Serie A, Ilicic è l'uomo in più dell'Atalanta: bomber e trascinatore

L'ex centrocampista della Fiorentina sta vivendo una delle stagioni migliori della sua carriera, trasformato da Gasperini che da individualista lo ha reso collettivista.

Josip Ilicic, centrocampista Atalanta, esulta dopo un gol in Europa League

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Irrinunciabile e decisivo. Josip Ilicic si è preso l'Atalanta e a Bergamo sono tutti pazzi di lui. Gol e giocate da fuoriclasse che quasi nascondono quel Papu Gomez idolo e capitano della banda di Gasperini. Tratti nordici, classe da brasiliano. Un mix esplosivo che fa ballare la samba a tutta la squadra: sì perché con lui in campo ci si diverte. Un giocatore rinato e fondamentale: nella tripletta contro il Verona ci sono la sua classe, la sua freddezza e l'esplosività, quest'ultima una bella novità.

Quando in estate era passato all'Atalanta nessuno credeva potesse esserne protagonista. Troppa differenza tra il suo modo di giocare e le caratteristiche della squadra bergamasca. Eppure Ilicic ha trovato una sua collocazione tattica in questa squadra. La domanda più ricorrente era: "In che modo la lentezza di Ilicic, la sua pigrizia tattica, la sua incostanza, avrebbero potuto conciliarsi con le caratteristiche di Gasperini che propone un gioco gagliardo e fisicamente e mentalmente dispendioso?". Già, come? L'allenatore della Dea probabilmente la sapeva lunga.

Josip si è messo a disposizione ed è cambiato per lui e per l'Atalanta. Doveva e voleva migliorarsi, lo ha fatto. Troppo brutta la sua ultima stagione alla Fiorentina con soli 6 gol su 92 tiri tentati nello specchio. E allora? Allenamenti duri e voglia di mettersi in gioco come ha detto lui stesso in un'intervista, ammettendo che non era abituato a una preparazione come quella di Gasperini. Oggi però raccoglie i frutti della fatica, le sue gambe vanno a mille e il suo score stagionale fin qui segna 14 gol e 9 assist tra campionato e coppe. Chapeau.

Atalanta, Josip Ilicic: un leader maturato

Tutta la sua classe a disposizione di una squadra sia in campo che davanti ai microfoni. Dopo la tripletta contro il Verona pallone sotto braccio, sorriso sgargiante davanti alle telecamere per esprimere un concetto semplice: tripletta importante non per lui, ma per la squadra. Parole da leader, di chi ora non si occupa solo di ricevere la palla sui piedi e tenerla a lungo, ma anche di servire e aiutare la squadra caricandosi il peso delle responsabilità sulle spalle. A 30 anni è maturato grazie all'Atalanta, a Gasperini, ma soprattutto grazie a lui che ha voluto far vedere a tutti, nuovamente, chi fosse il vero Josip Ilicic.

Una maturazione avvenuta lentamente, forse. Conscio lui per prima che avrebbe potuto dare di più in tante occasioni, già dal suo arrivo in Italia, al Palermo:

Sono arrivato in Italia tardi. Giocavo al Maribor, ma il campionato sloveno non è la stessa cosa. E quando mi sono trovato a Palermo avevo la testa per aria. Non ero preparato alla A

A Firenze quattro stagioni di cui forse solo due giocate alla grande. La migliore? Quella dei 13 gol e 6 assist in campionato. A Bergamo è tornato ad essere un grande giocatore, ma soprattutto ha scoperto la costanza, mettendo in campo partita dopo partita tutte le sue qualità: estro, genio e un po' di follia perché ci vuole coraggio a provare le giocate che pensa e realizza.

Esempio? Quella del gol dell'1-1 all'andata dei sedicesimi in Europa League contro il Borussia Dortmund: cross di Spinazzola, aggancio col destro, controllo e tiro a giro di sinistro sul secondo palo. Follia e genio. Prezioso e fondamentale uno come lo sloveno.

L'individualista diventato colletivista

Ora c'è una stagione da portare a termine conquistando l'Europa League, per la sua Atalanta. "Sua" perché ormai si è conquistato l'amore di tutti a Bergamo ed è diventato fondamentale nel sistema di gioco di Gasperini. Qui sta bene, è sereno e si diverte. Obiettivi personali? Non ci sono. O meglio, sono quelli della squadra. Gli assist, i gol e le giocate individuali vengono dopo. Intanto si gode questo momento e ringrazia Gasperini che è riuscito a rendere un'eterno individualista, un collettivista. Fondamentale nel complesso marchingegno delle geometrie e nelle soluzioni dell'Atalanta dove la sua classe e la sua fantasia diventano le note più alte e dolci di un'orchestra straordinaria.

Dimenticatevi lo Josip Ilicic di Firenze e Palermo, quello nuovo è un leader carismatico, un punto di riferimento per la squadra, un accentratore di gioco che gioca per gli altri. E soprattutto un goleador: miglior marcatore stagionale dei neroblu, ormai vede e sente la porta come un attaccante.

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