Mondiali 1978, Argentina-Perù fu davvero combinata

A confermare quello che molti sospettano ormai da quarant'anni l'ex-centrocampista José Velasquez: il 6-0 che mandò l'Albiceleste in finale fu deciso a tavolino.

Gol dell'Argentina contro il Perù ai Mondiali del '78

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I Mondiali del 1978 sono da molti considerati "i Mondiali della vergogna". Comprensibile, dato che mentre si svolge la kermesse iridata, a volte anche a poche decine di metri dagli stadi, i dissidenti del sanguinario regime militare allora alla guida dell'Argentina, guidato dal famigerato generale Videla, vengono torturati, giustiziati, a volte fatti sparire nell'oceano dopo voli della morte in elicottero.

Quelli di Argentina '78 sono i Mondiali dei desaparecidos, dei tantissimi che il regime fa sparire nel nulla prima e persino durante il torneo per evitare di avere problemi e manifestazioni mentre il mondo guarda. La Nazionale di casa deve vincere anche per questo, così è deciso e così avviene: nonostante una partenza stentata, l'Albiceleste guidata da Cesar Luis Menotti e trascinata in campo da El Matador Mario Kempes ha la meglio in finale sull'Olanda.

Più che la vittoria, però, entrerà nella storia il modo in cui gli argentini agguantano la finale all'ultimo tuffo, superando con un clamoroso 6-0 il Perù in una gara che tutti, fin da subito, riterranno combinata: l'Argentina doveva segnare almeno 5 gol e vincere con almeno 3 gol di scarto, e tanti piccoli indizi fanno pensare che il risultato finale non sia affatto casuale. Quarant'anni di illazioni vengono oggi confermate da uno dei protagonisti della gara, il centrocampista peruviano José Velasquez, all'epoca uno dei punti di forza della selezione andina. 

Fu tutto deciso a tavolino, a partire da una riunione tra i capi di Stato Morales Bermudez e Jorge Videla. Poi si misero d'accordo i due staff tecnici e un nutrito gruppo di giocatori.

I Mondiali del '78 e la marmelada peruana

Almeno sei giocatori del Perù, dice oggi Velasquez, uno dei migliori centrocampisti nella storia del calcio peruviano tanto da essere soprannominato El Patròn. Ma per capire cosa fu quella che è passata alla storia come la marmelada peruana occorre fare un salto indietro di poco meno di quarant'anni: i Mondiali del 1978 prevedono una formula inedita dopo il classico primo turno a gironi.

Invece di procedere con le sfide ad eliminazione diretta, le otto squadre qualificate vengono a loro volta suddivise in due gironi: chi vincerà il proprio avrà accesso alla finale, chi arriverà secondo si giocherà quella per il terzo posto. L'Argentina finisce per essere inserita in un gruppo che comprende anche Perù, Polonia e gli eterni rivali del Brasile: superati 2-0 i polacchi, Kempes e compagni pareggiano 0-0 contro i verdeoro, precedentemente vincitori per 3-0 contro il Perù. 

Il girone si concluderà dunque con due partite: il Brasile, primo per differenza reti, se la vedrà con la Polonia mentre l'Argentina affronterà i peruviani, capaci tre anni prima di vincere la Copa America e squadra tutt'altro che da prendere sottogamba. Contro ogni logica viene stabilito che le due gare non si giocheranno in contemporanea: anzi, quando i padroni di casa scendono in campo al Gigante de Arroyito di Rosario, il Brasile ha concluso la sua partita da più di mezz'ora. Si è imposto 3-1, e questo significa che gli argentini sanno già con quale punteggio devono vincere per prendersi la finale.

Serve una vittoria clamorosa e una vittoria clamorosa arriva puntuale: l'Albiceleste chiude il primo tempo sul 2-0 e dilaga nella ripresa, quando in poco più di venti minuti arrivano altre quattro reti. Per il Perù si tratta di un crollo clamoroso e difficilmente spiegabile, che fa infuriare i brasiliani - esclusi dalla finale senza essere mai stati sconfitti - e che porta in tanti a sospettare che si sia trattato di una partita combinata. 

Azione di gioco durante Argentina-Perù, Mondiali del 1978

Tanti, troppi, indizi

Viene fuori ad esempio che prima i brasiliani e poi gli stessi giocatori peruviani avevano chiesto al CT andino Calderon di non schierare il portiere Quiroga, argentino proprio di Rosario e naturalizzato un anno prima solo per giocare i Mondiali: con il Perù già fuori perché avrebbe dovuto impegnarsi contro quella che di fatto era sempre la sua patria? Calderon, in seguito scomparso nel tragico disastro aereo del 1987 che annientò l'Alianza Lima, aveva ascoltato la squadra e accettato il cambio tra i pali, ma il giorno della gara aveva cambiato idea.

Furono moltissimi i particolari strani che circondarono quella gara. I peruviani ad esempio vennero visitati nei propri spogliatoi dallo stesso generale Videla, che accompagnato dall'ex-generale di stato americano Henry Kissinger augurò loro buona fortuna ricordando con tono velatamente minaccioso che da sempre argentini e peruviani erano buoni vicini. In effetti qualche giorno dopo l'Argentina avrebbe mandato in Perù un grande carico di grano in forma di aiuto umanitario.

Qualche mese dopo i Mondiali, dopo la vittoria contestata degli argentini, capaci di battere in finale l'Olanda ai tempi supplementari - anche grazie alla buona sorte che al 90' manda sul palo un tocco di Rensenbrink che aveva superato Fillol - ecco le prime rivelazioni: si parla di interessi del narcotraffico nel calcioscommesse, di pressioni politiche, di vere e proprie bustarelle allungate ad alcuni peruviani. Qualcuno ha trovato ingaggio proprio in Argentina, qualcun altro, come il portiere Quiroga, quando beve un paio di bicchieri di troppo racconta di una gara truccata.

Ramon Quiroga, portiere del Perù ai Mondiali del 1978
Argentino di Rosario, naturalizzato peruviano, Ramon "El Loco" Quiroga è per ovvi motivi il primo nome che viene in mente quando si parla della "marmellata peruviana".

Tutti finiscono poi per negare. Ma oggi, quarant'anni dopo, Velasquez racconta quello che è sempre apparso ovvio a tutti.

Il CT e i dirigenti si vendettero la partita. Il fatto che non ci siano prove non significa che non sia successo. E anche sei giocatori si sono venduti, ma posso nominarne solo quattro perché ce ne sono due famosi e danneggerei le loro carriere: sono Rodulfo Manzo, Raúl Gorriti, Juan José Muñante e Ramón Quiroga.

La partita che spalancò le porte della finale all'Argentina, permettendo al regime di Jorge Videla di mascherare il sangue e lavarsi l'immagine pubblica, con le scene dei tanti cittadini corsi a festeggiare per le strade, fu una farsa. Fu venduta, una vergogna con cui i colpevoli, sostiene ancora Velasquez, dovranno convivere per sempre.

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