Solitudine Verratti: il 2 in pagella, i Mondiali e la Champions League

Il centrocampista azzurro ha fallito ancora: una stagione da dimenticare in fretta e una canzone di Laura Pausini in sottofondo.

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"Marco se n'è andato e non ritorna più". La cantava Laura Pausini, la cantava Pescara nel 2012, insieme a tutta l'Italia calcistica. La sensazione era quella di essersi lasciati scappare un grande talento. Uno che avrebbe cambiato le cose. Uno che sarebbe andato in Francia per alzare trofei. Vincere campionati, coppe di lega. Vincere la Champions League.

E invece il PSG ha fallito anche quest'anno. E insieme al PSG ha fallito anche Marco Verratti, che forse più di tutti, in questo caso, è (per sua sfortuna) l'uomo-simbolo della disfatta parigina. Verratti è stato espluso per doppia ammonizione. Verratti ha ricevuto il secondo cartellino giallo per aver protestato con l'arbitro. "E l'inquietudine di vivere la vita senza te". O meglio: la partita. Decisa dall'inferiorità numerica? Forse no. Ma un Verratti in più, in campo, avrebbe fatto comodo.

"Non è possibile dividere la storia di noi due?". Stando al voto dato da L'Equipe, invece, forse ieri sarebbe stato meglio dividersi: un 2 in pagella secco, spietato, triste e solo, come se Verratti non fosse umano, come se avesse un cuore di metallo senza l'anima. Sicuramente oggi a Parigi fa freddo. Sicuramente dopo l'ennesima eliminazione dalla Champions League si cercheranno colpevoli. Il banco degli imputati vede l'ex Pescara in piedi, con gli occhi di tutti puntati addosso. La solitudine.

Champions League e Mondiali: stagione deludente per Verratti

Una stagione da dimenticare in fretta, un salto di qualità che tarda ad arrivare: da Marco ci si aspettava di più, e invece ha perso l'ennesimo treno delle 7:30 in carriera. "Tutte le idee si affollano su te": salvaci, Marco, portaci ai Mondiali. E invece passa la Svezia, con Verratti protagonista in negativo. Salvaci, Marco: e invece viene espulso in modo stupido, e se la prende anche con il quarto uomo. E si avvia verso gli spogliatoi: La solitudine

Viene spontaneo interrogarsi, oggi: qual è il vero Verratti? Il fenomeno del campionato francese, la delusione in maglia azzurra, il talento grezzo/irascibile che si fa espellere e complica i piani di rimonta del PSG? Forse Verratti è tutte queste cose. Compirà 26 anni a novembre, ormai non si può più parlare di giovane promessa. E chissà se la vita di loro due (leggi: Verratti e PSG) verrà divisa dalla solitudine, dal silenzio dentro lui, che esce dal campo prima della fine della partita. 

Popolarità, (ex) nuove proposte e un futuro da decidere

Laura Pausini, con "La solitudine", ha vinto la sezione Novità del Festival di Sanremo nel 1993 (a quei tempi Verratti non aveva neanche un anno, ndr). Anche Verratti a Pescara era stato tra le migliori nuove proposte, insieme a Insigne e Immobile. La sua carriera, con il trasferimento a Parigi, ha subito una brusca accelerata. Eccolo, adesso svolta. Eccolo, è il nuovo Pirlo. Eccolo, è il futuro del calcio italiano. Invece Marco sembra rimasto lì, alla stazione di Parigi, appena sceso, ancora mezzo spaesato. Ha perso di nuovo il treno delle 7:30 (povera Laura).

Champions League, Mondiali, 2 in pagella: la delusione di Verratti
"Chissà se tu mi penserai"

Però, però, però: un treno perso non è un dramma. Come non lo è un 2 in pagella. Come non lo è una eliminazione dai Mondiali (ehm...) o dalla Champions League. L'importante è salire sul prossimo. Non fermarsi. Continuare a crescere. Magari prendendo un altro treno, che ti porti altrove. Senza starsene rinchiuso in camera, stringendo forte il cuscino. "Non lo sai quanto altro male ti farà, la solitudine".

Quello che si sa, invece, è che anche della canzone in questione esistono più versioni: spagnolo, inglese, qualcuno l'ha cantata in greco, qualcun altro in olandese. E allora perché fermarsi? Forse è tempo di cambiare aria. Oppure di restare lì, ma con uno spirito diverso. Oppure di fare qualsiasi altra cosa. L'importante è prendere quel treno delle 7:30. O quello successivo. L'importante è muoversi. Perché sia Laura Pausini che il calcio italiano sono ancora lì che aspettano Marco. 

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