Per Davide Astori e per tutti noi

C’è un posto in cui un corpo giovane non dovrebbe mai entrare. Il corpo di un ragazzo, simbolo della vitalità più libera. Che ora si trasforma in un messaggio per tutti noi.

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C’è un posto in cui un corpo giovane non dovrebbe mai entrare. Un posto che fa dà cassaforte a qualcosa di prezioso, sì, ma che è prezioso proprio perché libero, energico, vitale. In quel feretro, che ha lasciato in silenzio, in lacrime e poi in un coro unico di saluto una piazza, una città e una tifoseria intera, fino ad avvolgere tutto il Paese, non dovrebbe esserci un corpo così giovane. Quasi per definizione, quasi per una legge della natura a cui non ci è concesso mettere mano.

Il corpo di Davide Astori. È il chiodo fisso, il centro di un pensiero straziante che, come la punta di un trapano, perfora la nostra mente e il nostro animo. Il corpo di un ragazzo di 31 anni, di un atleta professionista. Il simbolo perfetto della salute, della vitalità, della forza indistruttibile. Tutto quello che ci avvicina alla condizione divina, senza mai poterla raggiungere pienamente. Almeno su questa Terra.

Le foto, gli stendardi, i disegni dei bambini: il volto, il sorriso, gli occhi sinceri e umili di Astori sono entrati nelle nostre case. E più le immagini ci mostrano un ragazzo sorridente, innamorato della sua Francesca, della sua Vittoria, innamorato del calcio e della vita, più noi abbassiamo lo sguardo, ci asciughiamo gli occhi, ci ripetiamo che non è possibile sia successo davvero. Che non sia possibile che quel volto non avrà più espressioni, che quel sorriso non concederà più repliche, che su quegli occhi sinceri e umili sia calato un sipario inaccettabile.

È lo scherzo beffardo e per nulla divertente del nostro essere umani: “né il giorno né l’ora” sono le parole del Vangelo, rievocate durante l’omelia, che spesso facciamo finta di non considerare. Quasi per istinto di sopravvivenza, perché ci piace pensare che non ci riguardino. “La sua vita spezzata da un male misterioso richiami tutti noi a prenderci cura della vita degli altri, soprattutto dei più deboli e bisognosi”, è allora l’invito del cardinale Betori.

In fondo, è questo il segreto per vincere la morte, per fotterla e rispedirla in quell’inferno di dolore, vuoto e insensatezza da cui proviene. Diffondere l’energia, la vita, tutto il bene possibile finché la morte non venga a reclamare il nostro corpo. Come ha fatto, nella quiete di una notte qualsiasi, con Davide Astori.

E ora che la sua anima - per chi crede, per chi lo spera - ha conosciuto il grande mistero della creazione, ora che il suo ricordo ci ha preso per mano e ci accompagnerà per sempre, ci rimane quel chiodo fisso, quel pensiero straziante di un corpo immobile, costretto dentro un feretro che non avrebbe dovuto accoglierlo per anni e anni e anni e anni ancora. È il no sense della nostra esistenza, che ogni volta mette a dura prova la nostra forza interiore, la nostra capacità di razionalizzare qualsiasi cosa.

Proprio quel corpo, così vigoroso e prestante, ora riposa di un riposo non richiesto. Ma che ci lascia in dote un senso di unione, di buoni sentimenti, di fratellanza che non deve essere disperso. Davvero, ne vale la pena, facciamo questo sforzo. Per Davide e per tutti noi. 

Davide Astori
Ciao Davide Astori, buon viaggio

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