WRC, Rally del Messico: tu chiamale, se vuoi, emozioni...

Lucio Rizzica ci racconta il Rally del Messico.

WRC, Rally del Messico

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"E guidare come un pazzo a fari spenti nella notte per vedere, se poi, è tanto difficile morire…”, così cantava 48 anni fa Lucio Battisti usando le parole di Mogol. Un inno al vissuto più intimo, al senso di frustrazione dovuto a un fallimento, alla sofferenza che si prova quando si ama non corrisposti. Orbene, a osservare i piloti di rally sfrecciare come matti sulle strade sterrate del Messico, fra costoni e strapiombi, magari non di notte e neppure a fari spenti, la paura di doversi tuttavia confrontare con la tragedia aleggia sempre nell’aria. Vedere Lappi uscire dal tracciato e fortunatamente fermarsi in una scarpata sottostante, oppure assistere a Meeke che si capotta come una tartaruga sul proprio carapace non sono momenti di gara di fronte ai quali si possa restare impassibili.

E poi, la concentrazione e la rabbia e la grinta, nella sfida estrema contro il cronometro e le avversità del percorso, non si possono non annoverare tra le emozioni più incisive di un week-end mozzafiato. E quella frustrazione del fallimento che somiglia tanto alla delusa iraconda impotenza di un Latvala ancora una volta frenato da difficoltà tecniche prima ancora che dai propri errori. O la sofferenza di quell’amore viscerale che si prova per il rally, come dimostrano le storie parallele di Loeb ed Ogier, che a volte sembra non corrisposto, altre sgomita tormentato e profondo. E che dire, infine, dell’intimità di quell’abitacolo nel quale la voce di un co-pilota fa da colonna sonora a desideri e obiettivi, ad avvilimenti e gratificazioni condivisi nel cameratismo religioso di due uomini che cercano il perfezionamento della loro simbiosi per sconfiggere avversità e avversari.

Chiamatele come vi pare, ma il Wrc è questo e più di questo, è melodia, è poesia, è rappresentazione enfatica della vita. Poi si smonta tutto e si viaggia per altrove, rincorrendo il tempo mentre si corre su e giù per il mondo, fra brividi e festosità. Come diceva Alessandro Baricco? Ah sì: “Un’emozione è una grandiosa presa per il culo di ogni logica”. Perché di fronte alle emozioni la logica non vale, di fronte a una macchina da rally che sfida la sorte non c’è ragionevolezza. E in fondo è per questo che tutto ciò ci piace. E non è comprensibile a chi osserva con distacco e sospetto il rally perché tutto questo è “qualcosa che è dentro me ma nella mente tua non c’è”. Emozioni…

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