? Ok, ma segnano anche tanto. In Serie A sono 70 i gol fatti, tre in meno della Lazio di Inzaghi, migliore del campionato. E sulla critica di essere una squadra molto difensivista aveva risposto lo stesso Massimiliano Allegri dopo il recupero della gara di campionato contro l'Atalanta:

Questa squadra ha piacere a difendere e non è una vergogna, perché quella difensiva è una delle fasi del calcio. Bisogna saper difendere e noi lo facciamo bene

Una forza e una compattezza che spaventa anche il Real Madrid

Come ampiamente spiegato la retroguardia bianconera, anche senza Bonucci, ha dimostrato in questa stagione di essere una delle migliori della Serie A e d'Europa. La crescita di Benatia e Rugani ha aiutato molto questo processo, obiettivamente, e se il prossimo anno dovesse arrivare anche Caldara, il futuro di questo reparto è in buonissime mani. Per il Real Madrid, prossimo avversario nei quarti di Champions League, non è una bella notizia: l'esplosività, quest'anno, non è di casa al Bernabeu e una Juventus solida e difficilmente perforabile è una brutta notizia per Ronaldo e compagni.

L'attacco è invece la grande rivelazione quest'anno. Le molte e importanti soluzioni sugli esterni a disposizione del mister bianconero, l'esplosione definitiva di Dybala e l'evoluzione di Higuain, diventato più maturo e disponibile al sacrificio, hanno reso la manovra della Juventus più collettivista che individualista. Una caratteristica che rende il gioco sì più lento, ma preciso permettendo a tutti i protagonisti di entrare nelle azioni offensive e sbloccare la gara. Khedira ne è l'esempio più fulgido: con il gol contro il Milan i suoi gol in campionato sono saliti a 7, record personale del centrocampista che solo allo Stoccarda aveva fatto tanti gol in un singolo campionato. Questa Juventus sarà pure brutta da vedere, ma non le si può assolutamente dire di essere fortunata: i suoi risultati sono frutto del lavoro e dell'abnegazione di tutti.

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