Tutto Messi: "In ogni parte del mondo, c'è chi spera che io vinca i Mondiali"

In un'intervista a un'emittente argentina, la Pulce dipinge il proprio autoritratto: dal sogno Coppa del Mondo ai dubbi sul futuro dopo il ritiro.

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Nelle prossime due amichevoli dell'Argentina, c'è tutto il mondo Messi. Si parte dalle radici più lontane, da quel trisavolo Angelo - stesso cognome - che emigrò a fine Ottocento da Recanati a Rosario. E si arriva al suo presente, al Paese in cui è diventato uno dei giocatori più forti di sempre. In sintesi: venerdì 23, all'Etihad di Manchester, l'Albiceleste affronterà l'Italia di Gigi Di Biagio; martedì 27, invece, sarà il Wanda Metropolitano di Madrid a ospitare la sfida di lusso con la Spagna. Un'antipasto di quella che, perché no, potrebbe anche essere la finale dei prossimi Mondiali.

Parte proprio dalla Coppa del Mondo in Russia, l'intervista che la Pulga ha concesso a "La Cornisa", trasmissione dell'emittente argentina América TV. Un viaggio in quello che, anche in questo caso, è il vero mondo Messi. Il sogno di laurearsi campioni del mondo, prima di tutto, dopo la delusione della finale 2014. Ma anche i dubbi su cosa fare dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, il rapporto indigesto con certa stampa, i timori per la situazione sociale in patria.

Un tuffo in quell'universo di gol, record, trofei, Palloni d'oro a forma di Leo. Senza dimenticare i momenti più complicati, come le cure ormonali appena arrivato a Barcellona o l'alimentazione disordinata che l'ha accompagnato fino ai 23 anni. Anche questo fa parte della cosmogonia alla base del mito del numero 10 del Barça e della Nazionale argentina. Il suo augurio è che il capitolo più importante debba ancora essere scritto: dal sogno Mondiali parte l'intervista a "La Cornisa". Noi vi proponiamo qui di seguito gli spunti più interessanti.

Messi e il chiodo fisso dei Mondiali: "È da sempre il mio sogno"

Era un chiodo fisso già quattro anni fa, lo è ancora di più oggi. Dal 2014 al 2018, dalla finale persa contro la Germania alla nuova occasione di tentare l'assalto alla coppa più preziosa. Con la fascia al braccio, Leo il capitano sarà ancora una volta il faro dell'Argentina a caccia del terzo titolo iridato della propria storia:

Il mio desiderio è lo stesso di ogni tifoso: portare a casa la Coppa. Speriamo di poter vivere un'esperienza indimenticabile come quella di quattro anni fa, ma stavolta alzando al cielo il trofeo. È un sogno che ho da sempre e ogni volta diventa sempre più forte. Sappiamo quanto sia difficile riuscirci ed esserci arrivati solamente a un passo è stato molto doloroso. Ma in qualsiasi parte del mondo, c'è chi spera che l'Argentina diventi campione per me. Questo è semplicemente impressionante.

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Vincere in Russia sarebbe anche il riscatto di una generazione fortissima - oltre alla Pulce, i vari Higuain, Agüero, Mascherano, Di Maria - che ha perso le ultime tre finali tra Mondiali e Copa America. Una sorta di ultimo appello:

È un po' quello che avvertiamo noi, che facciamo parte di questa nidiata. Ed è anche ciò che pensa la gente, no? Sembra come se aver centrato tre finali non sia servito a nulla. Purtroppo dipendiamo dai risultati.

"Il segreto contro le pressioni? I miei figli"

Più sei ai vertici del calcio internazionale e maggiori sono le pressioni, niente di più naturale. E proprio l'ultimo ko in Copa America, contro il Cile, aveva portato il diez di Rosario ad abbondare la Nazionale. Prima del ripensamento auspicato da un intero Paese e dai suoi tifosi. Ma il Messi padre per la terza volta (pochi giorni fa è nato Ciro) e quasi 31enne (li compirà il prossimo 24 giugno, proprio durante la spedizione mondiale) ha trovato ormai l'equilibrio mentale per convivere con tutte queste iperboliche aspettative:

Stare con i miei figli, con mia moglie e con la mia famiglia fa sì che tutto il resto diventi secondario. La nascita del mio primo figlio mi ha aperto la mente, mi ha fatto capire che non bisogna fissarsi solo sul lavoro, sul calcio. Chiaro, non mi piace mai perdere né tantomento pareggiare. Però ci sono cose molto più importanti del risultato di una partita.

Gestire le pressioni significa anche confrontarsi con il mondo dei media, che nei suoi confronti ha sempre mille riflettori puntati addosso:

A volte leggo e sento cose che non c'entrano nulla con lo sport, con quello che succede in campo. Uno può commentare se gioco bene o se gioco male, figuriamoci, ma ficcare il naso nella vita privata, magari anche con qualche bugia... A volte si dicono un mucchio di bestialità solo per creare scompiglio.

"Non ho idea di cosa farò quando smetterò di giocare..."

Tra sogno Mondiale e rapporto con il mondo che circonda il calcio, ne emerge un ritratto di un fuoriclasse dalle idee ben chiare. Tutto il contrario di quelle che riguardano il suo futuro, una volta appesi gli scarpini al chiodo:

La verità? Non lo so proprio... Tutti dicono che sia molto dura e non ne ho dubbi... È difficile pensare di non fare più quello che sto facendo oggi. Non ho idea di quello che farò, di dove starò, di dove andremo a vivere... Mi piacerebbe fare tutto quello che non ho mai potuto, per via di questa professione. Ma non so se sarò a Barcellona o se tornerò a Rosario.

Ecco la parola magica, Rosario. Dove tutto è cominciato, dove migliaia di tifosi innamorati del Newell's Old Boys sperano che il figliol prodigo chiuda con loro la carriera. Un pensiero che stuzzica il penta-Pallone d'Oro, anche se il problema sociale in patria non lo fa stare tranquillo:

Mi dispiace vedere come stia oggi l'Argentina. Il mio pensiero è quello di tornare un giorno a Rosario e godermi la mia città, come non ho potuto fare da quando sono andato via. Però il tema dell'insicurezza mi preoccupa. C'è il rischio di essere uccisi per un orologio, una bicicletta, una moto. I furti ci sono in tutte le parti del mondo, ma non poter camminare per paura di essere rapinato o ancora peggio, è una follia. Quando ero piccolo, ricordo che stavamo in strada dalla mattina fino alle 9-10 di sera e non succedeva nulla di nulla. So che non è possibile tornare a quei tempi, ma che almeno si possa vivere di nuovo in sicurezza.

Le iniezioni per crescere, l'alimentazione disordinata: tutto alle spalle

Per strada fino a tardi, incantando chiunque nel suo quartiere con un pallone tra i piedi. Poi il primo grande esame di maturità della sua vita: la partenza per Barcellona, dove i blaugrana - era questa l'assicurazione garantita alla sua famiglia - avrebbero curato il problema d'ipopituitarismo che gli era stato diagnosticato a 11 anni. La somministrazione dell'ormone della crescita, tramite iniezioni, è uno dei ricordi più vividi dell'infanzia del campione argentino:

Non mi facevano impressione. All'inizio mi facevano le iniezioni i miei genitori, una per gamba, di notte. Poi ho imparato a farle da solo. L'ago era molto sottile, non mi procurava dolore ed era ormai diventata un'abitudine.

Nel suo percorso di crescita, anche i problemi derivati da un'alimentazione lontana dal regime tipico di un calciatore professionista:

Ho mangiato male per molto tempo, almeno fino ai 22-23 anni. Cioccolato, alfajores (biscotti ripieni tipici dell'Argentina, ndr), bevande gassate. Adesso mangio regolare: carne, pesce, verdure. Mangio di tutto, ma in maniera ordinata e salutare. Ogni tanto mi concedo un goccio di vino. Ho notato molti cambiamenti, soprattutto rispetto al problema del vomito. Si sono dette molte cose al riguardo, ma alla fine tutto si è sistemato per il meglio.

Everything in its right place, canterebbero i Radiohead. Ogni cosa al suo posto. Per Leo, manca il tassello più importante, da aggiungere a una carriera da leggenda del calcio: il trionfo ai Mondiali, da capitano della sua Argentina. "Il sogno più grande", per dirlo con le sue stesse parole.

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