"Filosofia Monchi": il ds della Roma si racconta a 360° su Fox Sports

Stasera su Fox Sports lo speciale "Filosofia Monchi": appuntamento alle ore 19.30 sul canale 204 di Sky. In onda anche in replica sabato 31 marzo alle 17.35.

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Il ds della Roma Monchi si racconta a Fox Sports durante lo speciale "Filosofia Monchi" a cura di Emanuele Corazzi in onda stasera alle ore 19.30 e in replica sabato 31 marzo alle 17.35. Dal Siviglia a Totti, da Maradona a Dani Alves, passando per il calciomercato e la ricerca della felicità: il dirigente iberico ci porta alla scoperta del suo universo fatto di tante sfaccettature. Di seguito un estratto dell'intervista. 

Lei è uomo di pensiero. Come si allena il pensiero? Cosa legge, cosa guarda: documentari, serie TV?

Il pensiero si alimenta e si allena. Leggo libri fondamentalmente, guardo serie TV di storia e leggo i giornali. Ricordo sempre il primo giorno come direttore sportivo, il consiglio che mi diede il responsabile del settore giovanile del Siviglia che mi disse: “Tutte le mattine, prima di cominciare a lavorare, devi leggere la stampa sportiva"

Quindi le si sveglia alla mattina e la prima cosa che fa è leggere i giornali? Da che parte del mondo? 

Prima di tutto vado in palestra, che per me è fondamentale: la prima cosa che faccio una volta arrivato a Trigoria, più o meno alle sette di mattina, è andare in palestra. Perché è un altro tipo di allenamento, più corporale ma anche mentale. È un modo per buttare fuori tutta la pressione e lo stress ed è qualcosa di cui ho continuamente bisogno. Subito dopo leggo i giornali, principalmente quelli italiani e spagnoli. Dedico 35/40 minuti per aggiornarmi e prepararmi alla giornata

Su Under: 

Giovane, prima volta che lascia il suo paese, lingua e cultura differenti, tutto questo aveva bisogno di tempo. E credo che nella gestione di questo tempo l’allenatore è stato fondamentale, perché ha saputo dargli, in ogni momento, tutto quello di cui Cengiz aveva bisogno, né meno né più, il giusto. Successivamente anche il giocatore ci ha messo del suo, perché è cresciuto; è un ragazzo introverso che poco a poco si è aperto e credo che siamo sulla strada giusta

"Filosofia Monchi", il ds giallorosso si racconta a Fox Sports: "Totti un supereroe"

Su Totti e sullo stadio della Roma:

Francesco ha una capacità, un raggio d’azione e di influenza e una credibilità così grande che la Roma deve sicuramente utilizzare. Sarebbe assurdo, avendo un supereroe, non utilizzare i suoi poteri e Francesco è un supereroe. Credo che per la crescita futura della società, la possibilità di avere un proprio stadio è fondamentale. La capacità di generare incassi che un nuovo stadio evidentemente presuppone, farà in modo che vengano reinvertiti per diventare una società più moderna e soprattutto più potente.

Questo è il nostro pane quotidiano, come si dice in Spagna, l’eterna discussione se si vende tanto o meno. La Roma vende, quasi tutte le squadre del mondo vendono; l’ho già detto tante volte, non si vende perché si vuole vendere ma perché ci sono delle norme da rispettare che ti obbligano a far quadrare il bilancio e generare una plusvalenza per poter avere un organico di alto livello. È lo stesso discorso che facevo a Siviglia e lo so a memoria. 

Credo che l’obiettivo per il quale lavoriamo alla Roma deve essere quello di dare al tifoso ciò che merita, farlo sentire orgoglioso non solo per essere romanista, che è ciò che sente ma anche per quello che si raggiunge a livello sportivo. Però più che un titolo, la stabilità del successo. Che il tifoso della Roma capisca che vincere un titolo non è una prodezza incredibile ma qualcosa a cui la squadra possa ambire in maniera quotidiana

Su Maradona

La nostra relazione si costruì in queste passeggiate mattutine. Quando viaggiavamo, lui non poteva uscire, come hai detto anche tu, in orari normali, quindi usciva nelle prime ore del mattino e io che generalmente dormo poco andavo con lui, un po’ per accompagnarlo e tanto per egoismo diciamo, per potere ascoltare Maradona raccontare storie e aneddoti che per me erano autentiche possibilità per conoscere il miglior giocatore del mondo

Su Dani Alves e il Siviglia:

Dani Alves rispecchia un po’ la filosofia di lavoro che mi identifica di più: acquistare un giocatore semisconosciuto al momento, avere la pazienza che si adatti al gioco di una squadra europea, fare in modo che il suo rendimento aiuti a ottenere grandi risultati e successivamente generare una plusvalenza importante. Questo l’esempio di lavoro perfetto. La filosofia di lavoro del Siviglia era generare la plusvalenza necessaria per avere un organico superiore alle proprie reali possibilità e con questo competere al massimo livello.

Questa è la chiave però c’è anche una fase nella quale non ci si può sbagliare, che è sapere il profilo del giocatore di cui ha bisogno la squadra e di cui l’allenatore ha bisogno. Nella relazione tra allenatore e direttore sportivo, la capacità di quest’ultimo di captare cosa ha bisogno l’allenatore per il suo sistema, risiede l’80/90% della riuscita dell’acquisto del giocatore

La teoria di Monchi:

Io ho una teoria che mantengo, non so se giusta o sbagliata: non possiamo dimenticarci che il giocatore è un giocatore ma anche una persona. Il giocatore difficilmente dimentica di giocare a calcio, se ha qualità quella rimane, il problema è la persona. Alcune volte dimentichiamo che il rendimento del giocatore non ha nulla a che vedere con il giocatore ma con la persona che sta dietro il giocatore. Pertanto dobbiamo provare a conoscere, più rapidamente possibile, questa persona per poter attuare, sotto tutti i punti di vista, direttamente, la famiglia (necessità). Perché se arriviamo alla persona e siamo capaci di renderla felice, il giocatore giocherà meglio. La virtù della società e della squadra deve essere quella di accorciare i tempi di inserimento e adattamento.

Su Di Francesco e il miracolo Sassuolo: 

Quando succede qualcosa di anomalo e sorprendente a livello europeo come quello che è successo con il Sassuolo, che si è qualificato in Europa League, nella testa di un Direttore si accende una lampadina. Eusebio, non solo a me come direttore sportivo ma sicuramente anche a tanti altri, cominciò a richiamare l’attenzione una volta che il Sassuolo cominciava a fare grandi cose ed era un allenatore che prima di pensare che potesse venire alla Roma, avevo notato e la sua era una squadra che uno seguiva.

Le 3 persone con cui andrebbe a cena Monchi:

Se potessi scegliere le 3 persone con cui andare a cena nel mondo, andrei possibilmente con Gesù Cristo, con un politico importante e con uno storico. A me piace molto la storia, la politica e sono molto cattolico, per questo scelgo queste tre persone

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