Calciomercato, il fallimento del PSG: un miliardo per vincere poco

Dal 2011, anno dell'arrivo del qatariota Al Khelaifi, è stato speso oltre un miliardo di euro per giocatori. La squadra è padrona in Francia ma in Europa continua a steccare.

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E ora che si fa nella Parigi calcistica? L’ennesima delusione dopo l’uscita agli ottavi di Champions League sancisce in pratica la fine della stagione del Paris Saint-Germain. Sì, c’è la Coppa di Francia ancora da giocare (semifinale contro il Caen) e un campionato da concludere. Ma sono 14 i punti di vantaggio sul Monaco secondo. La squadra di Emery, dopo l’ennesimo calciomercato faraonico, ha fallito l’obiettivo principale: la vittoria in Europa.

La lezione a questo giro l'hanno imparata i francesi: per vincere non serve spendere milioni e milioni di euro ogni anno. Gli schiaffi presi dal Real Madrid in 180’ poi, fanno ancora più male: per il secondo anno consecutivo il PSG è fuori agli ottavi. Negli anni precedenti non era mai andato oltre i quarti. Fallimento.

Sogni svaniti. Sotto la Tour Eiffel esultano solo per i grandi colpi di calciomercato. E poi? Titoli in Ligue 1 e qualche Coppa nazionale. Poco per un club che con gli arabi al potere ha speso un miliardo di euro dal 2011.

Calciomercato, Al Khelaifi del PSG
Calciomercato, Al Khelaifi con Florentino Perez in tribuna

Calciomercato, il PSG spende ma vince poco: i problemi

D’estate, sotto l’ombrellone, siamo sempre pronti a leggere il nuovo colpo di calciomercato del PSG. Nel 2017 sono arrivati due nomi niente male alla corte di Emery: Neymar, pagato 222 milioni al Barcellona, e Mbappé, strappato ai rivali del Monaco per 180. E al bar, tra amici, tutti pronti a pronosticare i francesi prossimi vincenti in Champions League. Ma il calcio non è mercato e matematica. E così il progetto naufraga ancora una volta. Nasser Al-Khelaifi, dal 2011, anno del suo insediamento sulla poltrona di presidente, ha speso circa 1 miliardo e 115 milioni di euro. Per vincere quattro titoli francesi, 3 Coppe di Francia, 4 Coppe di Lega e 5 Supercoppe. Saldo in negativo di 896 milioni e una serie di cocenti sconfitte in Champions League, la più dolorosa e incredibile quella di un anno fa contro il Barcellona (vittoria per 4-0 a Parigi e sconfitta per 6-1 a Barcellona)

Mai il PSG è andato oltre i quarti di finale (dal 2012 al 2016) e nelle ultime due stagioni si è fermato agli ottavi (dal 2016 al 2018). Così si scopre che anche gli emiri non sono infallibili negli affari. Pensavano di costruire una squadra come un centro commerciale di lusso: per fortuna il calcio e lo sport in generale sono altro. Nel 2011 saccheggiano la Serie A prendendo Pastore e Sirigu dal Palermo, Menez dalla Roma, Sissoko dalla Juventus. Ibrahimovic, Thiago Silva, Verratti e Lavezzi, comprati tutti nell’estate del 2012. E ancora, la coppia Marquinhos-Cavani nel 2013, David Luiz un anno dopo per 50 milioni dal Chelsea. Poi Di Maria, Kurzawa, Draxler, Guedes.

Rien ne va plus, les jeux sont faits 

“Non vale più niente, i giochi sono fatti”. Cristiano Ronaldo fa il croupier (e il giustiziatore) sul rettangolo verde del Parco dei Principi. La differenza è chiara con il Real Madrid, che spende tanto, ha giocatori costosissimi con stipendi super, ma ha un’anima, una storia, una tradizione. Nel 1970, anno di fondazione del PSG, i Blancos avevano in bacheca già 6 Champions League. Ora a Parigi devono ricominciare da capo, perché un progetto iniziato appena 8 mesi fa è già fallito. Le vittorie in patria non entusiasmano più. L’allenatore Unai Emery andrà via. Lo seguiranno i giocatori a fine corso come Thiago Motta, Thiago Silva e Dani Alves. Altri vogliono andare via dopo essersi riempiti le tasche con contratti milionari a doppie cifre: Pastore, Cavani, Di Maria. E poi c’è chi ha deluso, come Marco Verratti. Mai decisivo: con il Real Madrid al ritorno si è fatto anche espellere per proteste. La sua crescita si è arrestata, forse farebbe meglio a cambiare aria.

Bisogna ripartire da Neymar, purtroppo sfortunato e infortunato, fuori nella gara di ritorno con il Real. Da Mbappé, da Marquinhos, da Rabiot. Ennesimo anno zero. Investire sulle idee in primis, non su giocatori da centinaia di milioni di euro. Quelli già ci sono, perché tanti fuoriclasse non fanno una squadra, ormai si è capito.

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