Meteore: Fabio Paim, quello che era più forte di Cristiano Ronaldo

C'è stato un tempo in cui Fabio Paim è stato considerato l'erede di CR7. Questo prima di un triste declino tra Portogallo, Angola, Malta e Lussemburgo.

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Doveva diventare il nuovo Cristiano Ronaldo, non è diventato niente. Difficile che tra le poche centinaia di spettatori che si prendono oggi la briga di assistere alle partite della squadra riserve del Leixoes, che gioca le sue gare nella sesta divisione portoghese, qualcuno riconosca Fabio Paim. Difficile soprattutto che, osservando un fantasista di trent'anni che si è ridotto a giocare a certi livelli, qualcuno possa giurare che un tempo era considerato il futuro del calcio in Portogallo.

Sì, c'è stato un tempo in cui la gente si sobbarcava viaggi di decine di chilometri pur di vedere dal vivo un bambino prodigio che aveva le stimmate del predestinato: quando entra nello Sporting Lisbona, Fabio Paim ha poco più di dieci anni e i paragoni con il futuro CR7, di tre anni più grande, già si sprecano. Perché Cristiano Ronaldo è veloce e portentoso nel dribbling, ma lui di più. Lo dice lo stesso futuro Pallone d'Oro, che quando approda al Manchester United racconta di questo ragazzino, dicendo di aspettarsi grandi cose da lui. Lo ripete Aurelio Pereira, che ha scoperto talenti a profusione nei campi lusitani e che per lui si lancia in una predizione che può sembrare ardita.

Se pensate che Cristiano Ronaldo sia bravo, aspettate di vedere Fabio Paim.

Come sia possibile che nel 2004 un ragazzo di appena 16 anni sia nel giro del Portogallo che si appresta a giocare gli Europei in casa e come, quattordici anni dopo, lo stesso arranchi nei campi della sesta divisione nazionale, senza essersi mai affermato nel calcio dei grandi, rientra nell'imponderabile che ha sempre fatto parte di quel gran mistero che è il calcio.

Fabio Paim seduto allo stadio

Fabio Paim, il Cristiano Ronaldo mancato

Forse tutto cambia proprio nell'estate del 2004: allo Sporting Lisbona si rendono conto di avere tra le mani una pepita d'oro quando, nelle tribune dove gioca la squadra giovanile, cominciano a farsi vedere sempre più frequentemente emissari dei migliori club europei. Real Madrid, Barcellona, Manchester United, anche alcune società italiane. Sono tutti interessati a questo fantasista che sembra avere un futuro già scritto, si informano, sanno che non essendo ancora un professionista può essere preso per pochi spiccioli.

È per questo che i Leões corrono ai ripari: Fabio Paim, a 16 anni, guadagna già ufficialmente 20mila euro al mese, una cifra in realtà parecchio superiore e che ovviamente finirà per travolgerlo. Se qualcuno volesse davvero il bene del ragazzo potrebbe cogliere qualche segnale non proprio positivo dal fatto che Fabio, nato ad Estoril e figlio della classe operaia, acquista immediatamente una serie di macchine di lusso che non può neanche guidare. 

Ma in un mondo come quello del calcio dei primi anni del 2000, dove tutto è sempre più rapido e dove un talento viene considerato soltanto una macchina da soldi, a nessuno interessa che la crescita tecnica non corrisponda con quella umana.

Dei tanti casi di meteore di cui il calcio è sempre stato testimone, quello di Fabio Paim è uno dei più eclatanti: a 19 anni fa il suo debutto da professionista in seconda divisione, prestato all'Olivais Moscavide e poi, sei mesi dopo, al Trofense. È la gavetta, passaggio naturale anche per i più grandi talenti, ma a Lisbona l'anno successivo decidono di alzare la posta, spinti anche dal nuovo agente del ragazzo, un certo Jorge Mendes.

Così ecco il prestito in massima serie, al Pacos Ferreira, e sei mesi dopo il passaggio - sempre in prestito - addirittura al Chelsea guidato da Luiz Felipe Scolari, allenatore brasiliano che ai tempi in cui era ct del Portogallo aveva pensato addirittura di utilizzarlo in Nazionale.

Fabio Paim ai tempi delle giovanili dello Sporting Lisbona (seconda fila, primo a sinistra) e il giornale che racconta il suo passaggio al Chelsea.
Fabio Paim ai tempi delle giovanili dello Sporting Lisbona (seconda fila, primo a sinistra) e il giornale che racconta il suo passaggio al Chelsea.

Una discesa inarrestabile

Sembra tutto bello, bellissimo, ma è qui invece che sorgono i primi dubbi: com'è possibile che un ragazzo con un pugno di presenze nella prima serie portoghese possa affermarsi in uno dei campionati più difficili al mondo? Che ci è andato a fare "il nuovo Cristiano Ronaldo" al Chelsea? Per quelle che possono sembrare domande legittime la risposta è tristemente banale: si tratta di mero business, di un movimento di mercato che serve solo a dimostrare quanto Jorge Mendes stia diventando potente all'interno del sistema calcio.

Com'è prevedibile, Fabio Paim non vede mai la prima squadra. Gioca a sprazzi nelle riserve, non riesce ad ambientarsi e si rende conto che sono passati i tempi in cui era bambino e poteva tranquillamente vincere le partite da solo. Adesso si fa sul serio, ed è qui che tutto cambia: l'erede designato di CR7, il talento che un tempo era stato avvicinato anche dalla federcalcio francese - pronta a offrire ponti d'oro ai suoi genitori per portarlo nell'Esagono e crescerlo come futuro perno dei Bleus - si perde in quel momento, tra locali notturni, tanti - troppi - soldi e nessuna faccia amica, nessuno che pensi davvero al suo bene.

Fabio Paim lascia il Chelsea nell'estate del 2008: ancora non può ovviamente saperlo, nessuno può, ma ha già raggiunto l'apice della sua carriera. I successivi dieci anni saranno una discesa inarrestabile verso l'oblio, un fallimento dietro l'altro, il ricordo del talento che faceva impazzire mezzo mondo sempre più sfumato. Prova a diventare grande nella seconda e nella terza serie portoghese e fallisce; reciso ogni legame con lo Sporting, abbandonato da Mendes, prova a ripartire addirittura dall'Angola, in campi dimenticati dal Dio del pallone. Niente da fare.

Fabio Paim palleggia

Una vera e propria Via Crucis del pallone

Ed eccolo nuovamente in Portogallo, al Benfica. Solo che questo è il "Clube Futebol Benfica", squadra di terza serie che con il più famoso "Sport Lisboa e Benfica" condivide soltanto nome e origini. Si parla nuovamente di terza serie, ma potrebbe essere un buon modo per ripartire: niente da fare, in un anno arrivano un pugno di presenze e una nuova partenza, stavolta verso una meta esotica, il Qatar. All'Al Kharaitiyat, nel 2013, un ex-talento di 25 anni deciso a riprendersi il futuro dovrebbe fare sfracelli, considerato il livello medio del campionato. Lui si dice fiducioso.

Ho ancora molto tempo per rilanciare la mia carriera e mostrare quello che so fare, che è giocare a calcio. Penso di avere ancora molto da dare. Sono giovane, ho talento, ma ho commesso degli errori.

Invece l'avventura di Fabio Paim in Medio Oriente non dura che lo spazio di qualche mese, passato senza traccia, quasi come un fantasma. Quindi ecco l'Oliveirense in Portogallo, dove ancora una volta il ragazzo non risulta pervenuto, e poi due avventure all'estero che la dicono lunga su come sia inesorabilmente declinata la stella del "futuro CR7".

Nella stagione 2014/2015, mentre Cristiano Ronaldo conquista il suo terzo Pallone d'Oro, Fabio Paim si divide tra i maltesi del Mosta e i lituani del Nevezis; l'anno successivo mentre il primo alza al cielo la terza Champions League in carriera, il secondo, fuggito dalla Lituania dopo un'accusa di violenza sessuale mai chiarita, finisce all'Union 05 Kayl-Tétange, addirittura seconda divisione del Lussemburgo. 

Fabio Paim palleggia

Quando il talento non basta

L'assurdo è che neanche a questi livelli, i più bassi che il calcio mondiale può offrire, Fabio Paim riesce ad esprimere anche solo in minima parte quel talento che aveva abbagliato tutti a inizio millennio: le rare volte che riesce a giocare non lascia il segno, è sfiduciato, incapace di rispondere anche solo minimamente alle aspettative che lo circondavano.

Cacciato in malo modo dai lussemburghesi, che lo accusano di condotta poco professionale, si ritrova a giocare gratis nei dilettanti del Sintra Football, quindi in Brasile nello sconosciuto Paraíba do Sul. Adesso, come detto, calca i campi della sesta serie portoghese con la maglia della squadra riserve del Leixoes: un osservatore casuale potrebbe riconoscerlo per via delle lunghe treccine che sempre lo hanno contraddistinto, non certo per le movenze o la classe superiore.

Quella è sfumata ormai dieci anni fa, in un trasferimento a Londra che doveva essere l'inizio di una splendida avventura e che invece ha stordito un ragazzo troppo fragile, prigioniero di un talento mai espresso compiutamente. In un'intervista rilasciata dopo la firma con il Leixoes, forse ingenuamente, Fabio Paim ha raccontato di sognare ancora un ritorno in massima serie. Intanto Cristiano Ronaldo ha vinto 5 Palloni d'Oro, 4 Champions League, svariati campionati e gli ultimi Europei: e meno male che quello bravo era Fabio Paim, "il futuro CR7".

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