NBA: Harden domina la corsa all'MVP, nonostante James e Giannis

Harden è il dominatore di quest'annata. Lui e i Rockets sono, per ora, su un altro pianeta e il premio di miglior giocatore questa volta non può sfuggirgli

Tutta l'onnipotenza di Harden

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In NBA è difficile arrivare a un obiettivo prefissato senza prima aver assaporato l’amaro gusto della sconfitta, anche quando pensavi che quello fosse l’anno giusto, anche se potevi avere qualche argomento per essere meglio dell’avversario diretto.
 L’anno scorso solamente una stagione al limite della leggenda di Russell Westbrook ha portato via il trofeo di MVP a James Harden.
 

Nonostante il suo ex compagno avesse viaggiato in tripla doppia di media in stagione, fino all’ultimo tutto è stato in bilico per l’assegnazione del premio e questo, oltre all’incredibile prestazione di Westbrook, denota anche la bontà e unicità di quella di Harden che ha tenuto aperto un gioco che doveva già essere chiuso ancor prima d'iniziare.

 Quando arrivi a pochi metri dal traguardo e vieni sopraggiunto da qualcun altro, ti porti dietro quel misto tra senso di rivalsa e voglia di dimostrare che gli schierati dalla parte opposta hanno sbagliato.

Sebbene mai nessuno lo ammetterà e nonostante il fatto che tutti ritengano gli award non così rilevanti al cospetto dei titoli, i giocatori NBA di quel livello hanno dentro di loro la combattività e la voglia di competere che non gli permette di prendere sotto gamba neanche uno skills challenge all’All Star Game. Questa è la loro natura e questo è il motivo principale per cui sono i volti, ma soprattutto le mani che portano in giro nel mondo il marchio della lega.

Le mani a tre di Harden si vedono spesso.

NBA: stagione "peggiore" eppure è l'MVP

Quest’anno però, a una decina mal contata di partite dal termine della stagione, sembra che nulla possa togliere le mani del Barba dal titolo di MVP.
 Sta guidando la squadra con il miglior record della lega e lo sta facendo in una stagione in cui la stessa franchigia ha messo il paletto più alto della propria storia alla voce vittorie in Regular Season.
 Il gioco di D’Antoni, già dalla scorsa stagione, gli si è cucito addosso come un vestito fatto dal sarto su misura e anche chi pensava a una fisiologica, e non necessariamente semplice da risolvere, crisi di rigetto dall’arrivo di Chris Paul, è rimasto non solo deluso, ma stupito dai risultati.


Harden sta viaggiando a 31.2 punti di media, 8.9 assists e 5.4 rimbalzi, che per paradossale che possa sembrare è peggio rispetto ai 28.8, 11.1 e 8.1 della scorsa stagione. Cosa cambia allora? Che lo sta facendo avendo al suo fianco una squadra migliore, un’altra stella conclamata e soprattutto diventando funzionale a una cinicità nei momenti importanti che i Rockets non dimostravano da molto tempo. 

Alcune cifre dicono quanto sia indispensabile per i Rockets, infatti il 118.6 di Offensive Rating che hanno con lui in campo è a un ottimo +6.7 rispetto al pur interessante 111.9 con lui in panchina, infine ha il primo Player Efficency Rating NBA a 30.1 con ben un punto di vantaggio su Anthony Davis e se consideriamo che Capela ha il miglior Effective Field Goal percentage a quota 65.5, viene fin elementare pensare a quanto (e bene) passi la palla ai compagni per farli rendere al meglio.

Miglior giocatore nella migliore squadra

Nell’assegnazione di un premio individuale non si deve per forza guardare il record di squadra, proprio in quanto destinato al singolo giocatore, ma quest’anno Harden fa parte della squadra migliore ed è tale per il semplice fatto di averlo in campo, perchè che nessuno può marcarlo e sebbene un singolo dato lasci il tempo che trova, in isolamento (da solo) segna più di tutte altre squadre prese nella loro interezza

Qui, qualche tempo fa, avevamo spiegato alcuni motivi della sua onnipotenza offensiva e se pensiamo alla quantità di tiri liberi che si guadagna e alla qualità degli assists per i compagni, diventa difficile anche solo pensare ad un’alternativa credibile per quel premio. 

Ora è lui dalla parte del Westbrook della scorsa stagione e pensare che si stia mettendo dietro una stagione fantascientifica di LeBron James, Kevin Durant e lo stesso Westbrook ancora dominante, non può dare scampo ai votanti: il trofeo va al Barba. Per il titolo ci si aggiornerà più avanti.

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