NBA: Simmons, un rookie fenomenale e fuori dal tempo guida i Sixers

Simmons è la stella in itinere della NBA, ha compilato nove triple doppie e portato ai playoffs i Sixers, ma non è tutto...

Simmons domina senza un tiro credibile

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La spaccatura tra Eastern e Western Conference rende ancora l’NBA piuttosto squilibrata e ovviamente quando arriva il momento di stilare le sedici migliori squadre per la post season il discorso: “Fosse a Est sarebbe…” tiene banco quasi più dell’effettiva griglia. Se la varietà di squadre, di talento e di competitività dell’Ovest non potrà essere spostata in breve tempo, di certo per il levante c’è una vera e credibile speranza nel prossimo futuro, ovvero una franchigia che ha ridefinito il concetto di mangiare la polvere per anni, ma che ora si può godere (quasi) tutti i suoi talenti pronti a esplodere definitivamente.

I Philadelphia 76ers sono la squadra simpatia che tutti i non tifosi seguono e caldeggiano dopo anni in cui erano stati seguiti più che altro per compassione. L’opera di Sam Hinkie sta continuando a dare i suoi frutti e ora, oltre a Joel Embiid, c'è un ragazzo destinato a segnare il prossimo futuro della lega. Ben Simmons è quello che si potrebbe definire un giocatore anacronistico, visto il tipo di gioco che sviluppa e soprattutto l'epoca storica in cui è posizionato. 

Nell’era del seven seconds or less, del campo aperto per i tiratori e della coppia Rockets-Warriors che domina la lega con il tiro da tre punti, lui ha la bellezza di ZERO triple realizzate in stagione giocando da playmaker in una squadra che giocherà i playoffs. Nonostante questo, è il faro del gioco dei Sixers regalando assists ai compagni facendo parte di un ristretto novero che ha chiuso una stagione con più di 600 assists e nessuna tripla realizzata (Knight, Archibald, Magic e Bogues solo per fare qualche nome). Lui è a 4.5 assists di media nelle ultime 13 partite dal raggiungere quel traguardo, visto che di segnare (e tentare) una tripla non se ne parla proprio (solo dieci in stagione).

La forza di Ben Simmons

NBA, un piccolo che gioca come un lungo... alla Magic

Le sue cifre sono da giocatore di altri tempi: scocca il 53% delle proprie conclusioni negli ultimi due metri di campo e il cosiddetto long two non sa nemmeno cosa sia, eppure riesce a produrre cifre di rilievo offensivo perché ha la stazza e l’atletismo per finire nel traffico, ma soprattutto un grande tocco che gli permette di utilizzare semi-ganci e floater con grande proprietà ed efficacia.

Ovviamente il suo primo obiettivo non è quello di segnare, sebbene produca 16 punti a partita, ma quello di regalare ai compagni la possibilità di finire. Spesso i Sixers lo isolano in post basso con un blocco verticale sul lato debole con Embiid che, ricevendo in ala, lo libera sistematicamente creando un mismatch. Da lì completa uno screen delle opzioni per servire i movimenti di tiratori mortiferi come Redick, Covington o Belinelli, oppure per giocarsi quello che ad oggi è una semi garanzia di punti, ovvero il suo isolamento.

Pecca ancora un po’ nella gestione oculata del pallone in certe situazioni, ma la sua capacità di produrre attacco in un attimo è incredibile, infatti i Sixers fanno il 16% in più di transizioni con lui in campo, perché quando prende il rimbalzo (e ne prende 7,9 a partita), Phila è già in contropiede con uno scan delle opzioni già fatto e pronto alla soluzione migliore. Ne derivano triple in ritmo e con spazio o tagli perfettamente serviti con punti facili.

Mr. tripla doppia al tavolo con Robertson

Il suo gioco totale lo ha portato nella scorsa settimana a compilare la nona tripla doppia di stagione entrando di diritto nella storia NBA. Solo un altro nella storia ne ha compilate di più nel suo anno da rookie e parliamo di Oscar Robertson in un altro tipo di periodo storico e di basket, mentre Ben è davanti a santoni di categoria come Magic e Kidd, dimostrando di poter essere quasi onnipotente grazie a degli istinti di gioco unici e pur senza avere un tiro affidabile da fuori. 


L’attacco dei Sixers marca un ottimo +5.5 nell’offensive rating con lui in campo e si garantisce una quasi certezza di successo con il quintetto base che lo vede in campo con Redick, Covington, Saric ed Embiid. Contro gli Hornets è riuscito a far segnare a difesa schierata anche Marco Belinelli che si nutre spesso delle attenzioni derivate dall’australiano.

Già nella sua prima effettiva stagione in campo siamo davanti a materiale che può garantire competitività a una franchigia per molti anni a venire, con l’unico dubbio, tutt’altro che facile da risolvere, di un tiro oggettivamente insostenibile per un esterno NBA nel medio-lungo periodo. Tutto quello che gira intorno a questo fondamentale del gioco è già oggi da elitè, ma già i prossimi playoffs potrebbero mettere davanti Simmons alla realtà che senza un jump shot perlomeno credibile non si può essere delle vere e proprie stelle. È certo che ci lavorerà, che migliorerà, ma probabilmente quanto lo farà definirà la gittata della sua carriera che, a oggi, fa brillare tanti occhi al solo pensiero.

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