Italia, cosa succede alla Nazionale dopo l'esperienza Di Biagio?

Gli Azzurri ripartiranno probabilmente da un nuovo commissario tecnico, serve però qualcuno che si interessi a tutto il movimento calcistico italiano per rifondarlo.

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Forse è già un addio. Gigi Di Biagio potrebbe essere al capolinea della sua avventura con la nazionale, almeno quella maggiore. Il ct, anche dopo l'1-1 con l'Inghilterra a Wembley, ribadisce che al centro dell'attenzione non ci deve essere lui ma i giocatori, la loro crescita, quella del movimento italiano. Perché non è un uomo che può cambiare tutto.

Ieri l'Italia è andata bene, ha giocato con coraggio e voglia di fare. Un deciso passo avanti rispetto all'amichevole persa contro l'Argentina. Anche se poi, come sempre, bisogna capire se i miglioramenti sono dovuti a noi o agli avversari: sicuri che quest'Inghilterra sia all'altezza dell'Albiceleste?

In queste due amichevoli l'Italia ha palesato ancora dei limiti evidenti, ma è normale che sia così: ci vorranno infatti anni di lavoro approfondito per ripartire veramente. In attacco non si segna, il rigore di Insigne è il primo gol dopo 373 minuti di nulla e appena il quarto nelle ultime 8 partite. Immobile non è ispirato come quando indossa la maglia della Lazio (andrebbe servito più in verticale...), Belotti in questa stagione è opaco. A centrocampo manca la qualità che hanno le altre nazionali, in difesa dobbiamo ritrovare la cara e vecchia solidità italiana.

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Italia, ora cosa succede?

Di Biagio a fine partita è sembrato malinconico, quasi convinto che alla fine la scelta non ricadrà su di lui.

A me sembra sia stato fatto un passo in avanti. Abbiamo sbagliato meno nel possesso palla e creato molto. Per me è stata un'esperienza fantastica, questi dieci giorni mi hanno dato tanto, ho ringraziato i ragazzi per questo.

Nei giorni scorsi il commissario federale Alessandro Costacurta ha individuato il D-Day: il 20 maggio l'Italia saprà chi sarà il nuovo tecnico. Di Biagio sa che non parte favorito, ma una piccola speranza la coltiva ancora:

L'importante è la crescita dei ragazzi. Se mi dovessero confermare insisterei con i miei concetti, come andare a prendere la palla nella metà campo avversaria. In questo momento però il problema non è l'allenatore.

La Federazione dovrà però scegliere attentamente un uomo in grado di non pensare solo alla nazionale maggiore ma a tutte le selezioni, seguendone la crescita. Un uomo interessato al movimento italiano. Roberto Fabbricini, commissario della FIGC, all'uscita dall'assemblea dei club europei (Eca) in corso a Roma, ha fatto capire che purtroppo la Federazione non ha fondi illimitati:

L'aspetto finanziario deve essere rispettato e non è secondario. C'è in tutti quanti la fiducia che questa Federazione possa fare cose buone. Faremo sì che entro la fine dell'anno la Federazione abbia una governance.

Oltre a Di Biagio i candidati per la panchina della nazionale italiana sono Conte, Ranieri, Mancini e Ancelotti. Fabbricini ha spiegato la posizione di ognuno di loro:

Mancini al momento non è stato contattato, Conte sembra voglioso di tornare sulla nostra panchina, Ancelotti apre e chiude la porta e anche Ranieri è in gioco. Non ci sono favoriti, bisogna valutare pro e contro e rispettare le nostre disponibilità economiche.

I candidati in questione non si espongono più di tanto. Ancelotti, per esempio, ha fatto sapere che

Non ho ancora preso decisioni. Aspettiamo giugno e vediamo.

Conte, a parole, è stato freddino. Ha infatti ribadito di avere ancora 18 mesi di contratto con il Chelsea e di voler rispettare l'accordo con i Blues. Probabilmente sono solo dichiarazioni di facciata però: che non resterà a Londra sembra infatti evidente.

Costacurta è un amico, ma non penso che ci incontreremo per parlare di nazionale.

Intervistato da Radio Anch'io pure Claudio Ranieri si è esposto. L'attuale allenatore del Nantes si è detto pronto ad accettare di guidare l'Italia.

Però nessuno mi ha chiamato. Se lo faranno ne parlerò con il Nantes.

Infine Mancini: attualmente in Russia con lo Zenit, non ha chiuso alla nazionale, anche se ha ribadito che prima bisognerà trovare un presidente federale.

Una volta trovato quello se ne può cominciare a parlare seriamente.

Ecco: seriamente. L'importante è che si capisca che il problema del calcio italiano non lo può risolvere un uomo solo. Servono settori giovanili all'altezza e campionati di livello. Per far sì che i nostri giocatori siano abituati ad avversari forti. Altrimenti basta una Svezia qualsiasi per mettere a nudo i problemi di tutto un movimento.

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