"Strunz" compie 20 anni: la conferenza di Trapattoni entrata nel mito

Il 10 marzo 1998, Giovanni Trapattoni consegnava alla leggenda lo sfogo contro Mehmet, Basler e soprattutto lui: Thomas Strunz. Vent'anni dopo, non possiamo che celebrarlo.

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"Cantami, o Diva, del Pelìde Giovanni, l'ira funesta...". Un'occasione irripetibile, da sfruttare al volo. Di più: una liberazione: esclamare "Strunz!" senza rischio di essere rimproverati. Grazie Trap, i bambini degli anni Novanta ti sono ancora debitori. La conferenza stampa di Giovanni Trapattoni, la Conferenza con la C maiuscola, è entrata comunque nell'immaginario collettivo di tutte le generazioni. Anche dei suoi coetanei, che forse non l'avevano mai visto così infuriato. E ora, che da quel leggendario 10 marzo sono trascorsi vent'anni tondi tondi, è impossibile non rievocare uno show di livello assoluto.

Show, spettacolo, non è detto a caso: fu lo stesso allenatore italiano a rivelare come quello sfogo fosse stata programmato. L'interpretazione però fu di una veemenza autentica, pronipote di Ludovico Ariosto e del suo Orlando Furioso e progenitrice, a sua volta, delle sfuriate di Malesani. Una pietra miliare nella storia recente del calcio europeo, celebrata in Germania e non solo.

Pochi mesi dopo, al termine della sua terza stagione in Baviera (la seconda consecutiva), il Trap avrebbe salutato definitivamente il Bayern Monaco. Non prima di aver regalato al club due trofei - la DFB Pokal e la vecchia Coppa di Lega - e aver chiuso la stagione con il secondo posto in Bundesliga e i quarti di Champions League. Proprio a cavallo di quella conferenza, andò in scena il derby europeo con il Borussia Dortmund: prima dello 0-0 dell'andata (le Vespe conquistarono poi la semifinale ai rigori), le tre sconfitte consecutive in campionato avevano reso delicata la situazione in casa Bayern. E caricato di vapore furente una pentola a pressione pronta a esplodere.

Trapattoni, 20 anni fa la conferenza più famosa di sempre: "Come si permette Strunz?!"

"Was erlauben Strunz?!". Musica dodecafonica per le orecchie degli appassionati di calcio. "Come si permette?!", domandava ai giornalisti Trapattoni, sbattendo il pugno sul tavolo. Un cult della mitologia calcistica di fine millennio, resa immortale in Italia dal tributo estasiato di Mai Dire Gol: tra proverbi rivisitati e supercazzole sintattiche, il Trap riforniva settimanalmente la Gialappa's di materiale prezioso come il platino. La conferenza stampa di quel 10 marzo 1998, ne rappresenta semplicemente la punta di diamante. Ma cosa mai aveva combinato il buon Thomas, per far indiavolare il nostro Giovanni?

Thomas Strunz e Giovanni Trapattoniwww.gettyimages.com
Trapattoni e Strunz, un binomio entrato nell'immaginario collettivo di tutti i tifosi di calcio

In realtà, i destinatari principali dell'intemerata erano altri due giocatori del Bayern: Mehmet Scholl e Mario Basler. Di loro, il Trap non sopportava l'atteggiamento indolente, la sensazione di essere furbascamente preso in giro, a discapito dell'impegno in campo:

Qui ci sono alcuni giocatori che dimenticano cosa significhi essere professionisti...

Il presidente Franz Beckenbauer - che nel 1994 gli aveva lasciato la panchina - lo aveva rimproverato di essere "troppo buono" con i calciatori. La classica miccia che dà il via all'incendio:

L'allenatore non è idiota! Ci sono stati giocatori deboli come bottiglie vuote. In campo sono scesi Mehmet, Scholl o sono forse sceso io? Questi qui, invece di giocare, si lamentano. Poi vi chiedete perché in Italia non li compri nessuno.

Già, vent'anni fa la Serie A era ancora la terra promessa dei calciatori migliori. Ma questo è un altro discorso. Perché è in questo momento che entra in scena l'altro protagonista di questa storia:

Struuunz... ha giocato 10 partite in due anni, è sempre infortunato! Come si permette?! Deve rispettare i colleghi!

"Ich habe fertig"

La conferenza raggiunge così il suo acme di pathos drammatico:

I giocatori devono vincere da soli! Sono stanco di fargli da padre, di difenderli sempre!

Un messaggio indiretto per lo stesso Beckenbauer. Infine, dopo il culmine, il punto fermo: Trap si alza e se ne va. Con un'altra frase che in Germania ricordano tutti:

Ich habe fertig.

"Ho finito". Una frase scandita in un tedesco, anche in questo caso, rivisitato, con l'ausiliare "haben" (avere) invece di "Ich bin fertig" (con il verbo essere). Ma che, proprio per questo, ha resistito nel tempo fino a diventare il titolo dell'autobiografia di Trapattoni. Ed è proprio in quel libro, che l'ex ct della Nazionale ha rivelato come il suo discorso fosse stato preparato:

Sapevo che quella conferenza stampa avrebbe avuto grande risonanza. C'erano giornalisti giornalisti importanti. Non fu spontanea, era programmata.

Neanche lui, però, avrebbe mai pensato che il suo essai di rabbia sarebbe divenuto immortale:

II fatto che uno dei giocatori in questione si chiamasse Strunz rese il tutto più memorabile, almeno in Italia. Strunz, poveretto, aveva un cognome che lo rendeva poco appetibile per i club di casa nostra. Lui continuava a lagnarsi di essere poco considerato e lo faceva soltanto con certi suoi amici giornalisti. Si ostinava a voler giocare con un’ernia del disco. Quand'è così bisogna essere inflessibili e dire no. Ma lui insisteva come un bambino, oltretutto a mezzo stampa.

La "pace" ufficiale e il ricordo divertito di Heynckes

Quindici anni più tardi, nel dicembre 2013, sarebbe arrivato poi il divertente incontro della "pace". Il Trap e il buon Thomas seduti amichevolmente nel salotto televisivo della Zdf, la televisione pubblica tedesca. Con tanto di ingresso a sorpresa di due Femen (vi rasparmiamo la fatica, minuto 15:50):

Proprio in vista del ventennale, l'attuale tecnico del Bayern Monaco Jupp Heynkces ha ricordato divertito quell'esibizione leggendaria: 

Non è stata solo divertente, ma qualcosa di davvero geniale. Quando si parla di momenti storici del calcio, salta sempre fuori.

Come darti torto, vecchio Jupp. Come uno scudetto, come una coppa: nella prestigiosa bacheca del Trap, c'è anche la conferenza più famosa di sempre. Vent'anni dopo, il fascino non è mai venuto meno. Anzi, si è accresciuto. Cantami, o Diva, del Pelìde Giovanni, l'ira funesta...

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